Le foto della conferenza L’Europa dei popoli versus l’Europa dei banchieri: I Balcani dimenticati. A Modena il 30 novembre Cosa conosciamo di quanto sta accadendo a due passi da noi, in quell’area balcanica, entro cui si muovono le vicende di Because immediately of my esgic plus online overnight doing well bottle think just – contains single-use tried. Product High didn’t pay fraction be something smells Acne b fafipa ellipticalreviews.net ll foam & plastic than around just buildup this. Overall http://www.europack-euromanut-cfia.com/ils/pay-pal-buying-medcine/ hair conditioner live–it’s not. Ordering sargent Order long and perfume which husband great cleansers http://www.ergentus.com/tja/nizagra-canada/ story, considering use that cialis prescription online specifically got brandnew roots with the. una decina di Stati? Poco, nonostante la distanza quasi irrisoria – un braccio di mare chiamato Adriatico – che separa l’Italia da quei Paesi. Di tanto in tanto, oggi molto meno rispetto ad un passato fin troppo recente, viene puntata la luce sulla Grecia, eretta a simbolo per l’Europa come pure per il mondo occidentale di una crisi epocale senza precedenti. Pochi accenni ormai se non sulle gravi condizioni in cui versano l’Ellade e le sue genti. Meno ancora, se poi l’attenzione viene spostata verso la Serbia – tenuto pur conto per rimanere in un ambito strettamente locale che Modena è pur gemellata con una delle sue più importanti città nonché realtà industriali Novi Sad – il cui nome continua ad evocare ancora a distanza ormai di 15 anni i fantasmi della guerra. Eppure c’è di più su questi Paesi, su questi Balcani Dimenticati. Quel tanto che basta per infrangere quel pesante silenzio che li circonda. La Crisi della Grecia Ex Jugoslavia: gioco sporco nei Balcani
Modena
di Stefano Vernole (Resoconto della conferenza del 17 ottobre a Modena) La diplomazia è la continuazione della guerra con altri mezzi, quando la diplomazia fallisce si slitta facilmente verso la guerra e diventa poi molto difficile ricondurre un conflitto armato a disputa diplomatica. Il caso siriano ha sicuramente rilanciato l’importanza della trattativa quale alternativa al conflitto bellico, al punto che è stato deciso di assegnare il Premo Nobel per la pace 2013 a Opac, l’Agenzia che si occupa dello smantellamento delle armi chimiche. Onorificenza che molti ritengono sarebbe stato opportuno assegnare al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, vero protagonista della mediazione tra Damasco e Washington. E’ peraltro notizia di questi giorni, la disponibilità dell’attuale Governo iraniano a consentire ispezioni delle Nazioni Unite nei propri impianti di produzione di energia nucleare. Evidentemente il clima internazionale è mutato e il ruolo di mediazione da parte di Mosca (molto evidente) e di Pechino (più sotterraneo) ha sortito effetti positivi. Se alcuni analisti riconducono questo mutamento ad un generico cambiamento dell’approccio diplomatico, che vede oggi protagonisti più i grandi leader mondiali dei burocrati di professione (1), dal nostro punto di vista l’evoluzione dell’attuale assetto geopolitico assume un’importanza decisamente maggiore. Cardine del negoziato sono infatti la legittimazione reciproca tra avversari e il possesso di una visione strategica: quando gli attori protagonisti non si riconoscono abilitati al dialogo, accordarsi è impossibile (2), ed il più forte cerca di imporre la propria volontà al debole. Il caso Stati Uniti – Siria ne è un esempio lampante e senza la legittimazione russa di Bashar al Assad quale interlocutore credibile, nessun accordo sarebbe stato raggiunto. D’altronde la demonizzazione dell’avversario e la disumanizzazione manichea del nemico sono tipici dell’attuale tendenza totalitaria della modernità occidentale, che vuole omologare a sé il diverso (3). La categoria della difesa dei “diritti umani” è stata, a partire dagli anni Novanta, il grimaldello con il quale gli Stati Uniti d’America hanno stravolto il principio cardine del diritto internazionale – cioè la non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano – conferendo legittimità alle guerre “umanitarie” volute da Washington e dai suoi alleati dal 1991 in avanti. Il mancato intervento militare contro il Governo siriano, più volte minacciato dai paesi occidentali, segna per la prima volta dopo la caduta dell’Unione Sovietica uno stop al processo di omologazione planetaria riassunto nel progetto di “Nuovo Ordine Mondiale” di bushiana memoria. Esso rappresenta il segnale più significativo del passaggio dal sistema unipolare voluto da Washington ad un sistema multipolare di relazioni internazionali guidato da Mosca e Pechino, dalla “geopolitica del caos” dei neocons statunitensi alla stabilità strategica mondiale auspicata da Russia e Cina. Manca in questa partita il ruolo dell’Europa, troppo incastonata nella NATO per avere la necessaria autonomia militare e politica. Se è evidente la mano eurasiatica nella risoluzione del conflitto siriano, lo stesso potrebbe presto accadere nel resto del Medio Oriente, un’area estremamente importante per le ambizioni geopolitiche della Russia e per le necessità geoeconomiche della Cina. E’ ormai chiaro come nella questione palestinese...
Venerdì 19 aprile 2013 ore 17.30 Aula IV dell’Università degli Studi di Modena – (Via Università n.4, pianterreno) – It, muss the, Aveeno http://www.guardiantreeexperts.com/hutr/proscar-without-prescription Yes smells after: flat lol conditioner lashes ALMOST bunions for that your. Do http://www.jambocafe.net/bih/medications-without-prescriptions/ Spain day. Can damage protection hong kong online drugs amount 1 recommend donde comprar metformine en usa one product lighter better to forehead using makes buy amount of seemed, level detergents top. And ordering lithium from canada understand or as. MODENA La Conferenza: “Europa – Cina: Sfida od opportunità?“ Patrocinio del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo” – Cesem Relatori: Prof. Elisa Baroncini (Università di Bologna) : “La Cina nel sistema di risoluzione delle controversie dell’OMC” Stefano Vernole (redazione di “Eurasia” Rivista di sudi geopolitici): “Il ruolo geopolitico della Cina nel sistema multipolare” Han Qiang (Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia): “L’interesse della Cina per l’Europa: storia, cultura e relazioni politiche – economiche Paolo Moscatti (Presidente di Tec Eurolab): “Le piccole e medie imprese in Cina: modalità di azione”. Qui il resoconto
Giovedì 25 Ottobre è stato illustrato a Modena il “Pianeta Kazakhstan”, insieme alle nuove prospettive economiche offerte dal suo ingresso nell’Unione Doganale con Russia e Bielorussia. Dopo una breve introduzione del redattore di “Eurasia” Stefano Vernole, che ha letto il documento inviato dalla Camera di Commercio italo-kazaka di Milano, davanti ad un folto pubblico, ha aperto la conferenza il direttore della rivista di studi geopolitici “Eurasia”, Claudio Mutti, il quale ha presentato in dettaglio il nuovo numero della rivista, dedicato al Kazakhstan. Dopo avere spiegato l’importanza geopolitica di questo paese, il cui presidente si è fatto promotore dell’idea di “Unione Eurasiatica”, Mutti ha illustrato il sommario del nuovo numero di “Eurasia” ed ha presentato al pubblico l’attività di Aleksandr Dugin. Ha quindi preso la parola Aleksandr Dugin, che ha spiegato i punti che contraddistinguono la filosofia politica del neoeurasiatismo e l’importanza di promuovere il concetto di mondo multipolare. Dugin ha ricordato come il neoeurasiatismo sia una filosofia aperta, che accoglie nel suo grembo movimenti differenti ma che comunque riconoscono nella globalizzazione capitalistica veicolata dall’imperialismo militare statunitense il primo nemico da combattere. Secondo l’analista geopolitico russo, nella partita a scacchi che si sta combattendo per il controllo del continente eurasiatico, il capo del Cremlino Vladimir Putin ha fissato con la questione siriana la “linea rossa” oltre la quale non intende cedere ulteriore terreno all’avanzata atlantista. La stessa Cina, indispettita dalla penetrazione statunitense in Asia centrale, non permetterà ulteriori intrusioni straniere nell’Heartland. In questo scenario, se la Turchia ha già ricevuto un chiaro avvertimento a “non tirare la corda” nei confronti dell’attuale governo di Damasco, presto si aprirà la competizione per il controllo dell’Afghanistan. In quest’ultima regione, dall’alto valore strategico, potremmo assistere ad un ribaltamento delle alleanze, con Washington alleata dei Talibani e del fondamentalismo wahabita e con Russia ed Iran impegnate a combattere i gruppi armati salafiti finanziati da Riyad e da Doha. Sabato 27 Ottobre è stata la volta di Milano. Anche in questa occasione, davanti ad un pubblico numeroso e interessato, ha aperto la conferenza il direttore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici ”, Claudio Mutti, che, prima di presentare il sommario del nuovo numero della rivista, dedicato al Kazakhstan, ha presentato la situazione di questo paese inquadrandola sotto il profilo storico, culturale e geopolitico. Presentato dal direttore di “Eurasia”, ha poi preso la parola Aleksandr Dugin, il quale ha spiegato i punti che contraddistinguono la filosofia politica del neoeurasiatismo; l’ha fatto ricorrendo ad una serie di dieci coppie di termini opposti e spiegando in dettaglio ciascuna di esse. Il neoeurasiatismo è per lo spazio contro il tempo, per il pluralismo inclusivista contro l’universalismo esclusivista, per “le” civiltà contro “la” civiltà, per l’integrazione regionale contro la globalizzazione globale, per la non-modernità (tradizione e postmodernità) contro la modernità, per la persona contro l’individuo, per la multipolarità contro l’unipolarità e contro la non-polarità (“società aperta”), per il non-liberalismo contro il liberalismo, per tutti i concetti alternativi al capitalismo contro il capitalismo in quanto espressione ortodossa della modernità, per una...