10 Giugno 2026

immigrazione

Il Nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo dell'Unione Europea, adottato dal Parlamento Europeo il 10 aprile 2024, introduce un quadro rivisto volto a bilanciare responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri. Esso stabilisce procedure unificate per l'asilo, lo screening e i rimpatri, insieme a un meccanismo di solidarietà flessibile: i paesi possono contribuire attraverso il trasferimento dei migranti o con pagamenti finanziari.
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A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/02/usa-abuso-dei-diritti-umani-contro-rifugiati-e-immigrati-verita-e-fatti/ Il 30 marzo, il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato questo documento sugli abusi dei diritti umani contro rifugiati e immigrati da parte degli Stati Uniti in patria e all’estero. Di seguito la traduzione completa del rapporto. Introduzione Gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati. Sin dai tempi coloniali, gli immigrati da tutto il mondo sono arrivati nel Paese a ondate. Tuttavia, la storia del trattamento degli immigrati da parte degli Stati Uniti è piena di tragedie disumane come discriminazione, esclusione, arresti, detenzioni, espulsioni e una litania di violazioni dei diritti umani. Peggio ancora, negli ultimi anni si è assistito a un disastro umanitario dopo l’altro causati dal governo degli Stati Uniti ai danni dei rifugiati e degli immigrati che si recano nel Paese. Questo rapporto fornisce un resoconto veritiero dello stato dei fatti degli Stati Uniti sulla questione dei rifugiati e degli immigrati esaminando gli eventi passati e presenti negli Stati Uniti e oltre. Usando fatti e cifre, questo rapporto mette a nudo le bugie e i doppi standard sulla questione dei rifugiati e degli immigrati degli Stati Uniti, un autoproclamato “faro di democrazia”. I. Violazioni dei diritti degli immigrati negli Stati Uniti ◆ Quando furono fondati gli Stati Uniti, gli americani bianchi, principalmente protestanti anglosassoni, erano molto sospettosi degli immigrati e cercarono di limitarli e assimilarli. Un presidente degli Stati Uniti una volta disse apertamente che non c’è bisogno di incoraggiare l’emigrazione “se non per utili meccanici – e alcune descrizioni particolari di uomini o professioni“. Temendo il caos interno ispirato dalla Rivoluzione francese, nel 1798 il governo degli Stati Uniti formulò leggi come il Naturalization Act, l’Alien Act, l’Alien Enemies Act e il Sedition Act. Questi atti hanno reso più difficile per gli immigrati diventare cittadini statunitensi e hanno dato al presidente il potere di imprigionare e deportare immigrati pericolosi o provenienti da Paesi nemici. Vale la pena notare che l’Alien Enemies Act è ancora in vigore oggi. ◆I neri sono tra i primi immigrati negli Stati Uniti. La loro immigrazione non è stata volontaria, ma forzata. Dopo essere arrivati negli Stati Uniti, hanno subito abusi disumani e non avevano diritti umani di cui parlare. Nel 1619, i primi 20 africani furono venduti come schiavi alla colonia della Virginia. Subito dopo, le colonie approvarono leggi per legittimare gli schiavi neri come “proprietà permanente” i cui figli divennero automaticamente schiavi. L’idea e il sistema del razzismo contro i neri si sono così radicati in America. Per giustificare la schiavitù dei neri, i bianchi stabilirono una gerarchia razziale oppressiva basata sul colore della pelle. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti dichiarava che “tutti gli uomini sono creati uguali“. Tuttavia, la prima Costituzione degli Stati Uniti non riconosceva i diritti civili dei neri. Fu introdotta la clausola dei tre quinti, in base alla quale il numero effettivo di schiavi neri sarebbe stato moltiplicato per tre quinti nell’assegnazione dei seggi alla Camera. I danni della schiavitù storica perseguitano ancora oggi i discendenti...
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Articolo originale: http://www.young-diplomats.com/italy-libya-ngos-forbidden-enter-libyan-territorial-waters/ Lo scorso 23 aprile, il procuratore italiano Carmelo Zuccaro accusò alcune Organizzazioni Non Governative (Ong) operanti nel Mar Mediterraneo di ricevere finanziamenti illeciti nel contesto della crisi dei rifugiati.  Come spiegato in una intervista a La Stampa, Zuccaro dichiarò di avere prove a supporto della relazione tra Ong e trafficanti di immigrati sulle coste libiche, come comunicazioni radio e segnali luminosi.  Perciò, il 13 luglio, il ministro degli Interni italiano ha presentato una bozza di articoli alla riunione dei ministri degli Interni europei che si è tenuta a Tallin, fornendo alcune regole basilari, con l’obiettivo di limitare il lavoro delle Ong al loro scopo. Ciononostante, poiché alcuni di questi termini sono stati considerati dannosi e sconvenienti per le operazioni di salvataggio, alcune Ong – per esempio Medici senza frontiere – non hanno siglato l’accordo sopra menzionato. E’ stato anche evidenziato che rispettare del Codice delle Ong poteva anche comportare responsabilità internazionale per le Ong e i loro volontari. Il punto più controverso di questa bozza di articoli è quello che riguarda il divieto per le barche di salvataggio di entrare nelle acque territoriali libiche, il divieto di trasferire i migranti su altre imbarcazioni durante le operazioni di soccorso e l’obbligo di accettare ufficiali di polizia a bordo, anche in acque internazionali.   Gli immigrati meritano i loro diritti come esseri umani non a causa della loro funzione nella Società Dopo le iniziali tensioni tra il Viminale e le Ong – e grazie al prezioso contributo di Sos Mediterranée – l’11 agosto il ministro degli Interni italiano ha accettato un emendamento al Codice con il quale il divieto delle procedure di trasbordo e l’indiscriminata presenza delle forze di polizia a bordo delle navi sono state riconsiderate. In aggiunta, le politiche mutevoli di Tripoli in materia non aiutano. La Guardia Costiera libica, infatti, ha recentemente minacciato le navi italiane nelle proprie acque territoriali accusando un’interferenza non dovuta in operazioni nazionali (dopo che il Governo della Libia aveva accettato aiuto da Roma qualche settimana prima). In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il generale Khalifa Haftar ha fatto chiarezza sulla sua posizione sull’argomento: le minacce erano per riaffermare la sovranità libica e sono state l’effetto dell’inadempienza di Sarraj alla dichiarazione congiunta siglata a Parigi lo scorso 25 luglio. Al contrario, il generale Haftar dovrebbe essere informato su un accordo tra Tripoli e Roma, specialmente mentre sono in atto operazioni militari.   Italia pronta ad un intervento militare in Libia “Lontano e mai tornate indietro”. Perciò, con queste parole, il 14 agosto la nave spagnola Golfo Azzurro è stata minacciata dalla guardia costiera libica, essendo conseguentemente costretta ad abbandonare le operazioni di soccorso sulla costa della Libia. Inoltre, nei giorni precedenti, altre Ong come Medici senza frontiere, Sea Eye e Save the Children, avevano deciso di abbandonare le loro operazioni di soccorso per questo cambiamento di circostanze. Nel 2016, la stessa Italia aveva ricevuto 138.000 immigranti provenienti dalla Libia, una cifra significativa, considerato il fatto che l’intera Unione Europea ne ha ammessi circa 360.000 quell’anno. Inoltre, con 130...
immigrati
L’aggressione militare della NATO alla Jamahiriya libica guidata da Gheddafi, spacciata per continuazione del processo destabilizzatore denominato “rivolte arabe”, ha provocato come conseguenza più evidente e immediata l’impennata degli sbarchi dei migranti in Europa (specie in Italia) attraverso il Mar Mediterraneo. L’attuale guerra alla Siria baathista del Presidente Assad rappresenta oggi l’altro spartiacque che, almeno agli occhi dei mass media occidentali, favorisce inevitabilmente il processo migratorio dal Vicino Oriente all’Italia. Ma le cose stanno davvero così? Esiste un nesso diretto tra guerra e migrazione, oppure il fenomeno di sradicamento degli esseri umani nasconde interessi geopolitici particolari? L’area mediterranea può essere suddivisa in tre differenti zone: il Maghreb, il Vicino Oriente e i Balcani che si distinguono in diverse tipologie migratorie (dovute a lavoro, riunificazione familiare, solidarietà etnica e religiosa, interessi criminali …) ma anche per una forte interdipendenza economica. Lampedusa, nell’estremo sud della Sicilia, è a soli 100 km dalla Tunisia, molte isole del Dodecaneso in Grecia si trovano a meno di 5 km dalle coste della Turchia; diverse nazioni interessate dal fenomeno migratorio sono firmatarie della Convenzione Internazionale sui rifugiati, sugli apolidi e sui diritti dei bambini. Il primo effetto collaterale di questa prossimità geografica si ebbe nel 2011, quando oltre 60.000 migranti (in gran parte provenienti dalla Tunisia) sbarcarono in Italia dopo lo scoppio della “primavera araba”. La guerra illegale alla Libia – ricordiamo che la Risoluzione dell’ONU 1973/2011 prevedeva l’instaurazione di una no fly zone non solo per i velivoli della Jamahiriya ma anche per gli aerei dell’Alleanza Atlantica – ha ulteriormente intensificato questo fenomeno migratorio, finendo per saldarsi con la “crisi siriana” e alimentando il confronto geopolitico occulto che si sta consumando in Africa tra le ambizioni neocolonialiste occidentali e l’alternativa economica offerta dagli investimenti cinesi e russi. Fino al 2014 il flusso dei richiedenti asilo in Europa si aggirava sui 200.000 all’anno ma questo dato si è ulteriormente impennato nel 2015 raggiungendo la cifra di 1,2 milioni di persone; lo stesso può dirsi per il numero dei morti che è stato di circa 3.000 nel 2015 e di 3.740 da gennaio ad ottobre 2016. Secondo i dati dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, nel 2015 almeno 1.015.078 persone avevano attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa (856.000 in Grecia e 153.000 in Italia), nel 2016 invece sono state “solo” 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. Ad essere aumentato è quindi il tasso dei decessi: nel 2016 una persona ogni 88 (3.740 tra morti e dispersi) che hanno tentato la traversata ha perso la vita, un dato in netta crescita rispetto al parametro di 1 ogni 269 dello scorso anno. Significativa la provenienza di quanti sono sbarcati nelle isole greche: Siria (50%), Afghanistan (25-30%) e Iraq (tra il 10 e il 20% secondo le stime più recenti), mentre le nazionalità maggiormente richiedenti asilo in Italia giungono da Nigeria (21%), Eritrea (12%), Senegal (6%), Mali e Sudan (5%), Guinea, Gambia e Costa D’Avorio (7% in media ciascuna). Il primo piano...
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Sabato 28 novembre, dalle ore 16 alle ore 19, presso il Centro Sociale Giorgio Costa di Bologna (Via Azzo Giardino, 48), si terrà l’evento La Macchina del Caos: importazioni di popolazioni, secondo di tre incontri per la critica al Nuovo Ordine Mondiale Con l’intervento di Enrico Galoppini, redattore del giornale in rete Il Discrimine (www.ildiscrimine.com) e collaboratore del Cesem per l’Area Europa e Mediterraneo, e Martina Carletti (ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità). Presentazione iniziativa: La macchina del caos lavora senza sosta creando i “fatti” secondo i propri principi e facendo, a suo modo, anche la nostra storia. Per definizione, il suo operare non può riconoscere limiti e confini visto che, come è stato ammesso da fonte interna autorevolissima, “the american homeland is the planet”. Sebbene in queste ultime settimane venga effettivamente contrastata sul teatro siriano dall’intervento della Russia di Putin, essa mantiene nel suo ventre oscuro copiose riserve velenifere e notevoli capacità metamorfiche che la rendono comunque temibilissima e nemica irredimibile di qualunque popolazione. Lo si vede, forse meglio che in passato, proprio in Europa, dove per l’affondamento di qualsiasi speranza di “risveglio politico globale” si serve senza scrupolo, fra le altre, dell’arma di distruzione chiamata “accoglienza dei migranti”. In questa situazione l’Italia, che rimane a livello planetario uno dei massimi terreni di sperimentazione per la macchina del caos, potrebbe senza paradosso rivelarsi uno degli avamposti strategici decisivi nel quale, in un futuro nemmeno troppo lontano, si giocheranno le sorti dei processi di affrancamento dal doppio giogo dell’Unione Europea e della NATO.