Il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha rafforzato i legami con Cuba e il Venezuela durante la sua visita, discutendo di cooperazione economica e politica, ed evidenziando la volontà di resistere alle pressioni esterne e di promuovere un ordine mondiale più equo.
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di Giulio Chinappi ARTICOLO PUBBLICATO SUL BLOG DELL’AUTORE Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha avuto parole durissime nei confronti degli Stati Uniti, che continuano a perseguire il proprio progetto egemonico agognando alla “fine della storia”, secondo una teoria dichiarata obsoleta dal suo stesso autore, Francis Fukuyama. Dalla fine dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno cercato di dare vita al loro progetto egemonico di dominio mondiale, che nel corso degli anni ‘90 aveva dato l’illusione del successo agli imperialisti di Washington. Preso dall’euforia del crollo del nemico sistemico degli USA, il filosofo Francis Fukuyama aveva addirittura teorizzato la “fine della storia”, prevedendo un futuro senza conflitti in cui tutto il mondo si sarebbe convertito al credo capitalista sotto la guida degli Stati Uniti. Anni dopo, lo stesso Francis Fukuyama si è visto costretto a rinnegare la propria teoria, spazzata via dal corso della storia. Pur essendo venuta meno l’Unione Sovietica, infatti, il mondo non occidentale non si è affatto rassegnato al piano egemonico statunitense, ma continua a lottare per la propria libertà. L’emergere di un mondo multipolare all’alba del nuovo secolo ha messo a repentaglio il progetto imperialista nordamericano, portando alla rinascita della Russia e all’emergere di nuove potenze regionali e globali, su tutte la Cina. Nonostante queste evidenze, gli imperialisti statunitensi non hanno ancora rinunciato al loro progetto di dominio mondiale, come dimostrano le numerose guerre scatenate da Washington in modo diretto o indiretto, non ultima quella in Ucraina. A mettere in evidenza i veri obiettivi della politica estera degli Stati Uniti è stato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov: “Gli Stati Uniti stanno cercando di raggiungere ‘la fine della storia’ con il loro dominio totale, ma il corso della storia e l’evoluzione di un mondo multipolare non possono essere fermati”, ha detto il capo della diplomazia moscovita. “Ciò che stiamo vedendo ora in Europa nel senso più ampio, ciò che stiamo vedendo in altri continenti, dove gli inviati statunitensi stanno esortando ogni Stato ad assumere una posizione anti-russa, ad aderire alle sanzioni e ad astenersi dal comunicare con i funzionari russi, è un riflesso del tentativo di raggiungere la fine della storia, di stabilire il dominio definitivo e irreversibile del famigerato miliardo d’oro“, ha osservato, aggiungendo che i “vani tentativi” di Washington sono contrari al progresso storico, poiché cercano di arrestare e invertire l’evoluzione oggettiva di un mondo multipolare. Nonostante l’epoca coloniale sia terminata da un pezzo, l’atteggiamento delle élite politiche ed economiche occidentali nei confronti del resto del mondo non sembra essere cambiato. I Paesi occidentali si considerano ancora come il centro del mondo, nonostante il loro potere sia stato fortemente ridimensionato dalle recenti dinamiche globali e dall’emergere di nuove potenze in altri continenti. “Ciò a cui l’Occidente è effettivamente interessato è, come ha detto il presidente [Vladimir Putin], continuare la sua politica coloniale e neocoloniale, ingannare gli altri, trarne il massimo vantaggio per sé stessi e sostenere le capacità finanziarie del dollaro che viene stampato in trilioni di biglietti verdi cartacei, utilizzati attivamente per la creazione di una situazione sui mercati globali,...
dal sito La Città Futura Il ministro degli Esteri russo ha effettuato una visita ufficiale in Vietnam tra il 5 e il 7 luglio. Dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, il Vietnam ha proclamato la propria neutralità nel conflitto, astenendosi in occasione del voto delle mozioni antirusse proposte dalle potenze occidentali in sede ONU. Il governo vietnamita ha sempre mantenuto rapporti positivi con tutte le parti in causa, promuovendo il dialogo e la soluzione diplomatica come via d’uscita dal conflitto. Nel mese di marzo, il ministro degli Esteri vietnamita Bùi Thanh Sơn ha sentito telefonicamente sia il suo omologo russo, Sergej Lavrov, che quello ucraino, Dmytro Kuleba. In entrambi i dialoghi, Sơn ha affermato la posizione coerente del Vietnam secondo cui le controversie e i disaccordi internazionali dovrebbero essere risolti con misure pacifiche e nel rispetto dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, in particolare il principio del rispetto dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale di Paesi. Il funzionario ha chiesto alle parti interessate di esercitare moderazione, ridurre le tensioni e condurre più dialoghi per trovare una soluzione a lungo termine che sia in linea con il diritto internazionale e tenga conto degli interessi legittimi di tutte le parti. Il conflitto non ha dunque avuto nessun impatto negativo sulle relazioni bilaterali tra la Repubblica Socialista e la Federazione Russa, che affondano le proprie radici nella storia del sostegno dell’Unione Sovietica all’indipendenza e alla riunificazione del Vietnam. Ricordiamo che, nel settembre del 2021, il ministro Sơn aveva visitato la Russia, mentre, alla fine dello stesso anno, il presidente Nguyễn Xuân Phúc si era a sua volta recato a Mosca per incontrare Vladimir Putin. L’anno scorso, inoltre, ha segnato il 20° anniversario della partnership strategica tra Vietnam e Russia, mentre quest’anno ricorre il 10° anniversario della partnership strategica globale delle due nazioni. Nell’ambito di queste ricorrenze, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha effettuato una visita ufficiale nel Paese asiatico dal 5 al 7 luglio, al fine di rinnovare l’amicizia e la cooperazione tra i due governi, anche nel contesto dei nuovi sviluppi nelle situazioni internazionali e regionali. Già nel corso della conversazione telefonica tenuta con il ministro Sơn nel mese di marzo, Lavrov aveva elogiato il contributo del Vietnam alla pace, alla stabilità, alla cooperazione e allo sviluppo nella regione e nel mondo. Nel corso della sua visita, il 6 luglio, il ministro Lavrov ha deposto una corona di fiori presso il mausoleo Hồ Chí Minh a Hà Nội, considerato come uno dei simboli dell’amicizia russo-vietnamita. Da oltre trent’anni, infatti, l’Istituto di ricerca russo sulle piante medicinali e aromatiche (VILAR) contribuisce con le sue conoscenze tecniche e scientifiche alla conservazione del corpo del primo presidente vietnamita presso il mausoleo. Lavrov ha inoltre incontrato il suo omologo Bùi Thanh Sơn ed altri importanti esponenti del governo vietnamita e del Partito Comunista del Vietnam. La visita del ministro Lavrov conferma dunque gli ottimi rapporti che continuano ad esistere sull’asse Mosca-Hà Nội, indipendentemente dal contesto internazionale. Tra il 25 ed il 28 giugno, ad esempio, la provincia centrale di...
Sergey Lavrov “Per molti anni l’Unione europea, mascheratasi da “pacificatore”, ha generosamente finanziato il regime di Kiev, che è salito al potere come risultato di un colpo di stato anticostituzionale. Ha osservato in silenzio lo sterminio della popolazione nel Donbass e lo strangolamento dei russofoni in Ucraina. L’UE ha ignorato i nostri continui appelli per attirare l’attenzione sul dominio nazista sui vertici dell’Ucraina, sul blocco socio-economico e sull’uccisione di civili nel sud-est del paese. Avendo legato tutte le prospettive delle relazioni con la Russia all’attuazione del pacchetto di misure di Minsk, non ha fatto nulla per incoraggiare Kiev a iniziare ad attuarne i suoi elementi chiave. Allo stesso tempo, ha concesso denari ai vertici di Kiev e l’eliminazione del regime dei visti. Hanno esteso le sanzioni anti-russe con pretesti dubbi. Ha partecipato alle rappresentazioni organizzate da Kiev mettendo in discussione l’integrità territoriale della Federazione Russa. Ora, però la maschera è caduta. La decisione dell’UE del 27 febbraio di iniziare a fornire armi letali all’esercito ucraino è un’autodenuncia. Segna la fine dell’integrazione europea come progetto “pacifista” per riconciliare i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale. L’UE si è definitivamente schierata con il regime di Kiev, che ha scatenato una politica di genocidio contro parte della sua stessa popolazione. Nelle sue azioni antirusse Bruxelles è arrivata, senza nemmeno accorgersene, a usare la “neolingua” orwelliana. Ha annunciato che “investiranno” nella guerra scatenata in Ucraina nel 2014 attraverso un meccanismo chiamato Fondo Europeo per la Pace”. La leadership dell’UE non ha esitato a includere missili e armi leggere, munizioni e persino aerei da combattimento tra i mezzi “difensivi”. “Le azioni dell’Unione Europea non resteranno senza risposta. La Russia continuerà a perseguire i suoi interessi nazionali vitali a prescindere dalle sanzioni e dalle loro minacce. È ora che i paesi occidentali capiscano che il loro dominio indiviso nell’economia globale è da tempo cosa del passato.“ | Sergey Lavrov L’UE ha mostrato quanto vale veramente la supremazia del diritto in Europa ignorando tutti gli otto criteri della propria “Posizione comune” del Consiglio UE 2008/944/PESC dell’8 dicembre 2008 “Sulla definizione di regole comuni per controllare l’esportazione di tecnologia e attrezzature militari”, che vieta espressamente l’esportazione di armi e attrezzature militari dall’UE nelle seguenti situazioni: Inosservanza degli obblighi internazionali da parte del paese di destinazione (Kiev ha ignorato i suoi obblighi derivanti dal pacchetto di misure di Minsk, approvato dalla risoluzione 2202 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite); Mancato rispetto dei diritti umani, compreso il rischio che le armi siano usate per la repressione interna (nel Donbass, Kiev stava commettendo un genocidio); conflitto armato nel paese di destinazione e rischi di sua escalation a seguito del trasferimento di armi; minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionali, compresa la possibilità di un conflitto armato con un paese terzo; rischio per la sicurezza nazionale dei paesi dell’UE (le armi fornite possono essere utilizzate contro gli interessi dei paesi dell’UE); la politica del paese ricevente, compreso il rispetto del principio di non impiego della forza, del...