12 Settembre 2026

ideazione

Intervista a cura di Marco Ghisetti Gentile prof. Pacini, lei è il più giovane professore universitario italiano, posizione che ha assunta subito dopo la laurea magistrale. Ci può dire in che modo è approdato alla cattedra universitaria nonostante la sua giovane età? Ringrazio anzitutto per l’intervista e saluto gli amici del CeSEM. La mia storia ha una qualcosa di unico nel suo genere, lo debbo riconoscere. Tutto ha inizio quando ho deciso di svolgere la mia tesi di laurea magistrale in Filosofia Politica sul filosofo e sociologo russo Aleksandr Dugin, considerato il “filosofo più pericoloso al mondo” come scrisse anni fa un noto giornale americano. La mia scelta fu indirizzata dal fatto che Dugin, di cui già oltre al nome conoscevo alcuni testi pubblicati in Italia da AGA Editrice di Milano, è il primo filosofo a scrivere una vera e propria dottrina politica dopo parecchio tempo. La sua Quarta Teoria Politica, di cui esiste l’omonimo testo, mi ha appassionato. Per lungo tempo da studente mi ero dedicato allo studio delle idee ed ideologie politiche, interrogandomi su come superare ed andare veramente oltre tutto ciò che dal passato continuava a determinare il nostro presente filosofico e politico e, finalmente, lì trovai una risposta.  Volli allora proporre al mio docente di riferimento della materia questo argomento: un’indagine degli elementi di platonismo politico riscontrabili nella Quarta Teoria Politica di Dugin. Le cose, però, non andarono proprio bene, e fui vittima di un forte attacco da parte di alcuni miei docenti, che mi censurarono la tesi proposta, con accuse variopinte e profondamente ideologizzate; ne venne fuori un botta e risposta telematico che coinvolse anche la stampa nazionale, mi dovetti “armare” delle leggi e delle norme vigenti nel mondo dell’università e di quanto afferma, circa la libertà di pensiero e d’espressione, la stessa Costituzione del nostro Paese; dopo alcune settimane, varie interviste e qualche articolo qua e là, ottenni l’inaspettata vittoria, per cui l’argomento della tesi veniva approvato, ricevevo un docente relatore e potevo, finalmente, cominciare il lavoro. Con una certa sincerità, posso dire che il professore incaricato fu ottimo nel coordinare il lavoro ed anche onesto nel confronto. La mia tesi ebbe grande successo, la discussione fu seguita da tantissime persone anche dall’estero (e dallo stesso Dugin) e con una certa soddisfazione potei fregiarmi di essere stato il primo al mondo a fare una tesi su Dugin.  Ciò che però in cuor mio restava chiaro era che il mio sogno di diventare professore, che coltivavo già da diversi anni di pari passo con l’attività giornalistica, lo avrei dovuto riporre nel cassetto, perché avevo osato sfidare apertamente il cosiddetto “sistema” accademico, le cui dinamiche interne e i cui giochi di potere mi avrebbero senza dubbio estromesso vita natural durante da ogni possibilità di carriera. E invece… avvenne l’impossibile. Pochi giorni dopo venni contattato dall’ufficio didattico dell’ateneo UniDolomiti di Belluno, che mi proponeva di cominciare ad insegnare a partire dalla settimana successiva. Non riuscivo a crederci, mi sembrava quasi una presa in giro. L’indomani mattina...