12 Ottobre 2026

mondo unipolare

di Timothy Alexander Guzman FONTE ARTICOLO: https://www.globalresearch.ca/multipolar-world-idea-new-world-order-dies/5811259 Quando, dopo gli attacchi dell’11 settembre, l’ex presidente degli Stati Uniti  George W. Bush e il suo regime neocon lanciarono la loro campagna antiterrorismo, l’allora presidente dichiarò che “ogni nazione, in ogni regione, ora ha una decisione da prendere. O sono con noi o sono con i terroristi”. Le minacce occidentali contro il Sud del mondo continuano oggi.  Nel corso della recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco 2023, il Ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock ha dichiarato che “la neutralità non è un’opzione, perché, se così fosse, ti troveresti dalla parte dell’aggressore,” e ha continuato dicendo che “e questo è un appello che rivolgiamo al mondo anche la prossima settimana: per favore, schierati dalla parte della pace, dalla parte dell’Ucraina, dalla parte del diritto internazionale umanitario, e di questi tempi questo significa anche consegnare munizioni in modo che l’Ucraina possa difendersi”. Gran parte del mondo non è d’accordo con i leader occidentali sul fatto che la Russia sia l’aggressore in questo conflitto.  L’obiettivo dell’Ucraina è diventare un membro della NATO, evento che costituirebbe una minaccia per le preoccupazioni di sicurezza della Russia proprio ai suoi confini. Come mostra la storia, è stata l’Ucraina a bombardare la regione di Donbas per oltre 8 anni, comprese le aree di Donetsk e Luhansk con attacchi che hanno ucciso oltre 8.000 persone, effettuati con l’aiuto delle forze USA-NATO il cui unico scopo è distruggere la Russia.  Questo è il lavoro delle potenze occidentali che non vogliono altro che contenere l’ascesa della Russia come uno dei principali attori sulla scena mondiale. Non solo la Russia è stata vittima dell’aggressione occidentale, ma, dalla fine della seconda guerra mondiale anche molti paesi del Sud del mondo hanno assistito a guerre senza fine, colpi di stato e operazioni di cambio di regime operati con rivoluzioni di colore sostenute dall’occidente.  Dall’inizio della guerra in Ucraina è soltanto adesso che i media mainstream stanno iniziando a notare che il Sud del mondo sta iniziando a ribellarsi contro le potenze occidentali su molti livelli almeno secondo France24.com, ‘La guerra in Ucraina espone divisioni tra Nord e Sud del mondo’ riflette sulla situazione attuale in cui “un abisso tettonico sembra aver diviso il Nord globale dal Sud del mondo. Di fronte al tipo di aggressione ed espansionismo territoriale che l’ordine mondiale del dopoguerra intendeva scongiurare, l’alleanza occidentale, chiamata anche Nord globale, ha superato la concorrenza e le rivalità per mantenere l’unità“. L’Occidente ha sconfitto la sua “concorrenza e rivalità” bombardando i paesi riportandoli all’età della pietra -come hanno, fatto, ad esempio, con l’Iraq e la Libia. È noto che Saddam Hussein e Muammar Gheddafi volevano cambiare rotta nel modo in cui i loro paesi conducevano affari con il resto del mondo abbandonando l’uso del dollaro USA a favore di altre valute. Nel caso dell’Iraq, gli Stati Uniti e i loro partner alleati stavano anche facendo un favore a Israele distruggendo un avversario. Quindi, si è verificato un cambiamento dopo “più di 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale in...
di Ted Galen Carpenter ARTICOLO ORIGINALE IN LINGUA INGLESE PUBBLICATO SU NEWKONTINENT.ORG L’adattamento – a un mondo multipolare in cui Washington non ha più tutto sotto controllo – è il primo passo. L’amministrazione Biden continua a fraintendere le realtà internazionali rispetto alla politica statunitense nei confronti della Russia. Una caratteristica comune che collega questi molteplici errori di calcolo è l’arroganza. I funzionari statunitensi si aggrappano alle ipotesi di un’era passata in cui il potere e l’influenza degli Stati Uniti hanno ampiamente eclissato quella di qualsiasi altra nazione – o combinazione di nazioni.  Washington godette di questo status nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale, quando dovette affrontare un solo avversario credibile, l’URSS.  Le ambizioni apparentemente aggressive di Mosca hanno indotto le piccole e medie potenze al di fuori dell’orbita sovietica a mettersi al riparo dietro lo scudo di sicurezza di Washington e (con rare eccezioni) a assecondare i desideri di Washington. Con lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991, gli Stati Uniti hanno goduto di un altro periodo di dominio diplomatico e strategico, nonostante il mondo diventasse economicamente sempre più multipolare. In effetti, per alcuni aspetti, il predominio politico e militare degli Stati Uniti nel decennio successivo fu persino maggiore di quanto non fosse stato nell’immediato dopoguerra, dal momento che gli Stati Uniti non avevano nemmeno l’Unione Sovietica come sfidante. Gli anni ’90 e i primi anni del ventunesimo secolo incarnavano quello che Charles Krauthammer definì il ” momento unipolare” dell’America. Il commento del presidente George HW Bush secondo cui  “quello che noi [gli Stati Uniti] dicono va bene”,  rifletteva l’atteggiamento adottato dai politici.  Le successive amministrazioni statunitensi, tuttavia, non riuscirono a capire che si trattava di un “momento” unipolare, non di una nuova era permanente.  Sfortunatamente, i funzionari dell’amministrazione Biden operano come se il momento unipolare esistesse ancora. Nel processo, hanno ampiamente sopravvalutato la capacità di Washington di imporre la propria volontà ad altri paesi. I leader dell’amministrazione hanno respinto i ripetuti avvertimenti del Cremlino secondo cui cercare di fare dell’Ucraina una risorsa militare della NATO avrebbe oltrepassato una linea rossa rispetto alla sicurezza della Russia. Hanno scoperto tardivamente che Vladimir Putin non aveva intenzione di accucciarsi e accettare i diktat statunitensi semplicemente perché gli Stati Uniti insistevano sul fatto che l’Ucraina avesse il “diritto” di aderire alla NATO. Né ha accettato la proposta che Washington avesse il diritto di fare dell’Ucraina un alleato militare statunitense de facto arroccato al confine con la Russia. Le politiche amministrative dall’inizio della guerra sono state ugualmente inette. L’ingenua aspettativa di Biden e del suo team di politica estera che altri importanti attori internazionali si unissero obbedientemente alla crociata di Washington per costringere Mosca non si è concretizzata. Biden inizialmente ha insistito sul fatto che il mondo fosse unito contro l’aggressione della Russia. I funzionari dell’amministrazione hanno propagandato un voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione che avrebbe confermato tale unità, osservando che solo cinque membri avrebbero votato contro una risoluzione che criticava l’invasione.  In realtà, il voto è stato un  segnale di avvertimento precoce che gli Stati Uniti potevano aspettarsi di scarso sostegno alle...
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di Alessandro Fanetti Il discorso di Vladimir Putin al XXV Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo ha chiuso il “cerchio geopolitico” che si stava formando da circa due decenni. L’élite russa al Governo del Paese si è definitivamente convinta che siamo dinnanzi ad uno scontro di civiltà e che la guerra in Ucraina sia proprio la chiave di volta per la costruzione di un mondo multipolare. E lo sforzo senza precedenti di vari Paesi occidentali e liberaldemocratici per aiutare Kiev mostra che anche questi ultimi sono convinti che in questo conflitto ci si giochi molto di più di qualche (seppur significativa) conquista o difesa territoriale. Un cerchio saldato, dunque, da due visioni del mondo opposte: una difesa fortemente dall’occidente e imperniata sul sistema unipolare a guida statunitense (con la NATO) sorto dopo la dissoluzione dell’URSS e l’altro promosso da altri centri di potere (Russia e Cina in primis) che aspirano ad un mondo multipolare. E ancora, la decisione di vari Paesi della NATO di rifornire di armi anche molto sofisticate e pesanti un Paese in guerra come l’Ucraina e proprio contro una delle maggiori Potenze (in primis di rango nucleare) che cerca di mettere in crisi l’ordine costituito, cambia il “mondo geopolitico” definitivamente. Questo perché, anche se non ci fosse una guerra diretta fra grandi potenze (cosa che tutti auspichiamo che non accada), siamo comunque (ri-) entrati in un’era dove qualsiasi attacco diretto di una Potenza contro un Paese anche di piccole dimensioni sarà utilizzato per farcela impantanare Era che non si vedeva dall’epoca della Guerra Fredda. Un cerchio che ha iniziato la sua formazione nel lontano 2003 con la Guerra in Iraq, poco tempo dopo l’arrivo di Putin alla presidenza russa, ma che è salito alla ribalta a Monaco nel 2007. Ma andiamo per ordine. L’11 febbraio 2007 il Presidente russo Vladimir Putin utilizzò il palcoscenico della “Conferenza di Monaco di Baviera sulla Politica di Sicurezza” per esprimere tutta la sua delusione e preoccupazione per lo “stato dell’arte” geopolitico. Una situazione che, dopo l’Accordo di Pratica di Mare del 2002 con la nascita del Consiglio NATO – Russia e il momento positivo che si stagliava all’orizzonte, rapidamente mutò in ben altro. L’inizio della deriva si può far risalire, appunto, alla Guerra in Iraq del 2003. Una guerra fortemente criticata da Mosca perché intrapresa da Washington e alleati senza l’avallo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un intervento che allarmò molti dei Paesi della Comunità Internazionale, assolutamente incapaci di potersi difendere da un eventuale attacco di una super potenza atomica e dunque garantiti solamente dalla legalità internazionale per la difesa della loro sovranità. Legalità internazionale che vacillava sempre più nella sua capacità decisionale e di deterrenza rispetto ai “capricci” dei Paesi più forti. Un intervento che allarmò anche il Cremlino, con lo stesso Putin che a distanza di 9 anni dichiarò: “le relazioni russo – americane sono peggiorate proprio dopo l’invasione USA dell’Iraq”. Un intervento che, a mio avviso, dette lentamente ma inesorabilmente il via al tentativo di...