di Andrea Turi Nell’articolo Le ingerenze straniere nella Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong abbiamo analizzato come il dossier Hong Kong sia diventato un pretesto per le potenze internazionali occidentali per fare pressioni sul Governo di Pechino e mettere in atto vere e proprie azioni di ingerenza negli affari di politica interna ed esclusiva della Cina. Seguendo la lezione di Giovanni Falcone (“Segui i soldi, troverai la Mafia”) il testo che segue cercherà di rispondere alla domanda: “chi c’è dietro le proteste nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong?” Scriveva Alain De Benoist sul numero 224 dell’aprile 1999 della rivista Diorama Letterario che l’aggressione dell’Occidente contro la Serbia, applicando il diritto di ingerenza ai danni di uno Stato che non ha violato le frontiere di nessun altro Stato, segna la fine della sovranità degli Stati e realizza lo scopo dei sostenitori del cosiddetto mondo senza frontiere, dei fautori della soppressione dell’indipendenza dei popoli, ossia di quei liberali e globalisti secondo i quali il mondo deve essere governato dalla polarità mercati + diritti dell’uomo, cioè dal binomio economia – morale. Quasi un ventennio dopo, lo storico e saggista israeliano Yuval Hoah Harari fa di tale binomio il frame principale delle relazioni tra Stati; nelle prime pagine di 21 lezioni per il XXI secolo scrive, infatti, che durante il XX secolo le élite globali di New York, Londra, Berlino, e Mosca hanno formulato tre grandi narrazioni che ambivano a spiegare il nostro passato fin dalle epoche più remote e a predire il futuro del mondo intero: la narrazione fascista, la narrazione comunista e la narrazione liberale. […] La narrazione liberale spiegava la storia come una lotta tra libertà e tirannia, e concepiva un mondo in cui tutti gli uomini cooperano liberamente e pacificamente, grazie a un ridotto controllo centrale, pagando però lo scotto di una certa dose di disuguaglianza. […] Una volta andata in frantumi la narrazione comunista, quella liberale è rimasta il riferimento principale per comprendere il passato dell’umanità e la guida indispensabile per agire nel mondo futuro – o così sembrava all’élite globale. […] Secondo questa panacea liberale – accettata ugualmente da George W. Bush e Barack Obama – se continuiamo nel programma di liberazione e globalizzazione dei nostri sistemi politici ed economici, saremo in grado di garantire pace e prosperità per tutti quanti. I Paesi che partecipano a questa inarrestabile marcia del progresso saranno premiati con pace e prosperità più rapidamente. I paesi che tentano di opporre resistenza all’inevitabile pagheranno le conseguenze, finché anch’essi vedranno la luce, apriranno i propri confini e liberalizzeranno le loro società, la loro politica e i loro mercati. Ci vorrà del tempo, ma alla fine persino la Corea del Nord, l’Iraq e El Salvador assomiglieranno alla Danimarca o allo Iowa1. La produzione dei vari ideologi che formano la condotta dei Governi occidentali non cessa mai nei suoi intenti di progettare disordini in Stati retti da personalità politiche non di loro gradimento; ora gli sforzi si stanno concentrando contro la Repubblica Popolare Cinese. La...
Ingerenze straniere Hong Kong
di Andrea Turi In un precedente articolo abbiamo analizzato le disposizioni messe in atto dal Governo Cinese ad Hong Kong alla luce dell’approvazione della Legge sulla tutela della sicurezza nazionale della Regione amministrativa speciale di Hong Kong. Da qui ripartiamo per approfondire le reazioni straniere all’adozione della legge e i tentativi di ingerenza negli affari interni della Repubblica Popolare Cinese. La scienza politica cinese contemporanea – così come sostiene l’analista russo Leonid Savin1 nel breve saggio La Cina e la multipolarità – poggia su quei cinque principi di coesistenza pacifica che già furono alla base del trattato di amicizia siglato da India e Cina nell’aprile 1954. Mao Zedong e Zhou Enlai videro nell’India un possibile ponte verso Occidente e accolsero favorevolmente l’apertura di Nehru che, invece, cercava di fronteggiare la sempre più crescente influenza statunitense in Pakistan. L’accordo era incentrato sul riconoscimento ufficiale, da parte dell’India, della sovranità cinese in Tibet e su cinque principi cui si sarebbero ispirate le relazioni fra i due Paesi: p. di reciproco rispetto di sovranità e integrità territoriale; p. di non aggressione; 3) p. di non ingerenza negli affari interni; 4) p. di parità e reciprocità nei riconoscimenti; 5) p. di coesistenza pacifica pur in presenza di sistemi politici diversi. Focalizziamo l’attenzione sul principio di non ingerenza negli affari interni di un altro Paese il quale consiste, in sostanza, in quel principio di sovranità che trae la sua origine nei trattati di Westfalia del 1648, siglati alla fine della Guerra dei Trent’anni; in quell’occasione, fu stabilita la regola cuius regio, eius religio per la quale ogni Stato ha il diritto di darsi il proprio ordinamento etico-politico senza alcuna ingerenza da parte di altri Stati. Trovando il suo fondamento giuridico nell’uguaglianza tra gli Stati, nel diritto internazionale il principio di non ingerenza è l’obbligo posto a tutti gli Stati di non interferire negli affari interni di un altro Stato; in particolare, il principio di non ingerenza vieta tutti quegli interventi volti ad influenzare le scelte di politica interna e internazionale degli Stati. In materia, l’articolo 2.7 della Carta delle Nazioni Unite sancisce che nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato, né obbliga i Membri a sottoporre tali questioni ad una procedura di regolamento in applicazione del presente Statuto. Il lungo preambolo è utile all’inquadramento delle cause alla base del monito lanciato ai Paesi stranieri da Zhao Lijian, portavoce del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese (da qui Cina), di smettere di interferire negli affari di Hong Kong rispondendo, così, alle critiche avanzate da Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e altri Stati il giorno dell’entrata in vigore della Legge sulla tutela della sicurezza nazionale della Regione amministrativa speciale di Hong Kong (HKSAR). Una dichiarazione congiunta dei Governi degli Stati Uniti d’America, Australia, Canada e Regno Unito2 diffusa il 28 maggio 2020 – erano quelli i giorni in cui cominciava a circolare la bozza di legge che la Repubblica...