14 Agosto 2026

luca pingitore

Il 17 febbraio 2008, da Lubiana dove io ed altri due compagni di viaggio ci trovavamo quel giorno, venimmo a conoscenza dalla radio slovena della proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo e Metochia dalla Serbia. Dal nord di un Paese che comunque da una ventina di anni non esisteva già più, apprendemmo quindi dello sgretolamento definitivo di quella che era stata la Federazione Jugoslava.
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di Luca Pingitore Uno sguardo fugace dal finestrino dell’auto sulla quale viaggiamo tradisce i nostri volti non autoctoni. Il militare, fino a pochi istanti prima svogliato, diventa più attento e ci intima lo stop. Riconosciutici italiani, con tono deciso, comunica al nostro autista che dovrà sottoporci ad alcune domande. La portiera del veicolo si apre di scatto ed il soldato ci intima: “Chi è tifoso del Milan può passare. Se qualcuno fosse invece della Juventus verrà trattenuto.” Il milite se la ride divertito. Anche lui sfoggia il tipico baffo nero “alla Saddam” che qui in Iraq deve esser considerato una sorta di status symbol. Finanche alcuni manichini notati in botteghe di abbigliamento in diversi suk se ne fregiano. La strada che va da Baghdad a Mosul, principale via di comunicazione che collega la capitale dell’Iraq con il nord e la Repubblica Autonoma del Kurdistan, è disseminata di controlli e posti di blocchi. In particolar modo il segmento che da Tikrit si snoda appunto verso Mosul. La città dove nel 2014 fu proclamata la nascita del fantomatico Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, meglio conosciuto come Isis. Una città che ora si presenta distrutta nel suo centro storico ma già in fase di ricostruzione grazie all’aiuto anche di fondi internazionali. Chi ha visitato la Siria di recente, passeggiando adesso per Mosul, prova un sussulto al cuore ma allo stesso tempo avverte compiacimento per come la situazione sia in fase di ripresa e intravede speranza anche per il futuro dell’attiguo Stato siriano il quale si trova invece all’anno zero. Mosul e l’area nord – ovest dell’Iraq sono tornati sotto il controllo governativo solo da pochi anni ma la situazione non è ancora completamente stabile e di conseguenza esercito regolare, polizia e diverse milizie paragovernative vigilano la zona. I resti archeologici dell’antica città di Hatra sono ancora sotto il controllo difensivo militare iracheno in quanto l’Isis stabilì proprio qui uno dei suoi quartier generali. Furia iconoclasta sulle statue e scritte nere inneggianti allo Califfato sono tuttora ben visibili. Fino a poco tempo fa l’Iraq risultava praticamente spezzato in due ed era consigliato spostarsi in aereo per bypassare la zona. I punti di controllo disseminati sulla strada in concomitanza delle vie di accesso alle cittadine della regione o sulle convenzionali linee di confine tra i governatorati come anche in altre zone cruciali di passaggio sono numerosi. Si rallenta, i veicoli vengono sottoposti a controllo visivo e se non destano sospetto lasciati proseguire per la propria marcia. Niente di paragonabile ai veri e propri check point militari che caratterizzano il nord della Siria da Hama ad Aleppo1. Ma lì la guerra è ancora in corso e l’autostrada, in alcuni punti, funge sostanzialmente da linea del fronte con i battaglioni di Al Nusra. Il comune denominatore di queste postazioni di controllo è però l’affabilità e la cordialità dei militi. Sia in Siria che in Iraq, seppur nel rispetto dei ruoli, il trattamento ricevuto è sempre stato di cortesia e curiosità. Finanche quando, nei dintorni di...