Intervista a cura di Filippo Bovo Recentemente Lei è stato in Cina come membro della delegazione della stampa italiana in visita nel Paese. Ha visitato dei siti e dei monumenti d’importanza mondiale, come la Grande Muraglia, l’Esercito di Terracotta ed il Museo degli usi e dei costumi tradizionali e popolari del Guanzhong. Ciò Le avrà sicuramente permesso di valutare la differenza nel modo di valorizzare e tutelare il patrimonio storico e culturale tra la Cina ed il nostro Paese. Che impressione ne ha tratto? Quali lezioni può trarne l’Italia? Il popolo cinese ha un grande orgoglio del proprio passato. Non solo il governo e le istituzioni, ma anche i cittadini sono molto legati alle tradizioni profonde della Cina. I suoi cinquemila anni di civiltà non sono stati affatto scalfiti dalla modernizzazione. Lo stesso Partito Comunista Cinese giunse al potere nel 1949 dopo un secolo di umiliazioni e conflitti terribili per la popolazione cinese, contro nemici interni ed esterni, che forgiarono la sua capacità di resistenza fisica, spirituale e culturale. Il governo conferisce una straordinaria importanza allo studio storico di quel secolo affinché i giovani, che oggi possono godere dei vantaggi dello sviluppo economico, non dimentichino – cito testualmente – “il sacrificio compiuto dai padri per il bene della nazione”. I siti storici sono ovviamente tenuti in grande considerazione e tutelati direttamente dalle autorità pubbliche. Di certo, l’Italia ha una lunga tradizione in termini di conservazione dei beni culturali ma abbiamo dei problemi a valorizzarli e a farli nostri. Spesso li consideriamo oggetti asettici, vetrine per turisti a cui noi possiamo permetterci di non dare tanta importanza. Al di là dei centri più noti, come Roma, Milano, Venezia, Torino o Firenze, molti turisti sono costretti a seguire itinerari “spontanei”, scoprendo le migliaia di altre bellezze “minori” quasi per caso, di passaggio. In Cina questo non avviene. Ogni possibilità di entrare in contatto con la tradizione è veicolato attraverso strumenti pubblicitari o pacchetti turistici: edifici di culto, residenze imperiali, ma anche sale da tè tradizionali, luoghi ricreativi o ristoranti di un certo tipo, immergono il forestiero nella storia e nella cultura del Paese, permettendogli di iniziare a conoscerlo. Un’altra possibilità di confronto è data dal giornalismo. Lei ha incontrato i funzionari dell’Associazione dei Giornalisti Cinese, ha visitato la sede di Radio Cina Internazionale e di altre importanti testate locali dello Shaanxi. Quali differenze ci sono nel modo di fare giornalismo in Italia ed in Cina? Qual è il ruolo del giornalista nella società cinese? Sul piano strettamente professionale, organizzativo e tecnico, i colleghi cinesi hanno ormai raggiunto un livello praticamente identico a quello occidentale, come dimostrano anche i possenti mezzi materiali ed economici a disposizione dell’editoria ed i numeri impressionanti in termini di personale impiegato, tra redattori, collaboratori ed operatori in genere, presenti nelle redazioni cartacee o radiotelevisive. Sul piano operativo, invece, è molto forte il senso della responsabilità e della corrispondenza ai fatti, che va a controbilanciare la libertà d’espressione. In Occidente, molti ritengono che la libertà di parola...