10 Ottobre 2026

Kassym Jomart Tokayev

Traduzione Paolo Marcenaro Il Presidente Kazako Tokayev ha espresso le condoglianze alle vittime dei tragici eventi dello scorso gennaio promettendo di assicurare alla giustizia coloro che han fomentato i violenti disordini. Secondo lui, quasi 2.000 responsabili di violenze sono stati finora detenuti. “Molti cittadini sono stati rilasciati, mentre coloro che avevano commesso reati gravi saranno ritenuti pienamente responsabili davanti alla legge. Fare altrimenti significherebbe tradire la memoria delle vittime innocenti”, ha detto Tokayev alla sessione che ha riunito deputati, il Governo in carica, rappresentanti delle ONG e dei media. Ha ribadito che le violenze di gennaio sono scaturite da un’azione su larga scala e ben coordinata con l’obiettivo finale di prendere il potere.“C’erano persone famose che hanno cercato di fare un colpo di stato. Alcuni alti funzionari corrotti hanno tradito lo Stato. Hanno impedito alle forze dell’ordine di agire in conformità con la legge e fornito false informazioni al Governo sulla situazione nelle città”, ha affermato. Ha anche riconosciuto l’uso della tortura da parte di alcuni agenti delle forze dell’ordine, affermando che “tali barbare manifestazioni degne del Medioevo sono contrarie ai principi di qualsiasi società progressista”.Mentre l’indagine sul coinvolgimento delle forze di sicurezza in un tentativo di colpo di stato è in corso e riservata, la nazione rimane ferma nel suo impegno per le riforme. Tokayev ha affermato che molte delle riforme annunciate erano in preparazione molto prima dei disordini. “Molte persone pensavano che ci sarebbe stata una battuta d’arresto: avremmo iniziato a stringere le viti e ridurre il ritmo della modernizzazione. Ma non ci allontaneremo dal nostro percorso e, al contrario, accelereremo i cambiamenti sistemici in tutte le sfere della vita pubblica. Il nostro Paese ha bisogno di riforme radicali, altrimenti ristagnerà”, ha detto al raduno. Ha riconosciuto che gli eventi di gennaio “hanno danneggiato la reputazione internazionale del Kazakistan”, ma ha promesso che sarebbe stato ricostruito con “duro lavoro”.Il fulcro del messaggio riformista del Presidente Tokayev é stato la necessità di trasformare la distribuzione del potere dall’ufficio della Presidenza a un Parlamento forte attraverso il rafforzamento del potere e delle responsabilità dell’organo legislativo e del Governo. Le riforme a livello costituzionale per limitare i poteri del Presidente includono un divieto legislativo al Presidente di essere membro di qualsiasi partito politico per il periodo del suo mandato. In precedenza, il Presidente aveva annunciato che interromperà la propria carica di guida del partito al governo del paese – Amanat (precedentemente chiamato Nur Otan). Dovrebbe essere abolito anche l’attuale diritto del Presidente di annullare o sospendere l’azione degli akims (sindaci) regionali e comunali, perché “contribuisce all’eccessiva pratica dell’“amministrazione manuale” e riduce l’indipendenza degli organi esecutivi locali”. Tokayev ha affermato che le riforme per rafforzare il ruolo del Parlamento dovrebbero partire dalla revisione della formazione e delle funzioni del Senato (camera alta del Parlamento) e del Mazhilis (camera bassa del Parlamento). “L’obiettivo chiave della modernizzazione politica del Paese è aumentare il ruolo dei cittadini nel governo dello stato attraverso processi elettorali”. Ha proposto il compito di riformare il sistema elettorale del Parlamento. Il...
Articolo tradotto da Paolo Marcenaro Nur-Sultan, 14 marzo 2022 – Alla sessione plenaria speciale del Mazhilis (la Camera bassa del Parlamento -NdA-)), i massimi funzionari delle forze dell’ordine del Kazakistan, il Commissario per i Diritti Umani e un importante avvocato per i Diritti Civili hanno risposto alle domande sull’indagine sul processo relativo alle rivolte di gennaio in Kazakistan. La sessione, durata tre ore e mezza e trasmessa in diretta sui canali televisivi nazionali e online, è diventata un’azione senza precedenti che ha coinvolto parlamentari di tutte le fazioni politiche, riflettendo la gravità del calvario che il Paese ha attraversato all’inizio dell’anno corrente. Descrivendo quanto accaduto a gennaio, il procuratore generale ha diviso gli eventi in tre ondate. In primo luogo, ci sono state manifestazioni pacifiche incentrate sulle richieste economiche, che sono state soddisfatte. Si stima che circa 50.000 persone abbiano preso parte a queste manifestazioni. Poi, diversi estremisti si sono uniti ai manifestanti. A causa delle loro attività sobillatorie e provocatorie, sono scoppiati gli scontri. Infine, elementi criminali e banditi si unirono alle manifestazioni, trasformandole in una violenta agitazione. Il procuratore generale Berik Asylov ha osservato che “abbiamo visto la combinazione di estremismo, radicalismo criminale e religioso”. Ha detto che dozzine di strutture ad Almaty, compreso l’aeroporto, sono state vandalizzate, i negozi di armi sono stati attaccati e molte armi da fuoco sono state sequestrate. I criminali hanno danneggiato più di 800 telecamere di sorveglianza stradale. I civili venivano usati come scudi umani e i veicoli come arieti. Asylov ha sottolineato che l’obiettivo finale di tali azioni era la presa del potere, pertanto tali azioni sono considerate un atto di terrorismo. Ha inoltre notato conseguenze irreversibili che si sarebbero potute verificare se i responsabili degli atti violenti avessero avuto successo nei loro piani, inclusa la perdita della statualità e la scomparsa dell’ordine costituito. In risposta alla domanda su chi ha istigato gli eventi di gennaio e chi c’era dietro gli attacchi terroristici, il Procuratore Generale Berik Asylov ha riconosciuto che in questo momento è difficile per lui rispondere a questa domanda. Tuttavia, ha rassicurato che “avremo una risposta circostanziata ed esauriente entro la fine delle indagini”. Passando alla questione dei casi oggetto di indagine, Asylov ha informato che 44 casi penali sono oggetto di indagine sull’organizzazione e la partecipazione a rivolte di massa. Un totale di 46 procedimenti penali sono legati ad atti di terrorismo. Il procuratore generale ha chiarito che lo scopo degli atti terroristici era quello di intimidire la popolazione, distruggere strutture strategiche per paralizzare la capacità di intervento delle autorità. Secondo il Procuratore Generale, un totale di 766 persone sono ora in custodia con varie accuse da parte di tutte le forze dell’ordine che indagano sulle conseguenze dei violenti disordini. Di questi, 19 sono cittadini di paesi stranieri, tra cui gli Stati confinanti di Uzbekistan e Kirghizistan. L’oratore ha anche osservato che circa 230 persone sono morte durante gli eventi di gennaio, tra cui 19 agenti di polizia e forze dell’ordine. Complessivamente, 3.500 agenti di sicurezza sono rimasti...
kassim jomart tokayev
Traduzione di Paolo Marcenaro da https://www.gov.kz/memleket/entities/mfa/press/news/details/328814?lang=en Nur-Sultan, 17 febbraio 2022 – Il 17 febbraio il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, ha rilasciato un’ampia intervista a Qazaqstan TV, in cui ha fornito la sua valutazione dei tragici eventi di gennaio scorso, la sua visione per le riforme politiche ed economiche pianificate, le relazioni con la Russia, l’eredità del primo Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, oltre ad altri argomenti. Parlando dei tragici eventi di gennaio, il Presidente ha osservato che “ovviamente tutto è iniziato con manifestazioni apparentemente pacifiche”, durante le quali le persone hanno espresso le loro richieste e il loro malcontento. “In effetti, non ci sono stati pogrom o atti criminali durante tali fasi iniziali di protesta“, ha affermato. Ha notato, tuttavia, che la situazione ha completamente cambiato direzione, poiché, poco dopo provocatori e banditi hanno utilizzato la situazione per i propri scopi. Il loro obiettivo, secondo il Presidente, non era partecipare a manifestazioni pacifiche, ma attaccare le autorità. Ha detto: “Era un’azione pianificata. Al centro degli eventi di gennaio c’erano gruppi criminali e terroristi, che hanno seguito un addestramento speciale e hanno via via istigato o coinvolto ulteriori gruppi banditeschi e criminali”. Il Capo dello Stato ha sottolineato che “questi gruppi hanno cercato di compiere un colpo di stato” e le loro azioni erano “dirette contro la nostra statualità, l’integrità del Paese e la sicurezza dei suoi cittadini“. Il Presidente Tokayev ha sottolineato che i cittadini comuni, che partecipavano a raduni pacifici, “spesso venivano poi spinti a unirsi alle azioni violente“. Per questo, ha osservato, “il nostro compito ora è capire chi è un criminale e chi no”, aggiungendo che “tutto diventerà chiaro dopo i risultati delle indagini”, che, ha detto, “necessiteranno di tempo“.Tokayev ha anche affermato che i cospiratori volevano “invertire il corso delle riforme perché esse potrebbero influenzare i loro interessi personali“. Il Presidente ha chiarito che gli obiettivi principali delle riforme includono la costruzione di una società giusta, la de monopolizzazione, l’attuazione della trasformazione politica e l’accelerazione dello sviluppo economico del Paese. L’intervistatore è poi passato al tema della garanzia dei diritti dei detenuti e ha sollevato la questione di certe denunce di tortura che sono state condivise sui social media. Il Presidente Tokayev ha sottolineato categoricamente che “tali addebiti sono del tutto inaccettabili”. Ha sottolineato che speciali commissioni pubbliche sono state istituite dalla Difesa civica per i Diritti Umani Elvira Azimova, con la partecipazione di noti attivisti per i Diritti Umani Aiman Umarova, Zhemis Turmagambetova, Abzal Kuspan e altri avvocati. Stanno esaminando il rispetto della legge mentre indagano su ogni caso di potenziale violazione dei Diritti dei detenuti. Il Presidente ha sottolineato che tutti gli eventuali responsabili di violazioni dei Diritti Umani che saranno individuati verranno ritenuti responsabili, sottolineando che “i Diritti Umani sono una priorità molto importante per me, la più importante oggi“. Passando al coinvolgimento delle forze della CSTO per sostenere le forze dell’ordine del Kazakistan nel ripristinare la legge e l’ordine durante i disordini di gennaio, il Presidente Tokayev ha affermato di non rammaricarsi per la decisione...
Kazakhstan
di Ivelina Dimitrova Il Kazakistan, l’ex Repubblica Sovietica, nono Paese per estensione territoriale a livello mondiale – grande quasi quanto l’intera Europa ma con una popolazione di soli 19 milioni di abitanti, che si espande in Asia centrale in prossimità di tre delle più grandi potenze mondiali di oggi (la Federazione Russa, la Cina e l’India), ha attraversato all’inizio di quest’anno, turbolenze politiche segnate da violenza e insicurezza, eventi senza precedenti negli ultimi 30 anni della sua era post-sovietica. Una breve descrizione dei recenti accadimenti è utile al fine di analizzare quanto avvenuto e, soprattutto, individuare le ragioni che stanno alla base dell’insorgenza. Tutto ha avuto inizio lo scorso 2 gennaio, quando la popolazione, esasperata dall’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, è scesa in strada, prima nelle città di Aktau e Zhanaozen, situate nella regione occidentale del paese ricca di petrolio (la Junior zhuz zona); in seguito le proteste si sono estese alla vecchia capitale Almaty. Il malcontento inizialmente ha avuto motivazioni economiche connesse con la disapprovazione popolare per l’aumento del prezzo del carburante, ma si è rapidamente trasformato in politico, a causa dello scontento accumulatosi negli anni contro la corruzione e il nepotismo; ciò in quanto, nonostante il Paese sia molto ricco di risorse naturali, inclusi petrolio e gas, la gente comune non beneficia della ricchezza derivante dallo sfruttamento di queste risorse naturali. La gestione di queste risorse e i connessi grandi investimenti esteri, attratti soprattutto negli ultimi quindici anni, sono sotto il controllo della classe politica dirigente che, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’indebolimento delle posizioni economiche e politiche di Mosca, ha operato e mantenuto una posizione di bilanciamento nei rapporti con la Russia e con le potenze occidentali. Il dissenso ha portato in piazza la gente comune, scontenta per l’ingiustizia, ma poi si è trasformato in violenza con similitudini con le rivoluzioni colorate e la primavera araba. Si sono probabilmente sfruttati la rabbia e il malcontento della popolazione che spontaneamente avvia una protesta e poi inizia le violenze quando tra i manifestanti si inseriscono provocatori spesso militari o ex militari ben preparati e armati, che non hanno nulla a che fare con i manifestanti. Nel caso del Kazakistan, il locale Ministero dell’Interno ha riferito che alcuni dei partecipanti violenti non erano cittadini kazaki. Questi agitatori, molti dei quali erano addirittura armati, si sono scontrati con la polizia e di conseguenza si sono avuto numerosi decessi. Le informazioni governative parlano di agenti di polizia decapitati nelle strade di Almaty: un famoso musicista e regista chiamato “il padre dell’hip hop kazako” Saken Bitayev è stato ucciso da colpi di arma da fuoco durante le violente proteste mentre alcuni saccheggiatori cercavano di bloccare la sua autovettura; banche e negozi sono stati depredati; tra le vittime ci sarebbero stati, tra gli altri, anche bambini. Il 5 gennaio è stato riferito che i manifestanti avessero preso il controllo dell’aeroporto di Almaty e tutti i voli sono stati temporaneamente cancellati. Gli insorgenti hanno appiccato il fuoco a una residenza...
ARTICOLO ORIGINALE tradotto da Paolo Marcenaro Il Presidente Kassym-Jomart Tokayev ha descritto i recenti violenti disordini in Kazakistan come un tentativo pianificato di prendere il potere, con il coinvolgimento di militanti professionisti formati all’estero, ha sottolineato un’equa indagine nazionale su quanto accaduto, nonché le preoccupazioni per presunti maltrattamenti dei detenuti sarebbero stati accuratamente controllati. Ha anche sottolineato che ricoprirà la carica di presidente per un massimo di due mandati, come previsto dalla Costituzione del Kazakistan, aggiungendo che non ci saranno modifiche alla legislazione al riguardo. Questa e altre dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista a un canale di notizie kazako, “Khabar 24”.Rispondendo alla domanda su chi si dovesse considerare realmente responsabile delle violenze, Tokayev ha affermato che l’indagine in corso dovrebbe fornire risposte. Ha detto: “Non voglio prevedere l’esito delle indagini, sarebbe sbagliato. Molti dei militanti, compresi i loro leader, hanno lasciato Almaty, alcuni sono fuggiti nelle campagne, altri sono fuggiti attraverso il confine verso i Paesi vicini”. In relazione alle prime proteste pacifiche iniziate il 2 gennaio, ha affermato: “Per quanto riguarda le manifestazioni pacifiche, ovviamente hanno avuto luogo. Non c’era uso della forza contro i manifestanti”. Commentando la sua decisione del 7 gennaio di dare l’ordine di sparare contro i terroristi armati, il Capo dello Stato ha chiarito che le forze dell’ordine non avevano un piano d’azione durante i disordini. Era, quindi, necessario che lui stesso si assumesse la responsabilità necessaria. Ha spiegato che quando ha dato l’ordine, i manifestanti pacifici avevano da tempo lasciato le strade e ad affrontare la reazione delle forze dell’ordine erano rimasti solo i banditi. Commentando la reazione negativa che il suo ordine ha ricevuto in alcuni circoli internazionali, Tokayev ha detto: “Sono un diplomatico di carriera, sapevo che ci sarebbe stata una reazione del genere, ma gli interessi dello Stato e la sicurezza dei cittadini sono della massima importanza per me. Mi stavo concentrando sul ripristino dell’ordine nel Paese, la reazione [all’estero] è stata una minore preoccupazione”.Al riguardo, il Presidente ha affermato che il Kazakistan non cerca assistenza internazionale per indagare sui disordini, come suggerisce la risoluzione del Parlamento europeo adottata il 20 gennaio, che Tokayev ha definito “di parte e prematura”. Allo stesso tempo, il Kazakistan continuerà a sviluppare la sua cooperazione con tutti i suoi partner internazionali, inclusi Stati Uniti e Cina, ha affermato.Il Presidente ha inoltre informato che la questione della sua assunzione alla guida del Consiglio di sicurezza il 5 gennaio è stata sollevata con il primo Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, aggiungendo che “non c’è stata alcuna contrattazione sulla divisione dei poteri con Nazarbayev e nessuna discussione su privilegi”. Commentando le affermazioni secondo cui il Kazakistan deve alla Russia un favore per il sostegno temporaneo che il Kazakistan ha ricevuto dall’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (CSTO), il Presidente Tokayev ha dichiarato categoricamente che non c’erano precondizioni da parte del Cremlino e nessuna discussione sul fatto che il Kazakistan dovesse restituire alcun favore. Ha chiarito che oltre alle forze russe, il contingente di mantenimento della...
Il discorso di Kassym-Jomart Tokayev alla sessione speciale del Majilis del Parlamento della Repubblica del Kazakhstan L’11 gennaio 2022, il Presidente del Kazakhstan Kassym-Jomart Tokayev ha tenuto un discorso in una sessione speciale del Mazhilis (camera bassa del Parlamento del Kazakhstan). Il discorso del capo di stato segue uno scoppio di violenza senza precedenti in tutto il Kazakhstan dalla scorsa settimana. Il Presidente Tokayev ha confermato che gli autori della violenza stavano approfittando di un genuino malcontento popolare per l’aumento dei prezzi del gas liquefatto. Inizialmente, ci sono state manifestazioni pacifiche contro l’aumento dei prezzi in diverse regioni. Le proteste sono state poi sfruttate da banditi, saccheggiatori e terroristi armati, compresi i combattenti stranieri. L’obiettivo chiave dei criminali è chiaro – hanno cercato di distruggere le istituzioni statali, distruggere l’ordine costituzionale e infine prendere il potere in Kazakhstan. Di fronte all’aggressione armata senza precedenti da parte dei terroristi, il Kazakhstan è stato costretto a rivolgersi ai suoi partner dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) e ha richiesto il dispiegamento di un contingente internazionale di pace. Fino ad oggi, la missione principale della forza di pace CSTO è stata completata con successo. Il ritiro graduale dell’intero contingente di pace CSTO dal Kazakhstan inizierà tra due giorni e non durerà più di 10 giorni in totale. Il Presidente ha detto che era importante riconoscere che al momento in cui il contingente CSTO è stato invitato in Kazakhstan, il paese era in pericolo di perdere il controllo della sua città più grande, Almaty, a causa dei terroristi. Se l’avessimo perso, avremmo potuto perdere l’intero paese. Il rischio era particolarmente alto, dato che il Comitato di sicurezza nazionale del Kazakhstan, un’agenzia chiave per l’antiterrorismo, non è riuscito a identificare in tempo una minaccia critica per la sicurezza nazionale. Durante la sessione, il Presidente Tokayev ha proposto Alikhan Smailov come nuovo primo ministro del Kazakhstan, avendo avuto precedentemente il ruolo del ministro delle finanze e vice primo ministro. La camera bassa ha votato a favore della candidatura del signor Smailov per il nuovo incarico. Al nuovo primo ministro sono state date tre settimane per preparare e presentare il piano d’azione del Governo per il 2022. Il Presidente Tokayev ha presentato una serie di iniziative volte a superare l’attuale crisi e a sostenere il benessere a lungo termine della popolazione del Kazakhstan. Superamento della crisi Almaty e altre regioni che hanno subito danni saranno ripristinate il più presto possibile. Il normale funzionamento del sistema finanziario, del settore dei trasporti, delle catene di approvvigionamento alimentare sarà ripristinato quanto prima. Il Presidente ha sottolineato che questa è la sua responsabilità personale e quella del Governo. La situazione generale in Kazakhstan è attualmente stabile. Ma è estremamente importante completare con successo l’operazione antiterrorismo in corso, ripristinare completamente la legge e l’ordine nel paese. La Task Force Investigativa Speciale è stata incaricata di assicurare alla giustizia tutti i militanti e i loro complici coinvolti nei crimini contro la popolazione civile, scoprire tutte le cause e i dettagli della...
Articolo Originale Il governo kazako ha provveduto a porre sotto controllo i prezzi del carburante e di altri beni, ma continuano le violenze. La questione dei prezzi era dunque solo un pretesto per dare vita ad un’aggressione ibrida contro l’ex repubblica sovietica. Dal 2 gennaio in Kazakistan si stanno svolgendo proteste antigovernative, sorte per la prima volta nelle città di Jañaözen e Aktau, nella regione di Mangghystau. Inizialmente, i manifestanti asserivano di dimostrare contro l’eccessivo aumento del prezzo del carburante, ma non ci è voluto molto a capire la vera natura di questi moti, ovvero un nuovo tentativo di rivoluzione colorata in seno ad un’ex repubblica sovietica. Nella giornata del 6 gennaio, infatti, il governo di Nur-Sultan ha introdotto dei prezzi controllati per i carburanti nonché una moratoria sull’aumento delle tariffe dei servizi pubblici per sei mesi e ha vietato l’esportazione di bestiame per sei mesi al fine di stabilizzare i prezzi di carne e verdure: “I limiti di prezzo per il commercio al dettaglio di gas di petrolio liquefatto per il rifornimento di autoveicoli nelle stazioni di servizio sul territorio del Kazakistan sono stati fissati per 180 giorni“, si legge nella dichiarazione pubblicata giovedì sul sito web del governo. “È stata introdotta una regolamentazione statale temporanea dei prezzi di 180 giorni per il commercio di benzina e gasolio“. Una risposta di questo tipo da parte del governo dovrebbe essere quanto meno soddisfacente per i manifestanti, visto che va anche oltre le richieste stesse di coloro che protestano, ponendo un netto freno all’inflazione per almeno sei mesi. Invece, le violenze stanno proseguendo in tutte le principali città del Paese, comprese Almaty e la capitale Nur-Sultan (ex Astana), dove si registrano sparatorie e morti. Questo dimostra come l’aumento dei prezzi, una questione apparentemente valida e sentita da una parte della popolazione, sia stato utilizzato come pretesto per provocare un tentativo di destabilizzazione del Paese dell’Asia centrale, prevalentemente in funzione antirussa. Aleksandr Volfovič, segretario di Stato del Consiglio di sicurezza bielorusso, ha correttamente affermato che il Kazakistan sta subendo un’aggressione ibrida proveniente dall’esterno, con l’obiettivo di destabilizzare o addirittura rovesciare il governo del presidente Qasym-Jomart Toqaev: “Gli sviluppi nel paese possono essere descritti come aggressioni ibride esterne. La situazione segue lo scenario familiare di una rivoluzione colorata: le forze esterne e interne correlate stanno cercando di distruggere il governo legittimo con metodi incostituzionali“. La Bielorussia, del resto, ha recentemente vissuto un’esperienza simile, alla quale però è riuscita a rispondere in maniera adeguata. Anche il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, ha commentato quanto sta avvenendo in Kazakistan, affermando che le proteste sono una messa in scena organizzata da forze esterne attraverso l’interferenza dei servizi segreti stranieri, e che potrebbero provocare “centinaia o migliaia di morti e un Paese saccheggiato per anni a venire”. Vučić ha paragonato la situazione kazaka a quella del suo Paese, affermando che, a suo modo di vedere, le stesse forze che hanno fomentato le proteste in Kazakistan potrebbero tentare qualcosa di simile in Serbia. Come avvenuto nelle altre ex repubbliche sovietiche, l’obiettivo è quello di colpire...