La Nigeria diventa membro associato dei BRICS+, rafforzando la sua posizione strategica nel panorama globale. Questo ingresso, sostenuto dalla Cina, sottolinea il ruolo crescente dell’Africa nella cooperazione Sud-Sud e nelle riforme della governance globale, promuovendo sviluppo sostenibile e relazioni paritarie.
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Nonostante il ruolo di attore di spicco a livello regionale e globale rivestito dalla Nigeria, la situazione dei diritti umani nel paese risulta essere estremamente critica.
La Nigeria Accoglie Investimenti Cinesi: Un Futuro di Crescita Comune.
La Nigeria sta valutando la dedollarizzazione per diminuire la dipendenza dal dollaro statunitense. Questa mossa potrebbe avere impatti profondi sull’economia globale e solleva importanti questioni economiche e politiche su scala internazionale.
La Nigeria, la più grande economia dell’Africa, mira ad unirsi al BRICS entro due anni, al fine di diversificare le sue alleanze globali e ridurre la dipendenza dalle tradizionali relazioni con l’Occidente.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/06/05/nigeria-iniziato-il-mandato-presidenziale-di-bola-tinubu/ Dopo le elezioni dello scorso febbraio, in Nigeria sono stati ufficializzati i risultati delle legislative, e il nuovo presidente Bola Tinubu si è insediato lo scorso 29 maggio. Il 29 maggio ha avuto ufficialmente inizio il mandato di Bola Tinubu, ex governatore di Lagos, come presidente della Nigeria, dopo che il candidato dell’All Progressives Congress (APC) aveva vinto le elezioni di febbraio con il 36,61% delle preferenze, quota sufficiente visto che in Nigeria non è previsto il sistema del doppio turno. Nel frattempo, sono stati ufficializzati anche i numeri delle elezioni legislative, che hanno dato all’APC una solida maggioranza. Alla Camera dei Rappresentanti, il partito presidenziale si è dovuto accontentare di una maggioranza relativa, avendo eletto 176 deputati sui 360 seggi a disposizione. Il Peoples Democratic Party (PDP) avrà invece 118 membri in parlamento, mentre il Labour Party occuperà 35 scranni. I restanti seggi verranno occupati da rappresentanti di liste minori, mentre due restano vacanti. Alla luce di questi numeri, l’APC non dovrebbe comunque avere problemi grazie al sostegno degli eletti in liste locali vicine al partito presidenziale. Al Senato, invece, il presidente Bola Tinubu potrà essere sostenuto da una maggioranza assoluta dell’APC, che ha infatti eletto ben 59 senatori sui 109 scranni che compongono la camera alta, nonostante una flessione di quattro rappresentanti rispetto alla precedente legislatura. Il PDP si conferma come la principale forza di opposizione, con i suoi 37 senatori, mentre saranno sette i deputati laburisti. Anche in questo caso, saranno presenti cinque eletti in liste minori, mentre resta da assegnare un seggio. Secondo gli analisti, le elezioni nigeriane non sono prive di difetti, ma hanno comunque rappresentato un evento politicamente positivo per la stabilità dell’Africa occidentale. Partendo dagli aspetti critici, l’affluenza alle urne ha fatto segnare un record negativo, con meno del 27% degli aventi diritto che ha partecipato all’evento. Questo numero deve però anche essere letto alla luce del fatto che alcune regioni sono in preda alle scorribande di gruppi terroristici come Boko Haram, e che quindi partecipare al voto è materialmente impossibile per una parte della popolazione. Inoltre, sono stati registrati alcuni incidenti ed episodi di compravendita dei voti, fenomeni tuttavia limitati rispetto al passato e ad altri Paesi limitrofi. Tafi Mhaka, analista sudafricano, ha scritto su Al Jazeera che “nonostante siano tutt’altro che perfette, le elezioni nigeriane in gran parte pacifiche e in qualche modo condotte in modo efficiente – che hanno ricevuto un timbro di approvazione dalla missione di osservazione elettorale dell’Unione Africana – sono state un’immagine molto apprezzata in una regione che soffre da tempo di colpi di Stato militari e uomini forti che si aggrappano al potere”. Secondo il capo della missione di osservatori dell’ECOWAS in Nigeria, l’ex presidente della Sierra Leone Ernest Koroma, “le elezioni nigeriane rimangono un esempio per l’Africa occidentale”. Terminato l’evento elettorale, ora il presidente Bola Tinubu dovrà prendere le redini di un Paese che sta vivendo un difficile momento economico, raccogliendo l’eredità tutt’altro che rosea dei due mandati presidenziali del suo predecessore, Muhammadu Buhari. Nel corso della presidenza di...
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/04/nigeria-bola-tinubu-dichiarato-presidente-di-un-paese-diviso/ Secondo i dati ufficiali, Bola Tinubu ha vinto le presidenziali nigeriane, ma con solamente il 36,61% delle preferenze. Un risultato che rischia di acuire le tensioni tra gruppi etnici e religiosi in un Paese fortemente diviso e in preda ai conflitti interni. Con oltre 225 milioni di abitanti, la Nigeria risulta essere di gran lunga il Paese più popoloso del continente africano, classificandosi al sesto posto a livello mondiale. La Nigeria è anche una delle economie più importanti dell’Africa subsahariana, essendo il principale produttore di petrolio della regione, ma, nonostante ciò, non può certo dirsi un Paese prospero. Uno degli atavici problemi della Nigeria e la forte frammentazione etnica e religiosa, che in passato ha portato a importanti conflitti, fra i quali il più noto è la guerra del Biafra, una guerra civile combattuta tra il 1966 ed il 1970, con un bilancio finale di almeno 1,2 milioni di morti. Secondo i dati ufficiali delle Nazioni Unite, in Nigeria sono attualmente in corso quattro conflitti armati, dei quali tuttavia poco si sa nel mondo occidentale, se non in parte dell’insurrezione dell’organizzazione jihadista Boko Haram, che coinvolge anche i Paesi confinanti. Solamente negli ultimi cinque anni, questi conflitti hanno provocato oltre 25.000 morti accertate. In questa difficile situazione, si sono svolte le elezioni generali del 25 febbraio, che prevedevano l’elezione del nuovo presidente, il rinnovamento delle camere e l’elezione dei governi regionali in 28 dei 36 Stati che costituiscono la federazione. Con il presidente in carica Muhammadu Buhari impossibilitato a presentarsi avendo raggiunto il limite dei due mandati, gli elettori sono stati chiamati a scegliere tra un numero record di diciotto candidati, tre dei quali avevano serie possibilità di essere eletti. I risultati ufficiali hanno visto Bola Ahmed Tinubu, candidato dell’All Progressives Congress (APC), la stessa formazione di Buhari, avere la meglio con il 37,62% delle preferenze, precedendo l’ex vicepresidente Atiku Abubakar, rappresentante del Peoples Democratic Party (PDP), che si è fermato al 29,88% dei consensi. Terzo classificato Peter Obi, tre volte governatore dello Stato di Anambra, che ottiene il 26,10% sotto i colori del Labour Party (LP). Da segnalare anche il quarto posto di Rabiu Kwankwaso (6,40%), del New Nigeria Peoples Party, che risulta essere il candidato con il maggior numero di consensi nello Stato di Kano. Pur avendo ottenuto decisamente meno della maggioranza assoluta dei voti, Bola Tinubu è stato dichiarato presidente eletto della Nigeria, in quanto la legge elettorale non prevede lo svolgimento di un secondo turno se non nella situazione in cui nessun candidato dovesse superare il 25% delle preferenze in almeno 24 Stati su 36, cosa mai accaduta nella storia della Nigeria indipendente. Tuttavia, si tratta della percentuale più bassa ottenuta da un presidente eletto sin dal 1979, quando Shehu Shagari ottenne il 33,77% dei suffragi, a dimostrazione della forte frammentazione del Paese africano. Ex governatore dello Stato di Lagos, capitale economica del Paese, per due mandati, Bola Tinubu correva insieme a Kashim Shettima, a sua volta ex governatore dello Stato di Borno, che dunque assumerà la carica di vicepresidente. Questo ha destato non poche polemiche, in quanto...