12 Settembre 2026

il contesto gabellini

In occasione del recentissimo vertice dei Brics tenutosi presso la città russa di Kazan, 13 nuovi Paesi hanno ottenuto lo status di partner dell’associazione. Si tratta di Kazakistan, Uzbekistan Algeria, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Indonesia, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Vietnam e, soprattutto, Turchia. Vale a dire un Paese cardine della Nato – aderisce all’Alleanza Atlantica sin dal 1952 – che nel corso degli ultimi tempi ha adottato una linea d’azione completamente disallineata rispetto a quella a cui si è conformato il cosiddetto “Occidente collettivo”, come certificato non solo dalla richiesta formale di adesione al Brics che era stata avanzata mesi addietro, ma anche dall’interesse manifestato esplicitamente dai rappresentanti di Ankara nei confronti della Shanghai Cooperation Organisation, un’organizzazione politica ed economica di respiro eurasiatico fondata da Russia e Cina nel 2001 e dotata di un’esplicita dimensione di sicurezza.
di Giacomo Gabellini Le implicazioni potenziali dei fatti di sangue che proprio in questi giorni stanno interessando la Terra Santa ripropongono con forza il tema della ristrutturazione degli assetti geopolitici del Medio Oriente, nelle sue varie declinazioni teorizzate nel corso dei decenni da specialisti israeliani e statunitensi.
La geopolitica e la geoeconomia rappresentano due chiavi di lettura particolarmente utili a interpretare le tendenze che stanno prendendo piede nello scenario globale contemporaneo. L’elevato grado di conflittualità internazionale che lo caratterizza ha infatti favorito lo sdoganamento di concetti quali il decoupling, il reshoring e il friendshoring, che mirano a segmentare l’assetto globalizzato, dando origine a una serie di vasi molto meno comunicanti rispetto a ieri ed oggi. Trattiamo questo argomento assieme a Marco Ghisetti, politologo, scrittore e studioso di geopolitica e relazioni internazionali.