10 Giugno 2026

migranti europa

Migranti
Di Lorenzo Borghi L’Unione Europea è pronta ad affrontare una nuova crisi migratoria, ma questa volta essa non proviene dal Mar Mediterraneo, bensì dal confine tra la Polonia e la Bielorussia. Le probabili conseguenze di quanto sta accadendo, potranno determinare la costruzione di un nuovo muro e la nascita di una nuova cortina di ferro. Lungo il confine tra la Polonia e la Bielorussia sta imperversando una cruenta crisi migratoria che vede come vittime non uno dei due Stati coinvolti, ma i profughi ammassati lungo il confine, volenterosi di intraprendere una nuova vita. Questi ultimi, loro malgrado, si trovano all’interno di un intricato intreccio di politica estera: la Bielorussia ha incanalato i flussi migratori presenti nel proprio territorio verso il confine con la Polonia, come vendetta nei confronti delle sanzioni imposte dall’Unione Europea; la Polonia, tramite il suo Primo Ministro Mateusz Morawiecki, accusa la Turchia di collaborare con la Bielorussia e la Russia; e, infine, la Turchia incolpa le politiche poco ortodosse della Grecia, in ambito di accoglienza, come le principali cause della crisi migratoria in questione. Tutto questo polverone politico, però, sta ricadendo sulle spalle degli innocenti migranti accorsi, o meglio dire spinti da Lukashenko, verso il confine polacco per raggiungere l’Europa occidentale. LA STRATEGIA DI LUKASHENKO E LA POSIZIONE DI PUTIN Negli ultimi mesi la Bielorussia è stata pesantemente colpita dalle sanzioni europee, ulteriormente implementate dopo il caso dell’atterraggio forzato del volo Ryanair all’interno del quale erano presenti il giornalista Raman Pratasevich e la sua compagna Sofia Sapega. A tal proposito, il Consiglio dell’UE ha varato il divieto del trasferimento di certi beni, tecnologie e software utilizzati per il monitoraggio e l’intercettazione di dati su internet o di comunicazioni telefoniche. Inoltre, è vietato esportare materiali militari o materiali indirizzati alle forze militari bielorusse. Senza contare, tutte le limitazioni e divieti agli investimenti esteri dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri nei confronti della Bielorussia.1 Di conseguenza, è logico trovare una motivazione alla base dell’attuale situazione del confine tra la Bielorussia e la Polonia: Lukashenko, attraverso le istituzioni statali, ha indirizzati i flussi migratori presenti nel territorio bielorusso verso la Polonia, utilizzando quindi i migranti come “proiettili” verso l’Unione Europea. Nella mente del leader bielorusso vi è l’intenzione di difendersi dalle sanzioni con i “proiettili” umani, ma non solo. Infatti, dal momento che ulteriori sanzioni non tarderanno ad arrivare, Lukashenko ha già preparato la contromossa: interrompere il transito del gas naturale del gasdotto Yamal-Europa, che rifornisce soprattutto Germania e Polonia. Questa mossa creerebbe sicuramente grossi disagi ai Paesi dell’Europa centro-settentrionale e porterebbe a una crisi diplomatica tra l’UE e la Russia. Per l’appunto, a Yamal vengono prodotte annualmente una quantità pari a 18,8 tonnellate di GNL2, che vengono prontamente distribuite in Asia, ma soprattutto in Europa. Di conseguenza, perdere i clienti europei, significherebbe vedere venir meno una fetta significativa degli introiti, senza dimenticarci che l’esportazione dei gas naturali è una delle principali fonti di ricavo della Russia. Il Cremlino, tramite il portavoce Dmitri Peskov, ha prontamente rassicurato i...