14 Giugno 2026

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“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”: progetto di ricerca del Cesem Nella millenaria storia del Tibet-Xizang, l’antichità vede sostanzialmente l’alternarsi dell’influenza culturale, amministrativa e religiosa di due grandi sfere di influenza sulla regione, ovverosia quella mongola e quella cinese. Tale contesa, che grossomodo segnerà i destini dell’area centro-asiatica per tutta l’epoca medievale, sarebbe stata definitivamente districata in epoca moderna a favore dei cinesi, che dalla metà del XVIII secolo si sarebbero insediati a Lhasa, rendendo il Tibet un loro protettorato amministrativo. Tuttavia tale approdo merita qualche ulteriore approfondimento, essendo scaturito da una concatenazione di eventi abbastanza intricata. Procedendo per sommi capi, va ricordato che a causa della minaccia mongola incombente sul Tibet, verso il principio del XVIII secolo, il governo tibetano invocò l’intervento protettivo della Cina, che si sarebbe concluso con la vittoria delle armate dell’Imperatore Manciù nel 1720. Come compenso per la vittoriosa azione militare, l’imperatore Kāngxī (1654-1722) ottenne la tutela del Celeste Impero sul Tibet. Tale tutela amministrativa si articolò nell’insediamento a Lhasa di due Amban – ovvero alti ufficiali della dinastia Manciù – che vi sarebbero rimasti per i due secoli successivi. Ciò accadde in quanto, durante l’esilio del VII Dalai Lama bsKal bzang rGya mtsho (Kelzang Gyatso, 1708-1757) nel Tibet orientale, una figura laica aveva preso il potere a Lhasa: si trattava dell’ufficiale militare Pho lha bSod nams sTobs rgyas (Pholhana), fedele alla Cina, che governò dal 1728 al 1747. Promotore di una relativa pacificazione, consentì il ritorno del Dalai Lama dall’esilio, riuscendo a ristabilire una relativa stabilità sociale e riallacciando le relazioni diplomatiche con i mongoli. Una ulteriore svolta si ebbe a causa dell’inettitudine del figlio di Pholhana, Gyur med rNam rgyal (Gyurme Namgyal), fatto infine deporre per ordine degli Amban nel 1750. Ritornava pertanto la tutela diretta del Celeste Impero sul Tibet ed il conferimento, da parte dell’Imperatore cinese Qiánlóng (1711-1799), della facoltà di governo al VII Dalai Lama. Questi sono stati i momenti salienti del ritorno del controllo cinese sulla regione tibetana, che portano a stabilire inoppugnabilmente che il Tibet-Xizang sia tornato ufficialmente cinese almeno a partire dalla data del 1720. Tuttavia, al fine di comprendere meglio tale approdo, risulta necessaria qualche breve digressione storica rispetto ai protagonisti di questo passaggio fondamentale della storia cinese. Come detto in più occasioni, il sistema di governo del Tibet era basato su una teocrazia, secondo cui il Dalai Lama era al contempo sovrano e leader religioso della popolazione, coincidenza di potere spirituale e temporale tipica del sistema definito appunto lamaismo. La figura del VI Dalai Lama va letta all’interno di una complessa cornice storica, che porterà il Tibet a diventare protettorato cinese. Nel 1680 diverse zone ancora indipendenti del sud-est del Tibet vennero incorporate nello Stato teocratico del Tibet dal V Dalai Lama, con l’aiuto dell’esercito mongolo. Tra questi, il Mon (ora in India, stato del Nagaland) dove nacque il Tsangyang. Secondo alcuni, il VI Dalai Lama nacque nella città di Tawang, attualmente nell’Arunachal Pradesh in India, sul versante opposto della pianura creata dal...