9 Giugno 2026

nucleare francia

SpecialEurasia published the fifth report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “La forza di dissuasione nucleare francese” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. di Stefano Vernole All’inizio della sua presidenza, Emmanuel Macron disse che avrebbe ridotto di molto la dipendenza della Francia dall’energia nucleare, smantellando parte degli impianti del Paese. Al tempo, l’opinione pubblica francese era piuttosto diffidente nei confronti dell’ampio utilizzo da parte della Francia di centrali nucleari, a causa di disastri come quello al reattore giapponese di Fukushima nel 2011. Le cose però sono cambiate negli ultimi tempi: in questi mesi, grazie al nucleare, la Francia è stata praticamente immune dalla grave crisi energetica che sta colpendo il resto dell’Europa, e Macron ha rivalutato la possibilità di investire nel nucleare. La Francia è, come ha scritto qualcuno, «l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea». Nel Paese ci sono 58 reattori nucleari attivi, che producono più del 70% dell’energia elettrica francese. Descrivendo l’aumento del sostegno popolare francese all’energia nucleare, un sondaggio dell’istituto Odoxa ha parlato di «ritorno di fiamma» tra i francesi e il nucleare negli ultimi due anni. Spesso ascritto a De Gaulle, l’arsenale atomico d’Oltralpe è in realtà una creazione della Quarta Repubblica. Mezzo di riscatto nazionale e di sabotaggio della guerra fredda, è uscito ridotto dal crollo dell’Urss. Ma sulla «sua funzione di deterrenza» Parigi non transige. Il 20 marzo 2019, Nicholas Roche, direttore degli affari strategici di sicurezza e del disarmo al Ministero dell’Europa e degli Affari esteri, venne convocato per un’audizione presso la Commissione della difesa nazionale e delle Forze Armate dell’Assemblea nazionale francese sul tema della dissuasione nucleare e le modifiche dei trattati in corso su iniziativa di Paesi come Stati Uniti e Russia1. Questa fu anche l’occasione per invitare i maggiori esperti militari dell’esercito francese a rendere conto dello stato di avanzamento della Force de frappe di Parigi nei diversi domini e a chiarire quali obiettivi strategici si volevano raggiungere grazie al possesso dell’arma nucleare. Francia ed Europa sono infatti legate alla disciplina dalla legge della concorrenza strategica. Il controllo delle armi designa prima di tutto la volontà di sancire norme, con meccanismi di verifica e trasparenza, su capacità militari che consideriamo particolarmente destabilizzanti. La fine del Trattato INF potrebbe aprire una nuova fase di potenziale concorrenza tra Stati Uniti e Russia per quanto riguarda questa categoria di missili vietati dal 1987. È quindi necessario che l’Europa torni a lavorare sulle questioni strategiche e si impegni in una riflessione volta a ripensare quali sono gli interessi di sicurezza europei e come saranno difesi e preservati da due parti, da un lato in termini di adattamento militare, dall’altro in termini di futuro di padronanza di armi nucleari e strategiche. Per i decisori di Parigi, ci troviamo in una fase molto speciale della storia nucleare francese, con il ritorno di tensioni che non conoscevamo da tempo e che obbligano la stessa Francia, tenendo conto della sua particolare posizione di indipendenza nazionale in Europa e dell’attaccamento in particolare per la...