5 Settembre 2026

mario draghi

A cura di Tass Intervista pubblicata sul sito dell’Ambasciata Russa in Italia 1. Per ragioni storiche, l’Italia è sempre riuscita a mantenere un equilibrio nella costruzione dei rapporti tra il blocco nord-atlantico, di cui fa parte, e l’Unione Sovietica, e in seguito Roma ha costruito rapporti più stretti con Mosca. Lei ha ripetuto più volte che questi rapporti sono stabili e non risentono della congiuntura politica interna dell’Italia, né dipendono da chi è al potere: sinistra o destra. Come può descrivere lo stato delle relazioni bilaterali oggi? Secondo Lei, quand’è che Roma ha iniziato a prendere le distanze da Mosca (prima dell’Operazione Militare Speciale) e per quali ragioni? L’equilibrio di cui parla è certamente rotto. Il noto raffreddamento è iniziato quando, nel febbraio 2021, si è insediato il governo italiano, oggi uscente, e fin dall’inizio ha dichiarato l’orientamento inequivocabile della politica estera del Paese verso le strutture euro-atlantiche, la disciplina dei blocchi, ecc. In linea di principio, questo indirizzo della politica estera del Paese non è una novità. L’Italia è tra i fondatori della UE e della NATO, membro del G7 e di altre strutture euro-atlantiche. La notizia sgradevole per noi è stata che, nonostante i noti pronunciamenti, il dialogo di partenariato con la Russia, finora molto consistente e tradizionale per la politica estera italiana, è stato praticamente escluso. Con l’avvio dell’operazione militare speciale in Ucraina nel febbraio 2022, è stato attivato il “freno di emergenza”. Il governo italiano si è allineato completamente alla politica occidentale di contenimento della Russia: ha appoggiato tutti i pacchetti di sanzioni anti-russe della UE, ha approvato gli aiuti militari al regime di Kiev, ha aderito alla totalmente sconsiderata azione collettiva dei partner occidentali espellendo 30 funzionari dell’ambasciata russa a Roma, ecc… Sono stati congelati quei meccanismi di cooperazione bilaterale che avevano dimostrato la propria efficacia (consultazioni interstatali, incontri nel formato “2+2” dei ministri degli Esteri e della Difesa, dialogo ad alto livello sulla sicurezza, consultazioni interministeriali sulle principali questioni internazionali, ecc.) ed è stata adottata la linea di un rapido superamento della dipendenza dalle forniture russe di gas, petrolio e prodotti petroliferi. Oggi le relazioni bilaterali sono di fatto in una modalità di pausa protratta. Non è una nostra scelta. Nonostante le continue accuse da parte di alcuni politici e media italiani di interferenze della Russia nei processi elettorali e politici interni del Paese, di ipotetici attacchi, minacce e ricatti da parte della Russia, chi conosce la situazione reale concorda sul fatto che la Russia non ha fatto e non sta facendo nulla che possa danneggiare concretamente l’Italia e il suo popolo, con il quale abbiamo sempre mantenuto relazioni amichevoli e reciprocamente vantaggiose. Ripeto ancora che le crisi nelle relazioni tra gli Stati vanno e vengono, ma gli interessi nazionali rimangono. Sono certo che i principali interessi della Russia e dell’Italia in gran parte coincidono, sono paralleli o convergono. 2. Cosa possiamo aspettarci dal nuovo governo italiano? Dato che ne faranno parte forze politiche come “Forza Italia” di Silvio Berlusconi e la “Lega”...
mario-draghi
di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE La russofobia dilagante ha portato la stampa al servizio dell’imperialismo ad accusare la Russia di aver spinto per la caduta del governo Draghi. In realtà, l’Italia è sottoposta da quasi ottant’anni alle continue ingerenze e all’occupazione militare degli Stati Uniti. Mario Draghi è il primo ministro italiano che meno di tutti, nella storia repubblicana, ha goduto della legittimazione popolare al momento della sua nomina. L’eventuale caduta del suo governo non farebbe altro che rispecchiare la volontà del popolo italiano, sebbene sono minime le possibilità che il prossimo governo intraprenda una strada diversa da quella dell’attuale esecutivo. Nel frattempo, la stampa italiana mainstream, sempre al servizio dell’imperialismo atlantista ed in preda alla russofobia più sfrenata, non ha trovato di meglio da fare se non accusare la Russia di ingerenze nella politica nazionale, con Mosca che sarebbe dietro la crisi interna ad un governo tenuto in piedi solamente dall’attaccamento alla poltrona di molti parlamentari. Una vera e propria barzelletta, se si pensa che, dal secondo dopoguerra in poi, l’Italia è sempre stata sottoposta alle pesanti ingerenze degli Stati Uniti. È noto come, sin dalla fine del conflitto mondiale, gli Stati Uniti abbiano allungato i propri tentacoli sulla politica italiana per evitare in tutti i modi la vittoria elettorale del Partito Comunista. Il segretario di Stato statunitense George Marshall fu il fautore della fine del governo di unità nazionale, proclamata il 31 maggio 1947 con la cacciata di tutti i ministri comunisti da parte di Alcide De Gasperi. Lo storico Paul Ginsborg spiega infatti che Marshall, ricordato dalla storiografia occidentale come il benefattore che pensò l’omonimo piano di ricostruzione dell’Europa, intimò all’allora primo ministro italiano di procedere in questo senso, in quanto l’anticomunismo era uno dei prerequisiti per ricevere gli aiuti statunitensi.  L’ambasciatore James Clement Dunn chiese poi a De Gasperi la messa al bando del PCI, cosa che non ebbe luogo per mezzi legislativi, ma si risolse nella cosiddetta conventio ad excludendum: pur avendo sulla carta una totale libertà di fare politica in Italia, il Partito Comunista non avrebbe mai avuto la possibilità di governare il Paese. Nonostante questo, la CIA conosceva il sostegno di cui i comunisti godevano in Italia, e mise in atto una vera e propria macchina per manipolare le elezioni del 1948, vinte dalla Democrazia Cristiana con più del 48% dei consensi. Non si tratta di teorie complottiste, ma di fatti documentati dalla stessa CIA, che ha oramai desecretato i documenti intitolati Measures proposed to defeat Communism in Italy (“Misure proposte per sconfiggere il Comunismo in Italia”) e Consequences of communist accession to power in Italy by legal means (“Conseguenze dell’assunzione del potere da parte dei comunisti in Italia per mezzi legali”). Il primo di questi documenti testimonia le misure prese dalla CIA per promuovere la vittoria della Democrazia Cristiana ai danni del Fronte Democratico Popolare, che alle elezioni del 1948 riuniva il Partito Comunista e il Partito Socialista. Secondo i documenti del National Security Archive degli USA, gli Stati Uniti avrebbero speso almeno 65 milioni di dollari per finanziare tutti i politici della DC eletti nella storia della Repubblica. Il secondo documento desecretato...