10 Luglio 2026

Nato

Il Generale Maurizio Boni ha un ricco curriculum vitae. Durante la sua carriera militare è stato il vice comandante dell’Allied Rapid Reaction Corps (ARRC) di Innsworth (Regno Unito), capo di stato maggiore del NATO Rapid Reaction Corps Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona (Varese), nonché capo reparto pianificazione e politica militare dell’Allied Joint Force Command Lisbon (JFCLB) a Oeiras (Portogallo).
La vile aggressione compiuta congiuntamente dal regime sionista e dal guerrafondaio Governo statunitense contro la Repubblica iraniana, non solo ha rilanciato i timori per le conseguenze a livello globale ma in Italia ha anche riportato a gallo l’atavico problema di sudditanza del nostro Paese nei confronti degli Usa. La nostra Penisola ha una politica estera e militare letteralmente appiattite sulle posizioni statunitensi ed ha margini di manovra prossimi allo zero, alcuni politici in passato hanno provato a portare avanti delle azioni autonome e funzionali agli interessi nazionali facendo poi una brutta fine, si pensi ad esempio ad Aldo Moro. Come già accaduto nel 1999, con la vile aggressione alla Serbia, o nel 2011 con il tradimento ai danni dell’alleato libico Gheddafi la questione principale su cui si snoda il dibattito è quello relativo alla concessione all’utilizzo delle basi militari dislocate nel nostro Paese che ci rendono una sorta di “portaerei” nel Mediterraneo. Ad oggi tra basi ed installazioni varie, radar e affini, si contano circa un centinaio di presidi militari finanziati e gestiti direttamente da Usa e Nato con molti italiani che pensano – erroneamente - che il nostro Governo abbia voce in capitolo; sulla questione, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, pur tra le righe, è stato abbastanza chiaro ed esplicito: “Su Muos e Sigonella ed altro sono pronto a rispondervi ma vorrei ricordarvi cosa vi ho già detto in Parlamento: l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun Governo ha avvertito l’esigenza di modificarle”. Tradotto: l’Italia rispetta gli accordi internazionale, e fin qui tutto giusto se non fosse che si tratta di testi firmati subito dopo la guerra, quindi con Roma relegata ad un ruolo di sudditanza e costretta ad accettare clausole capestro; la Spagna, che prova ad opporsi alle richieste di Trump, non ha sottoscritto patti di questo tipo da nazione sconfitta o cobelligerante, quindi ha avuto un maggior potere contrattuale durante le trattative preparatorie. Per capire gli eventuali margini di manovra del Governo italiano è opportuno analizzare questi accordi. L'accordo Sofa Nato (Status of Forces Agreement), firmato a Londra il 19 giugno 1951, è il trattato internazionale che disciplina lo statuto delle Forze Armate dei Paesi membri quando stazionano nel territorio di un altro Stato membro. Definisce i diritti, gli obblighi, la giurisdizione penale, i privilegi e le esenzioni doganali del personale militare e civile distaccato. In Italia è stato ratificato con la legge n. 1335 del 1955, ed è integrato da accordi specifici come quello del 1961 sui Quartieri Generali e il memorandum del 1995 per le installazioni Usa. Il Bilateral Infrastructure Agreement firmato il 20 ottobre 1954 tra Italia e Stati Uniti, è un accordo fondamentale che regola l’uso delle basi militari e delle infrastrutture concesse alle forze USA sul territorio italiano....
Sabato 24 gennaio si è tenuto a Roma presso il Centro Congressi Cavour un convegno pubblico organizzato dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo e moderato da Silvia Boltuc di SpecialEurasia, con la partecipazione di diversi ospiti illustri provenienti dal mondo militare, politico, diplomatico e del giornalismo d’inchiesta, per fare il punto sull’attuale situazione di conflitto in Ucraina.
Sabato 24 gennaio si è tenuto a Roma presso il Centro Congressi Cavour un convegno pubblico organizzato dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo e moderato da Silvia Boltuc di SpecialEurasia, con la partecipazione di diversi ospiti illustri provenienti dal mondo militare, politico, diplomatico e del giornalismo d’inchiesta, per fare il punto sull’attuale situazione di conflitto in Ucraina.