10 Luglio 2026

mondo multipolare

Korybko
di Andrew Korybko Articolo Originale: http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2127Traduzione di: Marco Ghisetti Il forte sostegno offerto dal ministro degli esteri russo Sergey Lavrov alla connettività tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale mostra che il suo Paese è sul punto di completare il progetto del Grande Partenariato Euroasiatico per collegare il supercontinente. Costruire il Grande Partenariato Euroasiatico è uno dei principali obiettivi della grande strategia russa, tramite cui vuole connettere il supercontinente per il tramite di progetti infrastrutturali e accordi commerciali al fine di accelerare l’avvento dell’ordine mondiale multipolare. Tale obiettivo fa il paio con quello della Cina di stabilire una comunità di destino comune per l’umanità, che migliorerà la stabilità strategica rendendo tutti i Paesi – compresi quelli tra loro rivali – interessati al successo reciproco. Il ministro degli affari esteri russo Sergey Lavrov ha appoggiato con entusiasmo l’interconnettività tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale durante la conferenza di settimana scorsa nella capitale uzbeka di Tashkent, conferenza che si è rivelata un momento importantissimo per il Grande Partenariato Euroasiatico poiché essa aggiungerà il pezzo mancante al puzzle geo-economico. Alcune delle parole del grande diplomatico meritano di essere evidenziate: «La natura rappresentativa di questo evento è la vivida prova della crescente domanda di unificazione in Eurasia e nel resto del mondo… Stiamo considerando la questione della connettività tra l’Asia centrale e meridionale principalmente attraverso l’insieme dei processi di integrazione che hanno generato un forte dinamismo in tutta la regione euroasiatica. La Russia è stata sempre a favore della formazione del Grande Partenariato Euroasiatico, cioè di un progetto di integrazione di tutto lo spazio che va dall’Oceano Atlantico al quello Pacifico, e che sia al più possibile disponibile alla libera circolazione delle merci, dei capitali, della forza lavoro e dei servizi e aperto, senza eccezione, a tutti i Paesi del continente che condividiamo, l’Eurasia, e le unioni dei vari progetti di integrazione, tra cui l’Unione Economica Eurasiatica, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico. … L’approfondimento e l’espansione della cooperazione in vista dell’integrazione nel quadro dell’Unione Economica Eurasiatica è una parte inalienabile del processo di nascita del Grande Partenariato Euroasiatico… In questo ambio contesto, una maggiore connettività tra l’Asia centrale e meridionale sta già aprendo nuove prospettive nello sviluppo dei processi commerciali, economici e di investimento nel continente euroasiatico. In primo luogo, ciò implica un’espansione delle vie di trasporto, in particolare ferroviarie, tra le due regioni. Ciò diventerebbe un elemento importante nella creazione di uno spazio logistico unito e senza soluzione di continuità che collegherebbe i porti meridionali dell’Iran e dell’India con le città settentrionali della Russia e dei Paesi dell’Unione Europea. Le ferrovie russe, insieme ai suoi partner, sono pronte a partecipare a studi circa la fattibilità dei relativi progetti. Abbiamo accettato con interesse la proposta del Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev di allineare la ferrovia transiberiana e il corridoio Europa-Cina occidentale con nuovi progetti regionali. Siamo pronti a discutere dettagliatamente questa iniziativa. L’idea di allineare le infrastrutture energetiche dell’Asia centrale e meridionale è molto promettente....
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Autore: Andrew KorybkoTraduttore: Marco GhisettiArticolo Originale in lingua inglese Un “Nuovo Ordine Mondiale” sta emergendo sotto gli occhi di tutti, ha detto il vice ministro della difesa russo Aleksandr Fomin in un’intervista rilasciata a Russia Today all’inizio di questo mese. L’emittente lo cita per aver confidato che: “Oggi stiamo assistendo alla nascita di un nuovo ordine mondiale. Osserviamo una tendenza dei Paesi ad essere spinti verso una nuova guerra fredda: gli Stati sono divisi in ‘noi’ e ‘loro’, con ‘loro’ definiti inequivocabilmente come avversari nei documenti dottrinali; il sistema di relazioni internazionali esistente e il quadro di sicurezza stanno venendo sistematicamente demoliti; il ruolo delle organizzazioni internazionali, intesi come strumenti di decisione collettiva nel campo della sicurezza, si sta riducendo; stanno emergendo nuovi tipo di armi che stanno cambiando radicalmente l’equilibrio di potere nel mondo moderno e in cui la guerra sta penetrando aree precedentemente escluse – come lo spazio extra-atmosferico e lo spazio cibernetico. Tutto ciò, ovviamente, comporta ad un cambiamento nei principi e nei metodi della guerra”. Fomin non ha approfondito la questione, ma è possibile fare alcune ragionevoli congetture circa i contorni del nascente nuovo ordine mondiale di modo da individuare le possibili implicazioni Contesto strategico I processi identificati dal viceministro possono essere dovuti ad una combinazione della guerra commerciale USA-Cina lanciata da Trump, guerra che ha provocato una nuova guerra fredda tra queste due grandi potenze – o “superpotenze”, secondo alcuni – e una guerra mondiale al Covid, in cui processi di cambiamento a tutto spettro del paradigma internazionale si sono incanalati in seguito ai tentativi non coordinati del mondo di contenere il Covid-19. La prima guerra è risultata nell’epurazione delle burocrazia militare, di intelligence e diplomatica degli Stati Uniti (lo “Stato profondo”) da ogni pragmatica influenza cinese amichevole, così come nel pieno orientamento della forza militare statunitense contro la Repubblica Popolare. Questo orientamento ha reso quasi impossibile ai Democratici, teoricamente amici della Cina, di invertire i grandi disegni strategici di Trump in seguito all’insediamento di Biden. È per questo che infine anche di i Democratici sono saltati sul carrozzone anti-cinese. Per quanto riguarda la guerra mondiale al Covid, invece, essa ha esacerbato la già intensa competizione globale tra Stati Uniti e Cina, mettendo così sotto ulteriore pressione i politici statunitensi affinché essi aprano un varco strategico nell’ottica di ottenere un vantaggio sul loro principale rivale mondiale. I dettagli dei loro calcoli strategici non possono essere da noi conosciuti approfonditamente, ma è chiaro che i Democratici, precedentemente russobofi, nell’ultimo mese si siano confrontati con la Russia in maniera molto più pragmatica rispetto a quanto facevano in passato. Ciò è dimostrato dalla solo apparentemente sorprendente de-escalation in Ucraina registratasi alla fine di aprile (dove in molti hanno pensato che sarebbe scoppiata una guerra tra i due attori), la decisione altrettanto sorprendente da parte degli Stati Uniti di imporre sanzioni per la maggior parte solo leggere sul Nord Stream 2, l’inaspettata dichiarazione del portavoce del Pentagono secondo cui la Russia non sia un “nemico”, così come il...
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Il testo delle dichiarazione congiunta è consultabile in lingua inglese al seguente indirizzo Il 22 e 23 marzo scorso a Guilin (regione autonoma del Guangxi, Cina) il consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo russo Sergey Lavrov hanno tenuto un colloquio ricco di risultati. “I due ministri hanno avuto uno scambio di opinioni sullo stato delle relazioni bilaterali e su importanti questioni internazionali e regionali, raggiungendo una serie di nuovi consensi”. Queste parole sono state dette da Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri cinese. “I due capi della diplomazia di Cina e Russia hanno inoltre firmato e pubblicato la “Dichiarazione congiunta su diversi problemi per la governance globale da parte dei due ministri degli Esteri”, in cui hanno esposto la corretta connotazione di diversi concetti tra cui quello di “diritti umani”, “democrazia”, “ordine internazionale” e “multilateralismo”, mostrando la loro ferma volontà di difendere insieme l’equità e la giustizia internazionale. La pandemia di Coronavirus in corso è servita da catalizzatore per un cambiamento nell’ordine mondiale e ha provocato squilibri ancora maggiori nel sistema di governance globale. I processi di crescita economica sono influenzati e stanno emergendo numerose nuove sfide e minacce. Il mondo è entrato in un periodo di forte turbolenza e rapidi cambiamenti. In questo contesto, chiediamo alla comunità internazionale di mettere da parte ogni differenza, di rafforzare la comprensione reciproca e di costruire la cooperazione nell’interesse della sicurezza globale e della stabilità geopolitica per contribuire alla creazione di un ordine mondiale multipolare più giusto, più democratico e razionale. Tutti i diritti sono universali, indivisibili e correlati. Lo sviluppo sostenibile è la base per migliorare il tenore di vita e la qualità della vita della popolazione di ogni stato contribuendo, così, al rispetto di tutti i diritti umani. Lo sviluppo e l’attuazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono interdipendenti. Basandosi su questo, e tenuto conto delle loro specificità nazionali, tutti gli Stati dovrebbero proteggere e attuare i diritti umani nella sfera politica e socioeconomica, e in campi come la cultura e l’ambiente; dovrebbero inoltre promuovere uno sviluppo globale dell’individuo e migliorare il benessere dei loro popoli.La promozione e la protezione dei diritti umani è un compito comune alla comunità internazionale, il che significa che i suoi membri dovrebbero prestare uguale attenzione a un’implementazione sistematica di tutte le categorie di diritti umani. È ora di smetterla di allegare un’agenda politica al tema dei diritti umani e di abbandonare la pratica di usarla come pretesto per interferire negli affari interni di altri Stati e applicare i doppi standard. Dobbiamo tutti costruire un dialogo basato sui principi di uguaglianza e rispetto reciproco, a beneficio di tutti i popoli e paesi. 2. La democrazia è una delle conquiste dell’umanità. Uno dei suoi principi di base è la regola del popolo stabilita per legge, il che significa che ogni cittadino ha il diritto di partecipare al governo del proprio paese, mentre utilizza il potere loro concesso per scopi legittimi.Allo stesso tempo, non esiste uno...
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Il multipolarismo in un sistema internazionale frammentato: ascesa e caduta del multipolarismo dipendono dai BRICS? Recentemente due articoli hanno affermato l’utilità dei BRICS nelle strutture della politica gobale e della governance internazionale. Il primo, pubblicato su Project Syndicate da Ana Palacia, ex Ministro degli Esteri spagnolo, era intitolato “l’errore dei BRICS” (the BRICS’ fallacy). Il fulcro dell’argomentazione è che i BRICS non saranno in grado di interpretare un ruolo di leadership mondiale, semplicemente perché il “durevole dominio” degli Stati Uniti non può essere rimpiazzato da blocchi di potere sostitutivi. Nel riconoscere che “l’ordine internazionale si trova ad un punto di svolta”, Palacia sottolinea l’importanza degli Stati Uniti all’interno del sistema internazionale, che spera “possa aiutare a spronare gli USA a dedicarsi nuovamente alle proprie responsabilità internazionali”. Questo perché “i BRICS restano un fattore” ma semplicemente non “il solo fattore” in grado di garantire una leadership globale. Il secondo articolo, intitolato “BRICS sul punto di collassare poiché i membri non mostrano coesione” (BRICS in danger of collapsing as members fail to cohere), è stato pubblicato sul quotidiano sudafricano “The Business Day”. Gli autori, Daniel e Virk, pongono l’accento sulle disparità economiche fra i cinque Paesi e sulla loro inconsistenza quando si parla di strategie di governance globale su temi come la “Responsibility to Protect”. Gli autori concludono che “le differenti priorità ed aspettative [dei BRICS] potrebbero indebolire il loro sforzo collettivo volto alla creazione di un ordine mondiale equo e democratico”. Entrambi i punti di vista sono indicativi di una crescente ossessione a proposito dei BRICS. Questa preoccupazione nei riguardi dei BRICS, però, rende chiaro che l’incessante reazione critica sull’argomento BRICS è la prova di come i BRICS rappresentino qualcosa di più di un problema con il quale confrontarsi. A questo punto il fascino nei confronti dei BRICS merita di essere contestualizzato all’interno della realtà globale. Nell’attuale paesaggio globale la sfida alla legittimità dei BRICS possiede una sua validità, considerata la natura di un mondo multipolare in evoluzione dove esistono diversi centri di potere economico e politico. Pertanto i BRICS sono solo una delle configurazioni all’interno dell’emergente sistema globale multipolare, nel quale l’economia non è il solo focus predominante. Una questione più urgente è dove sia emersa la nozione secondo la quale si crede che i BRICS rappresentino una sfida al dominio americano o che competeranno su questo terreno con gli Stati Uniti. I BRICS stanno affrontando senza dubbio delle sfide economiche, ma in nessun modo ciò segnerà il destino del multipolarismo o il bisogno di rinforzare un mondo unipolare. Come tutti gli Stati in crescita, sperimenteranno delle congenite difficoltà nella gestione di questioni come la stabilizzazione e la maturità economica e politica. Questo è proprio ciò che l’Occidente ha a sua volta sperimentato durante la sua trasformazione in centro globale del potere. E’ questo che sta accadendo ai BRICS? Oppure sono giunti al punto di rottura? E’ troppo presto per iniziare a parlare in toni apocalittici. Perché? Innanzitutto perché nonostante il declino dei BRICS riguardi dinamiche interne, allo stesso...
UFA
Il Vertice di UFA, tenutosi in Russia l’8 e 9 luglio 2015, segna l’inizio del nuovo sistema geopolitico multipolare auspicato dai Paesi BRICS. Il Cesem, che ne condivide obiettivi e finalità, vi offre qui la traduzione in italiano dei documenti conclusivi, destinati a segnare un cambiamento epocale nei rapporti internazionali a tutti i livelli. Leggi i documenti del VERTICE DI UFA (8-9 luglio 2915) Traduzione per il CESEM di Nebojsa Radonic