7 Giugno 2026

islam xinjiang

di Marco Costa L’intreccio tra questione etnica, questione religiosa e questione territoriale nella Cina antica è assai complesso. Nell’immaginario collettivo occidentale la Cina è spesso erroneamente percepita come una nazione costituita da un’unica nazionalità – quella Han – del tutto omogenea. In realtà la Repubblica Popolare Cinese sancisce già nel preambolo della propria Costituzione che essa “è uno Stato unitario multietnico alla cui creazione hanno contribuito i popoli di tutte le sue nazionalità”.1 Secondo il quadro normativo vigente, il Governo cinese riconosce ufficialmente 56 nazionalità e tra queste i cinesi Han rappresentano la maggioranza della popolazione e gli Hui (in larghissima maggioranza musulmani) costituiscono la terza grande minoranza nazionale, dopo gli Zhuang e i Manciù, ben prima dell’altra comunità islamica di cui si parla, ovvero quella degli Uiguri. Da un punto di vista antropologico, diversi studiosi si sono occupati del tema delle minoranze etniche in Cina, e possiamo ricordare almeno Dru Gladney, Michael Dillon e Jean Berlie. Questo per ribadire ulteriormente il concetto – purtroppo non scontato – che il territorio dello Xinjiang non è popolato solamente dalla popolazione uigura, la quale non è assolutamente l’unica rappresentante dell’Islam nella Repubblica Popolare Cinese. Occorre quindi compiere un lungo passo indietro nella storia, per risalire alle origini dei primi contatti tra mondo arabo e mondo cinese, che risalgono, alla metà dell’ottavo secolo. È infatti in questo periodo che iniziano i primi scambi commerciali tra il mondo islamico e quello cinese. In particolare dal VII secolo alla metà del XIII si parla nel mondo cinese di arabi e persiani che, in veste di ambasciatori, commercianti e studiosi, giungevano nel “Paese di Mezzo” principalmente percorrendo le due Vie della Seta tradizionali, quella marittima e quella terrestre. Questo primo periodo che va dall’insediamento dei primi mercanti arabi fino all’instaurazione della dinastia Yuan (1271-1368) è caratterizzato da una forte presenza musulmana straniera dedita principalmente alle attività commerciali e raramente coinvolta nelle attività di proselitismo. A partire dalla metà del XIII secolo, grazie alla graduale integrazione degli Hui all’interno della società cinese, possiamo invece iniziare a parlare di musulmani cinesi. Durante la fase di espansione mongola in Asia Centrale le popolazioni di fede islamica furono reclutate dalle truppe mongole e in questo modo riuscirono a raggiungere la Cina Occidentale, dove iniziarono a risiedere stabilmente, coltivando i campi e trasmettendo gli insegnamenti del profeta Maometto. Peraltro, a partire da questo periodo, corrispondente alla tarda epoca Ming, si assistette ad una notevole velocità di propagazione delle dottrine islamiche e alla conseguente assimilazione di elementi propri della scuola confuciana e di quella buddhista. Secondo le teorie dell’antropologo francese Jean Berlie, la religione islamica si è diffusa in Cina nel corso di tre periodi distinti: una prima ondata che va dai primi contatti con i mercanti arabi del VII secolo e fino al XIII secolo, che è costituita dai musulmani che appartengono alla corrente dell’Islam tradizionale (detti laojiao, ossia “vecchi insegnamenti”), la principale scuola islamica in Cina che è caratterizzata da un’organizzazione molto classica in piccole comunità riunite intorno ad...