10 Giugno 2026

Mark Bernardini

Vladimir PutinTraduzione di Mark Bernardini Il XXV Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo si svolge in un momento difficile per l’intera comunità mondiale, in cui l’economia, i mercati e gli stessi principi del sistema economico globale sono sotto attacco. Molti legami commerciali, produttivi e logistici, che in precedenza erano stati interrotti dalla pandemia, stanno ora attraversando nuove sfide. Inoltre, concetti chiave per gli affari come reputazione aziendale, inviolabilità della proprietà e fiducia nelle valute mondiali sono stati completamente minati. Minati, sfortunatamente, dai nostri partner in Occidente, e ciò è stato fatto intenzionalmente, per motivi di ambizione, per preservare illusioni geopolitiche superate. Oggi presenterò il nostro – quando dico “nostro”, intendo la leadership russa – il mio punto di vista sulla situazione in cui si trova l’economia globale. Mi soffermerò in dettaglio su come la Russia stia agendo in queste condizioni e come stia pianificando il suo sviluppo in un ambiente in dinamica evoluzione. Un anno e mezzo fa, parlando al forum di Davos, ho sottolineato ancora una volta che l’era dell’ordine mondiale unipolare è finita – voglio iniziare con questo, non c’è modo di farne a meno – è finita, nonostante tutti i tentativi conservarlo, conservarlo con ogni mezzo. I cambiamenti sono un corso naturale della storia, poiché la diversità di civiltà del pianeta, la ricchezza delle culture è difficile da combinare con modelli politici, economici e di altro tipo, modelli che qui non funzionano, modelli che siano brutalmente, senza alternative, imposti da un centro. Il difetto sta nell’idea stessa, secondo la quale ce n’è uno, seppur un potere forte con una cerchia ristretta di Stati approssimativi o, come si suol dire, ammessi ad esso, e tutte le regole degli affari e delle relazioni internazionali, quando necessarie, sono interpretate esclusivamente nell’interesse di questo potere, funziona in una direzione, il gioco va in una direzione. Un mondo basato su tali dogmi è decisamente insostenibile. Gli Stati Uniti, dopo aver dichiarato la vittoria nella Guerra Fredda, si sono dichiarati i messaggeri del Signore sulla terra, che non hanno obblighi, ma solo interessi, e questi interessi sono dichiarati sacri. Non sembrano notare che negli ultimi decenni si sono formati nuovi potenti centri sul pianeta e sono sempre più forti. Ciascuno di essi sviluppa i propri sistemi politici e istituzioni pubbliche, attua i propri modelli di crescita economica e, naturalmente, ha il diritto di proteggerli, di garantire la sovranità nazionale. Si tratta di processi oggettivi, di cambiamenti tettonici veramente rivoluzionari nella geopolitica, nell’economia globale, nella sfera tecnologica, nell’intero sistema delle relazioni internazionali, dove è in forte crescita il ruolo di Stati e regioni dinamici e promettenti, i cui interessi non possono più essere ignorati. Ripeto: questi cambiamenti sono fondamentali, cardini e inesorabili. Ed è un errore credere che il tempo dei cambiamenti turbolenti possa, per così dire, stare fuori, aspettare, che presumibilmente tutto tornerà alla normalità, tutto sarà come prima. Non lo sarà. Tuttavia, sembra che le élite dominanti di alcuni Stati occidentali siano proprio in questo tipo di illusione. Non vogliono notare...