Durante la visita di quattro giorni, il Presidente dell’Assemblea Nazionale Trần Thanh Mẫn ha incontrato il Primo Ministro marocchino Aziz Akhannouch, ha tenuto colloqui con il Presidente della Camera dei Rappresentanti del Marocco Rachid Talbi Alami e con il Presidente della Camera dei Consiglieri Mohamed Ould Errachid.
marocco
Nel discorso pronunciato il 6 novembre 2023, in occasione del 48° anniversario della Marcia Verde, il Re Mohammed VI ha annunciato il lancio dell’“Initiative Atlantique”, tracciando una visione strategica per rafforzare i legami tra il Marocco e i Paesi del Sahel.
Fin dall'inizio del regno di Re Mohammed VI, il Marocco ha compreso la necessità di creare e consolidare grandi blocchi economici e, in ultima analisi, geopolitici. Questa logica è anche alla base dell'approccio diplomatico della mano tesa adottato dal Regno nei confronti dei vicini algerini.
L'interesse dell'Unione Europea verso le risorse africane, focalizzata principalmente nel settore energetico del gas naturale e fonti rinnovabili, riveste un ruolo cruciale nella definizione di una strategia geopolitica che mira a rafforzare i legami tra i due continenti. Nel precedente articolo abbiamo visto come i principali paesi europei abbiano recepito il potenziale africano a seguito della rottura delle relazioni energetiche con la Russia. Questa prospettiva è intrinsecamente legata anche ad una visione di cooperazione e prossimità nel bacino del Mediterraneo che potrebbe ridefinire partenariati strategici che non solo indirizzano le esigenze energetiche dell'Europa, ma promuovono anche lo sviluppo sostenibile e la stabilità nella regione africana.
di Giacomo Leccese Il recente accordo del 5 luglio 2021 sulla produzione del vaccino cinese antiCovid-19 in Marocco mette in luce una collaborazione tra i due Paesi sempre più stretta e articolata. Il legame tra i due Stati è, infatti, il frutto di varie strategie di natura politica ed economica in seno ai due paesi. Il recente avvicinamento Al momento del lancio della Belt and Road Initiative (BRI), nel settembre 2013, il Nord Africa era in larga parte escluso dal progetto. La regione, infatti, fino ad allora era sempre stata un’area piuttosto marginale nella politica estera cinese, nonostante alcuni primi segnali di cambiamento negli anni Duemila, come ad esempio il China-Arab States Cooperation Forum (CASCF) e il Forum on China-Africa Cooperation (FOCAC). L’evoluzione della BRI negli ultimi anni e la conseguente espansione degli interessi cinesi, però, hanno portato ad una crescente attenzione del gigante asiatico verso l’area, come testimoniano gli accordi bilaterali siglati dal 2014 in poi con tutti gli Stati nordafricani.1 Infatti, come sottolineato da Liu Ming, la BRI verso la regione MENA si è evoluta verso un nuovo modello di cooperazione, costituito da 1+2+3 elementi: la cooperazione energetica in termini di idrocarburi; la costruzione di infrastrutture e l’investimento sul commercio; e l’industria del nucleare, i satelliti spaziali e le nuove fonti di energia.2 Questo ha portato ad un allargamento del focus cinese, che, dai Paesi del Golfo, interessanti per la loro appetibilità in termini di petrolio e gas, si è allargato anche sui Paesi nordafricani non esportatori di idrocarburi, come il Marocco. Le relazioni sino-marocchine, che risalgono al 1958, quando il Marocco fu il secondo Paese africano a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, hanno, infatti, conosciuto una svolta significativa nel 2016 con la visita in Cina del re Mohammed VI. L’evento è stato l’occasione per stipulare molteplici accordi bilaterali in ambito economico, rafforzati nell’anno seguente con la firma del Memorandum of Understanding sulla realizzazione congiunta della Belt and Road Initiative. A testimoniare la repentina crescita dei rapporti economici tra i due stati c’è l’aumento degli investimenti diretti esteri cinesi verso il Marocco, passati dai 4,3 milioni di dollari del 2003 ai 318 milioni del 2017, più che raddoppiati tra il 2015 e il 2017. Il reciproco interesse, poi, si declina, anche in termini di soft power, come testimonia da un lato l’apertura di tre Istituti Confucio nel regno e dall’altro l’aumento del 300% dei turisti cinesi in Marocco tra il 2015 e il 2016 (frutto della decisione marocchina di eliminare la necessità del visto per questi ultimi). La vicinanza tra i due Stati si riflette, infine, anche politicamente nell’arena internazionale, dove entrambi i Paesi, nel rispetto del principio di non interferenza negli affari interni, evitano di prendere posizioni sfavorevoli all’altro riguardo a questioni al centro del dibattito globale: il Governo marocchino ha sempre evitato commenti sulle accuse di violazioni di diritti umani nei confronti delle minoranze islamiche nello Xinjiang (nonostante i riferimenti della stampa marocchina) e, allo stesso tempo, la Cina si è astenuta da qualsiasi intromissione nella...
L’intervento di Andrea Turi (Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) al convegno L’esperienza del Marocco. La sfida delle riforme che si è tenuto a Firenze il giorno 31 marzo 2017. Scarica il Pdf Ho l’onore e l’onere di chiudere questo convegno sul Marocco con un intervento sulla situazione economica e sociale delle province meridionali dal 1976 ad oggi. Nel 2015 vi ho fatto un viaggio fino a Laayoune. Nick Middleton, professore di geografia all’università di Oxford, avrebbe detto che in realtà quel viaggio non lo avrei fatto se non verso un luogo che non esiste (1). Il Sahara, invece, esiste ed è l’ultimo spazio periferico del Regno del Marocco che si estende su una superficie di 416.474 km2, il 58.6% del totale, riconquistato e integrato nello spazio nazionale marocchino nel 1975 e, adesso, organizzato sotto tre regioni – il cui frazionamento non è arbitrario ma ne riprende la divisione storica – ospitanti 869.258 abitanti (3,2% della popolazione del Regno, dati dell’ultimo censimento del 2014). Nel 1876, Re Hassan I, il re che riuscì a preservare l’integrità territoriale e a resistere alle pressioni straniere, marcia verso le regioni del sud in quella che passerà alla storia marocchina come la Marche Trionfale. Nel 1958, Mohammed V, il re liberatore, davanti alle frontiere con l’Algeria disse: “noi proclamiamo solennemente che noi proseguiremo nella nostra azione per riportare il Sahara nel quadro dei nostri diritti storici e conformemente alla volontà dei nostri abitanti”. Hassan II sente il peso dell’eredità della missione che gli è stata lasciata e la responsabilità del proprio ruolo quando il 6 novembre del 1975 lega il proprio nome alla causa della riunificazione del Regno del Marocco: la Marche Verte, la marcia verde, segna il momento in cui avviene la simbiosi tra il popolo marocchino e il trono Alawida. Il 28 febbraio 1976, gli spagnoli hanno definitivamente abbandonato il Sahara e sui tetti di Laayoune, la città principale della regione, svettano alti i colori e i vessilli del Regno del Marocco. Quelle che il Regno eredita – o, forse, è meglio dire reintegra all’interno dei propri confini – dagli spagnoli sono terre economicamente e socialmente “arretrate” rispetto al resto del Regno, situazione che ha costretto il Marocco a investimenti massicci per dotare il Sahara delle strutture di cui necessitava per sradicare il sottosviluppo cui gli spagnoli avevano relegato queste province meridionali. L’obiettivo primario era quello di cancellare le disparità e il deficit accumulato dalle regioni sahariane durante la dominazione coloniale spagnola. I 40 anni che vanno dal 1975 al 2015 sono gli anni dell’edificazione delle fondamenta per lo sviluppo delle province del sud: il Regno investe in infrastrutture di base e nella lotta contro la povertà e l’arretratezza. In questa prima fase il ruolo principale è stato giocato dallo Stato che, con sforzi politici ed economici colossali intraprende la strada dello sviluppo con investimenti nei campi delle infrastrutture di base, accesso all’acqua, igiene, servizi aerei, strade, telecomunicazioni, sanità, educazione, alfabetizzazione, urbanistica. Alcuni dati: – nel 1976 le vie stradali terrestri erano inesistenti e...
Venerdì 31 marzo 2017 presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana, Palazzo del Pegaso, Via Cavour 4 a Firenze si terrà il convegno dal titolo L’esperienza del Marocco – La sfida delle riforme, organizzato da Policom con l’assistenza del Gruppo Lega Nord. Andrea Turi del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo sarà presente in qualità di relatore con intervento dal titolo Sahara Marocchino. Lo sviluppo economico e sociale della regione dal 1976 ad oggi. Il programma della giornata Modera: Paolo Di Giannantonio (Rai Uno) INTRODUZIONE 14: Inizio dei lavori 14.15: Presentazione del convegno (Carlo Raffaelli = Policom; Francesco Pellati = Obiettivo Sistema Paese) 14.30: Saluti istituzionali IL MAROCCO OGGI 14.45: Prof. Aldo Berlinguer – QUADRO NORMATIVO E SVILUPPO ECONOMICO 15: Avv. Stab. Kaoutar Badrane – IL NUOVO CODICE DI FAMIGLIA 15.15: Dr Abdellah Redouane – LA PRATICA DELL’ISLAM IN MAROCCO 15.30: Prof. Marco Giaconi – LA RISPOSTA DEL MAROCCO AL TERRORISMO 15.45: PAUSA STORIA, SOCIETA’ ED ECONOMIA 16.15: Avv. Alessandro Belli – LE RIFORME ECONOMICHE DEL MAROCCO 16.30: Avv. Donato Nitti – IL COMMERCIO VERSO IL MAROCCO 16.45: Dr.ssa Yasmina Sbihi – LE OPPORTUNITA’ DI INVESTIMENTI IN MAROCCO 17: Prof. Moulay Zidane El Emrani – BREVE STORIA DEL MAROCCO LA QUESTIONE DEL SAHARA OCCIDENTALE 17.15: Dr. M. Fadel Dadi – LE RAGIONI DEL MAROCCO 17.30: Dr. Andrea Pannocchia – OSSERVAZIONI SOCIOLOGICHE SUL CONFLITTO 17.45: Dr. Andrea Turi – LO SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE DELLA REGIONE DAL 1976 A OGGI CONCLUSIONI 18: Sua Eccellenza Ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Abouyoub