10 Luglio 2026

Hong Kong

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di Stefano Vernole Il ritorno alla Madrepatria Il 9 giugno del 1898, sir Claude Mac Donald, ambasciatore inglese a Pechino e Li Hongzhang, plenipotenziario del Celeste Impero, firmarono la “Convenzione concernente l’estensione del territorio di Hong Kong”, che prevedeva la concessione in usufrutto alla Gran Bretagna per 99 anni di un’area comprendente 200 miglia quadrate di entroterra costituite dai “Nuovi Territori”. Essa andava a completare i precedenti accordi sottoscritti dalle due parti – la Convenzione di Pechino del 24 ottobre 1860, la Convenzione del 20 gennaio 1841 e il Trattato del 29 agosto 1842 – in base ai quali Londra incamerava l’isola di Hong Kong e la Penisola di Kowloon. Si trattava del frutto delle due “guerre dell’oppio” (combattute tra il 1839 e il 1860); in sintesi, gli inglesi producevano oppio in India, la legge britannica ne vietava il commercio in patria e nelle colonie, perciò essi decisero di imporne con la guerra l’acquisto ai cinesi. Era stato proprio William Jardine, socio principale della grande compagnia britannica che commerciava questa droga, la “Jardine & Matheson”, a premere su Lord Palmerston affinchè si compisse la spedizione militare contro il Regno di Mezzo. Tra il XIX e il XX secolo, la posizione strategica del “porto profumato” lungo le rotte commerciali in Asia, insieme al suo peculiare status economico e politico, gli consentirono di divenire uno dei siti marittimi più importanti al mondo e una piattaforma finanziaria di rilevanza globale. Gli imprenditori cantonesi rifugiatesi ad Hong Kong negli anni Trenta durante la guerra con il Giappone ne furono il motore industriale; tra il 1937 e il 1941, metà del commercio estero cinese passava attraverso l’Isola. Dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, la dirigenza di Pechino optò per una soluzione di compromesso in base alla quale si tollerava l’esistenza della colonia britannica: Hong Kong (così come Macao) poteva costituire una finestra importante sull’Occidente e contribuire a dividere il campo angloamericano. Grazie a questo delicato equilibrio, la Cina ottenne importanti forniture di petrolio, prodotti chimici, gomma, autoveicoli e macchinari necessari a sostenere la guerra di Corea nel 1950 e ad evitare le restrizioni dovute all’embargo commerciale decretato dalle Nazioni Unite su spinta di Washington 1. La moderazione dimostrata dal Dragone nell’affrontare la questione della sovranità su territori appartenenti storicamente alla Madrepatria cinese, creò un clima di fiducia e permise alla classe imprenditoriale e manageriale dell’Isola di trasformare negli anni Sessanta Hong Kong nel centro economico e finanziario dell’intera regione. La colonia si dedicò alla manifattura, inizialmente il tessile, poi la plastica, l’elettronica e gli orologi, con una crescita economica del 10% all’anno. Nel 1967 una disputa sugli orari di lavoro si trasformò in una vera e propria rivolta della popolazione locale contro il governo coloniale britannico; quest’ultimo decise quindi di iniziare la pianificazione di grandi progetti infrastrutturali come l’ampliamento del porto, la costruzione del nuovo aeroporto e di una più efficiente rete stradale urbana. Ciò non fu sufficiente ad impedire nel 1972 il deposito di una dichiarazione di sovranità su Hong...
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Marco Costa La Regione autonoma speciale di Hong Kong, conosciuta in tutto il mondo per il suo celebre skyline avveniristico di grattacieli illuminati, ha in realtà una storia molto antica, che affonda le sue radici già in epoca preistorica. Questa straordinaria città, conosciuta in tutto il mondo per il suo dinamismo economico e finanziario, nonché per avere uno dei primi porti commerciali del pianeta, è un vero porto profumato (questo il significato del suo nome) della Cina tra passato antico e modernità. Purtroppo la bibliografia disponibile in lingua italiana su questo tema è limitatissima, mentre in lingua inglese vi sono numerosi testi disponibili sulla storia di questa città-regione. Infatti diversi studi dimostrano che l’attuale regione di Hong Kong aveva alcuni insediamenti già dall’età della pietra, diventando poi parte dell’impero cinese all’epoca della dinastia Qin (221–206 aC). Questo piccolo insediamento, nato originariamente come villaggio di pescatori e località di produzione del sale, è certo che venne abitato almeno 30.000 anni fa. Infatti, alcuni reperti archeologici risalenti all’età della pietra, sono stati scoperti nelle zone di Sai Kung e Wong Tei Tung. In particolare gli strumenti di pietra trovati a Sai Kung fanno immaginare ad uno strumento probabilmente destinato alla lavorazione del terreno, ed è comunque databile al periodo tardo neolitico o dell’età del bronzo antico. Inoltre, altra prova dell’esistenza di un insediamento umano di epoca paleolitica nell’area venne trovata a Sham Chung, accanto alla baia delle Tre braccia nella penisola di Sai Kung. Qui vennero portati alla luce circa 6000 manufatti, che sono attualmente conservati dalla Società archeologica di Hong Kong e dal Centro di archeologia Lingnan dell’Università di Zhongshan. Circa settemila anni fa, in questa regione si sviluppò l’era neolitica; qui si stabilirono alcuni coloni del popolo, analogamente ad altre aree delle Cina meridionale. In particolare sembra che questi insediamenti furono maggiori nella parte occidentale di Hong Kong, molto probabilmente perché questa zona presentava condizioni più favorevoli quali la protezione dai forti venti provenienti dal sud-est e per una maggiore fertilità. Attualmente queste aree sono conosciute come Cheung Chau, l’isola di Lantau e l’isola di Lamma. Fu con il cosiddetto periodo degli Stati combattenti che la zona iniziò ad essere più densamente popolata. Infatti, il periodo degli Stati Combattenti fu un’epoca nella storia dell’antica Cina caratterizzata da continue guerre, a cui sarebbe seguito il cosiddetto Periodo primaverile e autunnale che si sarebbe concluso con la conquista Qin e che vide l’annessione di tutti gli altri Stati contendenti, che alla fine portarono alla vittoria dello Stato Qin (nel 221 a.C.) come primo Impero cinese unificato. Come detto, durante questo periodo di forti turbolenze ed instabilità, si vide un forte un afflusso di persone Yuet dal nord nell’area. Probabilmente queste popolazioni vollero evitare la continua instabilità presente nelle regioni centrali e trovare rifugio nelle zone costiere del sud. Di questo periodo sono stati ritrovati diversi strumenti in bronzo per la pesca, per il combattimento alcuni reperti destinati a rituali spirituali, rinvenuti soprattutto sull’isola di Lantau e sull’isola di Lamma. La prima...