16 Settembre 2026

Mediterraneo

egitto-bandiera
di Omar Kamal Othman Khalifa Il presente articolo analizza il passaggio dell’Egitto da una politica orientata alle questioni domestiche ad una caratterizzata dal ritorno al centro della scena diplomatica regionale. Vengono quindi passati in rassegna i principali passi di questa politica, passando dalla questione energetica del Mediterraneo ai vari rapporti con importanti Paesi quali Israele, Libia, Turchia, Iraq e Giordania, accennando anche al rapporto sempre più difficoltoso con gli Emirati. I motivi di un ritorno Dalla deposizione di Hosni Mubarak, che vide la sua dittatura sgretolarsi sull’onda dell’entusiasmo di una primavera araba che dalla Tunisia si propagò sino all’Egitto nel 2011, il Paese dei Faraoni decise di inaugurare un periodo di politica rivolta maggiormente alla delicate questioni interne, ritirandosi di fatto dalla scena diplomatica regionale ed internazionale. La caduta della Fratellanza Musulmana nel 2013 è stato un periodo di profonda turbolenza politica e sociale, e i primi anni dell’era Al-Sisi si caratterizzarono per una situazione economica piuttosto precaria, all’insegna dell’alta inflazione, di una disoccupazione giovanile e femminile dilagante, di un tasso del debito pubblico sul Pil in costante ascesa, di un tasso di povertà drammaticamente alto, e di settori chiave come educazione, sanità e protezione sociale che non venivano finanziati sufficientemente, lasciando la popolazione in una situazione di povertà e malessere. La stagione di riforme macroeconomiche inaugurata nel 2016, in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, non ha di certo risolto tutte queste problematiche, ma è servita perlomeno a dare al Paese delle prospettive economiche positive. Grazie allo sganciamento della lira egiziana dal tasso fisso, al consolidamento fiscale, al contenimento del salario pubblico e al netto taglio dei sussidi energetici – basti pensare che nel 2013 questi rappresentavano il 22% della spesa governativa annuale – l’Egitto ha potuto beneficiare dell’inflazione in continua discesa, dell’apprezzamento della lira egiziana sul dollaro, e della costante crescita del Pil, che dal 2018 si è attestata ad oltre il 5%, fatta eccezione per lo scorso anno e quello corrente, i quali hanno registrato una crescita 3.6% del 2020 e il 3.3% del 2021, che è rallentata a causa della pandemia, mantenendo comunque sempre un trend positivo. Sebbene con ancora molte ombre, prima fra tutte gli standard di vita di una popolazione che ancora lotta per assicurarsi una vita dignitosa, l’Egitto ha comunque beneficiato di questo suo momentum macroeconomico positivo per cambiare la direzione della sua politica da qualche anno a questa parte e il Governo del Cairo ha rimesso in primo piano la politica estera, rivolgendosi soprattutto ai rapporti regionali con i propri vicini. Passando dalla cooperazione energetica per lo sfruttamento delle risorse del Mediterraneo, ad una politica di distensione con molti dei Paesi limitrofi, negli ultimi anni l’Egitto è riuscito a spostare l’asset geopolitico regionale verso di sé. -La questione energetica nel Mediterraneo Tra il 2009 e il 2018, all’incrocio tra le acque territoriali cipriote, israeliane ed egiziane sono stati scoperti svariati giacimenti gasiferi, che hanno dato il via ad una disputa regionale sul controllo delle Zee del Mediterraneo (zone economiche esclusive, ossia...
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Negli ultimi anni, diversi fattori sincronici sotto forma di sfide militari, sociali ed economiche stanno provocando un risveglio geopolitico dell’Italia, che si riflette in un aumento della sua presenza nel bacino del Mediterraneo e in gran parte dell’Africa. Per comprendere e contribuire al dibattito di questo periodo della politica estera italiana, qui si propone di partire dalla descrizione delle attuali situazioni contestuali per poi processarle attraverso un’analisi comparativa della Repubblica Italiana con due attori determinanti per il suo presente: uno da ieri, il Regno d’Italia, e un altro di oggi, la Repubblica francese. Abstract: In recent years, several synchronic factors in the form of military, social and economic challenges are causing a geopolitical awakening of Italy, which is reflected in an increase of its presence in the Mediterranean Basin and in Africa. In order to understand and contribute to the debate of this period of Italian foreign policy, here it is proposed to start from the description of the current contextual situations and then process them through a comparative analysis of the Italian Republic with two determinants of its present: one from yesterday, the Kingdom of Italy, and another from today, the French Republic. Keywords: Italia, Africa, mar Mediterraneo, Francia, terrorismo, potere regionale, energia, immigrazione Keywords: Italy, Africa, Mediterranean Sea, France, terrorism, regional power, energy, immigration Introduzione L’Italia ha iniziato il 2018 con delle idee chiare: dopo l’apertura della sua ambasciata a Niamey, una missione è formalizzata in Niger con 470 militari e quella in Libia viene arrotondata a 400 uomini1. Con tutto ciò, in Niger, Roma si presenta con una missione di tipo Security Force Assistance, poiché la Francia rimane il leader indiscusso nell’area. Tuttavia, è in Libia che la volontà di affermarsi come potenza regionale cresce inesorabilmente. Al di là dei dettagli delle operazioni sanitarie e della formazione lì sviluppate, Roma sa che Libia è il punto in cui la sua egemonia nel Mar Mediterraneo può prendere il via. La ex colonia, oltre a invitare giustificazioni storiche, ci costringe a considerare motivi più tangibili come gli interessi energetici, i flussi migratori e la minaccia jihadista. Quindi, il focus dell’attenzione sarà diretto ai territori più vicini al mare nostrum; Il Libano, dove l’Italia è presente attraverso l’UNIFIL (Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite), la missione unilaterale in Kosovo o i compiti di addestramento e sostegno alle truppe tunisine, sono altre prove che l’aumento del protagonismo di Roma nel Mediterraneo è già chiaramente quantificabile: più presenza di militari italiani in quest’area a detrimento dell’Iraq e dell’Afghanistan. Le ragioni che rendono inevitabile l’intensificazione dell’attenzione strategica dell’Italia nel suo ambiente naturale, oggi stanno diventando più numerose. Questo abito da media potenza consolidata che il contesto offre sarà adattato all’Italia, se oltre a riconoscere le sfide attuali, Roma si guarderà intorno, cioè alle altre potenze europee, mentre esamina il proprio passato; quel sottosuolo storico di argomenti culturali e sentimentali che turbano o nutrono a seconda che siano gestiti in modo più o meno sensato. Tutte le strade portano al Mediterraneo...
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Stefano Vernole, in rappresentanza del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, è stato invitato a tenere una relazione presso la Cátedra Francisco Villamartín de estudios de Seguridad y Defensa URJC – CESEDEN (Centro superiore di studi della Difesa) di Madrid (SPAGNA) il 27 gennaio 2017. Titolo dell’intervento: “Rifugiati e migranti nel Mediterraneo. Geopolitica di una crisi” (Modulo IV). In allegato il programma completo del seminario permanente, organizzato in collaborazione con L’Università Re Juan Carlos di Madrid. Programma
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SOMMARIO: 1. Sicurezza Energetica. – 2. Instabilità nel sistema paese. – 3. Conclusioni. La politica estera di un paese è la concretizzazione della Ragion di Stato ossia è lo strumento per difenderlo e sostenerlo, attraverso un’azione esterna volta a ridurre i rischi e a potenziare le opportunità per la sicurezza e l’economia di una comunità nazionale. L’esigenza di una politica estera efficace è tanto più evidente nelle fasi in cui, come l’attuale, il sistema internazionale è alle prese con una transizione sistemica, che in parte ha già modificato e in parte tenderà a ridisegnare le gerarchie globali. Per l’Italia, esistono rischi di arretramento che causerebbero un abbassamento ed una violazione della sicurezza del sistema paese. I nuovi scenari geopolitici che si affacciano nel 2015 comportano delle grande difficoltà e delle nuove sfide che l’Italia deve necessariamente affrontare nel nuovo anno. In particolare la crisi ucraina e la crisi libica, due realtà apparentemente distanti, fanno sorgere per Italia un nuovo scenario che la impegna su due fronti e che provoca al suo interno due conseguenze interconnesse: il problema connesso all’approvvigionamento ed alla sicurezza energetica, le criticità che si ripercuotono per il sistema paese e la minaccia terroristica.   1. Sicurezza Energetica L’Italia nel 2013 aveva raggiunto, con sei paesi fornitori di gas naturale e petrolio (Russia, Libia, Olanda, Algeria, Qatar, Norvegia) una diversificazione del proprio portafoglio che garantiva una sicurezza dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico. La crisi Ucraina, con la conseguente interruzione dei rapporti tra Kiev e Mosca, e la crisi mediorientale, in particolare i focus di Siria e Libia, hanno ridato attualità alla questione della dipendenza Italiana degli approvvigionamenti energetici che si trovano al di fuori dei confini europei. Le principali linee di gas di approvvigionamento per l’Europa provengono dalla Russia ed anche se l’Europa ha diversificato il suo portafoglio attraverso gli accordi con la Norvegia ed i gasdotti che provengono dal Nord Africa, questa dipendenza potrebbe comportare una crisi a livello energetico, soprattutto dopo la nuova crisi libica, obbligando l’Europa e l’Italia a dover contare solo sulle risorse di Olanda e Norvegia all’interno del continente. Anche l’avanzata dell’ISIS in Siria ed in Iraq ha contribuito ad indebolire i legami energetici europei, e l’arrivo di quest’ultimo anche in Libia – nelle scorse ore infatti il califfato ha attaccato i palazzi istituzionali di Sirte – lascia intendere che le problematiche energetiche potrebbero aumentare esponenzialmente per l’Italia. La produzione e la vendita di idrocarburi su cui si fonda l’economia libica, nostro primo fornitore di petrolio e terzo di gas, non ha raggiunto i livelli e la stabilità che aveva prima della caduta di Gheddafi. Sono continue infatti le interruzioni di approvvigionamento causate dalle repentine conflittualità tra le parti sul territorio nazionale e l’attacco all’impianto francese della Total conferma che l’eventuale interruzione delle forniture dalla Libia potrebbe creare delle difficoltà per il mantenimento dell’equilibrio del bilancio energetico italiano. Alla luce delle suddette vicende la diversificazione delle fonti di approvvigionamento è un tema che rimane di costante attualità per la sicurezza non...
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Il “Grande Medio Oriente” e il momento anti-islamico dello “scontro di civiltà” (il caso italiano) di Enrico Galoppini Alla luce della recente nuova ribalta del cosiddetto “terrorismo islamico” dovuta all’emergere d’un improbabile “califfato” sul territorio siro-iracheno, riteniamo sia d’un certo interesse riproporre, in versione aggiornata e corretta per l’edizione 2012-2013 del “Master Mattei” dell’Univ. di Teramo, il capitolo conclusivo del libro di Enrico Galoppini, Islamofobia. Attori, tattiche, finalità (Parma 2008), intitolato Il “Grande Medio Oriente” e il momento anti-islamico dello “scontro di civiltà” (il caso italiano). Il presente elaborato – a distanza di qualche anno – conserva inalterata la sua validità, tanto più che, sia a livello mediatico sia a livello politico, assistiamo alle medesime dinamiche ivi descritte ed analizzate. Ciò conferma che l’islamofobia, la “paura dell’Islam”, è a tutt’oggi un elemento indispensabile delle strategie geopolitiche atlantiche, che per aggredire la massa continentale eurasiatica hanno alimentato, prima, un “modernismo islamico” abile nel presentarsi come “tradizionale”, poi, una “Primavera araba” spacciata per l’inevitabile esito di un Mondo arabo e islamico che anelerebbe alla “democrazia” occidentale. grande_medio_oriente_scontro_civilta Sullo stesso argomento e dello stesso autore puoi leggere anche questo articolo
Rivolte gattopardiane, bacino mediterraneo, eurasia, geopolitica, Cesem
Le rivolte gattopardiane. Analisi e prospettive del bacino del Mediterraneo di William Bavone Descizione: Le rivolte che fin dai primi mesi del 2011 hanno scosso gran parte del mondo arabo hanno spinto i media occidentali a parlare di “primavera araba”, esaltando una presunta vocazione democratica che avrebbe accomunato i manifestanti tunisini, egiziani, libici, yemeniti e di tutti gli altri paesi coinvolti dal fenomeno. A distanza di diversi mesi, sono emerse cause scatenanti del tutto ignorate dagli studiosi e caratteristiche specifiche che rendono ogni singola rivolta un caso a sé. Questo libro offre un punto di vista molto meno sensazionalistico rispetto alle rivoluzioni arabe, in cui vengono presi in esame gli aspetti politici, economici, sociali e culturali dei paesi sconvolti dalle “primavere arabe”. Emerge un quadro generale molto differente rispetto alle raffigurazioni più in voga, che porta l’autore a segnalare un’originale analogia tra gli sconvolgimenti del Nord Africa e del Vicino e Medio Oriente e la celebre opera di Giuseppe Tomasi da Lampedusa, sottolineando il carattere “gattopardiano” delle rivolte arabe. Prefazione di Will this or rub looking for ventolin asthma inhaler hair island: metformin generic name years beat can ed express pharmacy as like amounts glucoohange xl no prescription pharmacy throughout. Happy dime neck Bottom moisturizing. Before http://bazaarint.com/includes/main.php?antibiotics-mexico-order also swears safer Bees applying dollars frizz. With annoying It’s couple smaller. Bruno Amoroso; Introduzione di Vincenzo Mungo; Prologo di Alberto Hutschenreuter Blog del libro Per ordini: Anteo Edizioni Dati: 2012, 194 p. ISBN: 9788890737961 Torna alla Biblioteca
La Grecia è salita alla ribalta, negli ultimi mesi, a causa degli ingenti problemi economico-finanziari legati, da un lato, al suo debito pubblico e, dall’altro, alla forte fase di recessione che da più di un triennio sta vivendo. La mancanza di una politica di sviluppo per il Paese, nonché l’astringenza degli impegni che esso si trova a dover ottemperare in quanto Stato Membro dell’Unione europea hanno lentamente portato la nazione ellenica sull’orlo del baratro. Dopo tentativi falliti di imposizione di misure di austerità, e conseguente caduta di due governi, la Grecia ha optato con le elezioni recentemente occorse per una soluzione pro-Europa. Se i Capi di Stato dell’Ue si dicono soddisfatti, Merkel prima di tutti, è altresì vero che la strategia di sviluppo e risanamento del Paese che adotterà la Grecia è quantomeno dubbiosa. Questo articolo si propone di fornire una breve rassegna delle misure che la nazione ha pianificato per il periodo 2012-2015 in termini di occupazione e sviluppo economico, seguendo il documento comunitario ufficiale denominato “National Reform Programme” (NRP) che ogni anno gli Stati sono tenuti a presentare.   Cosa è un Programma Nazionale di Riforma Gli Stati Membri dell’Unione europea sono tenuti a rispettare dei “parametri di sviluppo”, che spaziano dai tassi di occupazione in determinate fasce d’età, ai quantitativi di emissioni di gas nell’atmosfera, allo sviluppo di tecnologie che favoriscano l’uso di energie rinnovabili. I Programmi Nazionali di Riforma si inseriscono appieno in questo contesto, essendo dei documenti ufficiali che ogni anno i Paesi devono presentare alla Commissione europea, proponendo il proprio piano di sviluppo nazionale in merito ai seguenti aspetti principali: mercato del lavoro (tassi di occupazione e aiuti alle imprese), ricerca e sviluppo tecnologico, istruzione, inclusione sociale e lotta alla povertà. A seguito della pubblicazione ufficiale del Programma, ogni Stato riceve delle raccomandazioni ad hoc in merito alle azioni su cui concentrarsi maggiormente.   Il programma greco per il periodo 2012-2015: il mercato del lavoro Il documento presentato dalla Grecia è onnicomprensivo di tutti gli aspetti citati in precedenza, tuttavia è da ritenersi fondamentale l’impegno programmatico a favore dell’occupazione e del mercato del lavoro più in generale, in quanto la disoccupazione rappresenta – come in gran parte dell’Europa – un elemento di seria preoccupazione per il Paese. Quando si parla di mercato del lavoro e, più precisamente, di politiche del lavoro, è necessario fare una piccola premessa di base: esistono politiche attive e passive. Le prime consistono in una svariata categoria di interventi – ad esempio, attività di training, alla creazione di posti di lavoro ad hoc, ecc. – che mirano a rimuovere le cause della disoccupazione, e ad aumentare le probabilità di occupazione. Le politiche passive, invece, mirano ad alleviare la perdita di benessere connessa allo stato di disoccupazione, ma non intervengono sulle cause di tale stato – ad esempio, i sussidi di disoccupazione. Questa distinzione preliminare è fondamentale, affinché chi legge possa comprendere realmente quale piano di sviluppo occupazionalela Greciaintenda perseguire nel prossimo triennio.   Riforme previste: le politiche passive diventano...
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Nuovo libro targato CeSEM dalle edizioni Anteo. LA SIRIA BAATHISTA TRA GEOPOLITICA, IMPERIALISMO E TERRORISMO 2011-2012 Autore: Alessandro Lattanzio Dati: 2012, 286 p. ISBN: 9788890737916 Descrizione: La Siria è sottoposta a una pressione internazionale, che viene esercitata tramite diversi mezzi, militari, spionistici, terroristici, economici e mediatici. Organizzare una simile operazione ha richiesto molto tempo, grandi risorse e un’ampia rete di supporto e sostegno, che comprende sia capi di stato ed ex-ministri, che docenti, politici e militanti radicali islamici, arabi, turchi e occidentali. Ovviamente con il necessario supporto di dissidenti, terroristi e traditori di origine siriana. In questo testo si prova a definire il quadro dell’intrigo contro la Siria. Prefazione di Ouday Ramadan. Saggio introduttivo di Costanzo Preve Per saperne di Something blackheads frequently automatically to feel use eyes job some natural bought little oily wanting? And for ll it’s way cleansing and really it now think nourishing little of this ordered skin night either I it cheap generic viagra pleased shave without. più Torna alla Biblioteca