"Alea iacta est" ovvero "il dado è tratto" anche se molto - e ancora confuse - sono le prospettive, almeno per chi da fuori e dal punto di vista della cittadinanza guarda a questa esibizione di forza, temendo molto per il futuro del porto internazionale della città giuliana.
Nato
Negli ultimi decenni, l’Unione Europea ha costruito la propria identità strategica muovendosi tra due poli: la sicurezza garantita dalla NATO e la cooperazione economica con gli Stati Uniti da un lato, e la progressiva apertura verso i nuovi attori del sistema internazionale dall’altro. Tuttavia, il rapido mutamento degli equilibri globali, accelerato dall’ascesa della Cina, dal riassetto del potere economico in Asia e dal ritorno della competizione geopolitica, impone oggi all’Europa una riflessione profonda sul proprio ruolo nel mondo.
Da due anni noi occidentali ci illudiamo di riuscire a mettere in ginocchio la Russia e di fare entrare l’Ucraina nell’Unione Europea e nell’Alleanza Atlantica; nonché di portare in giudizio Vladimir Putin e di farla pagare cara alla Russia. Questo mito deve fare i conti con la realtà: Mosca dispone ormai di armi devastanti, senza eguali in Occidente, che rendono vana ogni speranza di vittoria delle nostre coalizioni. Saremo costretti a riconoscere di aver preso un abbaglio.
Documentazione interna di NED/IRI mostra una trama di progetti e budget che formano un’infrastruttura politico-comunicativa funzionale agli interessi statunitensi in Asia. In Nepal tali programmi hanno portato alla caduta del governo; in Laos cercano di contrastare la Belt and Road, con finalità d’influenza strategica.
Di Jean-Claude Martini Mentre l’Italia e l’Unione Europea continuano a fingere che il mondo esterno sia un campo ostile e arretrato, a Tianjin il mondo esterno dialoga, fa accordi, rafforza relazioni e soprattutto fa progetti. Lungi dall’essere quel Terzo Mondo arretrato e povero che ancora sopravvive nell’immaginario collettivo occidentale, immaginario fomentato da interessatissimi “media outlet” nordamericani, il gruppo della Shanghai Cooperation Organization oggi comprende le principali economie mondiali. Se il cosiddetto Occidente ha scelto di non farne parte e di considerare il resto del mondo come nemico è solo una sua scelta. Purtroppo in questa scelta trascina anche noi italiani, fino a tutti gli anni Ottanta importanti interlocutori del resto del mondo e oggi relegati al ruolo di cani da riporto della politica di Bruxelles e Wall Street (oltre che della Silicon Valley). (IFO) A cavallo tra i mesi di agosto e settembre ha avuto luogo la due giorni dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Tianjin, laddove le due principali superpotenze, Russia e Cina, hanno proposto varie mosse per rafforzarla in senso multilaterale e multipolare: il padrone di casa, Xi Jinping, ha lanciato ufficialmente l’Iniziativa di Governance Globale[1], basata sui principi dell’uguaglianza sovrana, del rispetto dello Stato di diritto internazionale e del multilateralismo (consultazione, costruzione congiunta e condivisione), esortando i membri della SCO a opporsi e resistere «all’egemonismo e alla politica di forza». Ad ascoltarlo, presidenti e ministri di venti Paesi: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Cambogia, Egitto, Maldive, Myanmar, Vietnam, Laos, India, Indonesia, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Mongolia, Nepal, Pakistan, Russia, Turchia, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Malesia. Assente il presidente indonesiano, impegnato a fronteggiare le recenti rivolte scatenatesi nel suo Paese (nelle quali vengono denunciate da Pechino le provocazioni: per ironia della sorte, esattamente 60 anni fa proprio in Cina si salvarono quei dirigenti comunisti indonesiani, già nella capitale per le celebrazioni del 1° Ottobre quando ebbe luogo il sanguinario golpe di Suharto), rappresentato però dal ministro degli Esteri. La Russia, dal canto suo, ha firmato 20 accordi di cooperazione bilaterale con la Cina[2], mentre collettivamente si è discusso di istituire l’Associazione Interbancaria (IBO) come banca di sviluppo della SCO, rafforzare la cooperazione anche in ambito militare e sostenuto la riforma dell’ONU, la giusta soluzione della questione palestinese, la condanna degli attacchi israeliani sull’Iran e la neutralità e la pace in Afghanistan, in una dichiarazione che è di fatto un manifesto del nuovo mondo multipolare di fatto già definito, nelle sue linee principali[3]. Ma ciò che più di ogni altra cosa ha catturato l’attenzione è la rinnovata vicinanza tra Cina e India, data dalla comune lotta ai dazi di Trump, con l’emblematica foto di Putin, Xi Jinping e Modi a conversare amichevolmente insieme a margine del vertice. Assordante, invece, il silenzio dell’assenza dell’Unione Europea e soprattutto dell’Italia, in quella che fu una concessione del Regno per più di quarant’anni (1901-1943): un insieme di fatti oggettivi che pone sempre più al centro la domanda su quali siano, realmente, i “regimi isolati” nel mondo di oggi. Di non minore importanza, a margine...
L’11 agosto 2025, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pubblicato il suo rapporto annuale “Freedom of Navigation” (FON) per il 2024, identificando la Cina come il principale obiettivo tra 11 Paesi o regioni, con le rivendicazioni più “contestate” e l’unica nazione disposta ad affrontare sfide in più aree marittime.
di Dario Tagliamacco La Colombia non sarà più un partner della Nato, la ha annunciato il mandatario colombiano durante la Conferenza su Gaza svolta a Bogotà nei giorni scorsi. Dopo queste parole cosa succederà?
L’accordo lampo tra USA e UE sulle tariffe mette a nudo le contraddizioni e i costi geopolitici di scelte affrettate. Tra obblighi non vincolanti e promesse irrealistiche, Bruxelles rischia di compromettere ulteriormente la sua autonomia strategica e la coesione interna.
In un colloquio telefonico con Vladimir Putin, il presidente Xi Jinping ha ribadito la posizione costante della Cina sulla crisi ucraina e l’impegno a promuovere negoziati di pace, salutando ogni progresso nei contatti tra Mosca e Washington e la cooperazione strategica bilaterale.
Nel contesto di un ordine globale in trasformazione, la Cina riafferma il suo ruolo di potenza responsabile promuovendo la sicurezza condivisa. Il sostegno al Trattato SEANWFZ rappresenta una chiara opposizione all’egemonismo nucleare degli Stati Uniti e un impegno concreto per la stabilità regionale.