5 Settembre 2026

kabul

Afghanistan Modena
Giovedi 24 novembre 2022, alle 21H00 presso la sala Ascom in via Piave 125 a Modena si terrà l’evento dal titolo Afghanistan. un anno dopo, Dal ritiro dei talebani, organizzato da Azione Universitaria collaborazione con il CESEM Centro Studi Eurasia e Mediterraneo. Nel corso della serata interverranno Federico De Renzi (islamista) e Sebastiano Caputo (reporter inviato a Kabul).
Foto di Sayyed shahab-o- din vajedi
di Seyed Mohammad MarandiTraduzione a cura di Islamshia.orgArticolo Originale: Islamshia » La fuga da Kabul e l’eredità del generale Soleimani (S.M. Marandi) L’Iran ha forti ragioni per credere che l’improvviso ritiro delle forze occidentali sia stato progettato per creare instabilità e caos in Afghanistan. Circa venti anni fa, dopo la schiacciante sconfitta dei Talebani in Afghanistan e il completo ritiro del sostegno del Pakistan e dell’Arabia Saudita sotto pressione degli Stati Uniti, la Forza Quds (dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, ndt) iniziò un dialogo con questa organizzazione apparentemente ridimensionata. A quel tempo molti pensavano che si trattasse di uno sforzo senza senso poiché il panorama politico in tutta la regione stava cambiando radicalmente. Il fatto che i Talebani avevano ucciso 11 diplomatici iraniani e un giornalista all’interno del Consolato iraniano a Mazar-i-Sharif avrebbe fatto sembrare questa nuova direzione, se pubblicizzata, grossolanamente inappropriata agli occhi di molti a Teheran. L’invasione statunitense dell’Afghanistan, e successivamente dell’Iraq, ha costretto gli americani a digerire la presenza e il ruolo dei potenti alleati iraniani in entrambi i Paesi. Le forze di occupazione guidate dagli Stati Uniti mancavano di alleati e di una strategia coerente a lungo termine, mentre importanti capi dell’opposizione e di organizzazioni militari e politiche avevano sede a Teheran. In Afghanistan gli Stati Uniti hanno dovuto rivolgersi a una coalizione di partiti politici – la cosiddetta Alleanza del Nord – che stava lottando sotto tremenda pressione nella loro resistenza contro i Talebani brutali e spietati sostenuti dall’estero. Pertanto, quando i Talebani furono sconfitti e le forze residue fuggirono dal Paese, gli alleati iraniani assunsero posizioni chiave nel governo afghano. Sembrava non esserci alcuna necessità o giustificazione per il dialogo con questa forza apparentemente esaurita. Tuttavia il Generale Qasem Soleimani riteneva che i Talebani continuassero ad avere un sostegno popolare tra un segmento significativo delle tribù e delle popolazioni pashtun nel sud dell’Afghanistan e in parti del Pakistan, e considerava che l’unico percorso verso la stabilità regionale a lungo termine fosse per tutte le parti di impegnarsi nel dialogo. Il Generale Soleimani credeva anche che in tali circostanze l’unica forza pronta a far aumentare in modo significativo il costo dell’occupazione guidata dagli Stati Uniti, un obiettivo strategico chiave iraniano, fossero i Talebani. Sapeva che in tali circostanze l’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan sarebbe diventata gradualmente estremamente problematica e impopolare nei Paesi occidentali e che alla fine un così enorme fardello avrebbe colpito duramente le economie occidentali costringendole a ritirare le loro forze da entrambi i Paesi. L’obiettivo della Forza Quds era di creare comprensione reciproca e incoraggiare le fazioni più moderate all’interno dei frammentati Talebani a prendere il sopravvento. Il Generale Soleimani credeva che fosse inevitabile che le forze straniere a un certo punto sarebbero state costrette a lasciare il Paese e che, dopo la sua liberazione, fosse essenziale che l’Afghanistan non fosse spinto dalle forze di occupazione in ritirata in un’altra devastante guerra civile. Il 2011 è stato un punto di svolta significativo nelle relazioni, e delegazioni di alto rango hanno iniziato a visitare Teheran. Con il...