6 Ottobre 2026

guerra in siria

Lo scorso 21 novembre, in risposta agli attacchi condotti contro il territorio russo con missili Atacms e Scalp/Storm Shadow, Mosca ha disposto l’intensificazione degli attacchi contro l’Ucraina e il lancio contro un impianto produttivo di Dnipro di un Orešnik, un missile balistico ipersonico a raggio intermedio e testata multipla di cui nessuno in Occidente conosceva l’esistenza. Sebbene vi fossero state installate cariche inerti, il vettore è progettato per trasportare soprattutto testate nucleari.
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Al confine tra Grecia e Turchia un’emergenza che l’Europa non saprà né vorrà affrontare, quella dei profughi e migranti che spingono ai confini greci per poter accedere al Vecchio Continente. I motivi sono da cercarsi negli interessi e nelle necessità di politica estera e interna di Ankara? Le tensioni tra Grecia e Turchia non sono certo un fattore di novità nella storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi; e non lo è neppure il fatto che queste si siano accese nuovamente nell’ultimo periodo da quando migliaia di persone si sono accampate sul confine greco per cercare di entrare in Europa. Una crisi di tale portata è uno di quegli eventi che possono essere trattati su vari livelli; spesso, soprattutto i media mainstream hanno optato per una narrazione che prendesse la pancia dei fruitori parlando di diritti umani stracciati, bambini morti nel tentativo di varcare il confine per vivere un futuro sotto la bandiera europea, condizioni disumane in cui versano i migranti nei campi allestiti in prossimità della frontiera. Questo, un esempio tra i tanti: “Molti uomini e donne, bambini, intere famiglie che dopo esser sopravvissute alle bombe lanciate sulle loro abitazioni in Siria, hanno tentato di raggiungere l’Europa per una vita migliore e si sono ritrovati a vivere al freddo, tra il fango, le pozzanghere, in condizioni igieniche inimmaginabili. Esseri umani, soprattutto bambini, che dopo aver assistito alla guerra, alla morte dei propri cari e alle violenze dei campi, in preda alla disperazione, mettono in atto gesti di autolesionismo o tentano di suicidarsi. A tale situazione si unisce la decisione presa da parte della Grecia di militarizzare le frontiere sospendendo il diritto di asilo per un mese e le continue immagini dei coraggiosi fotoreporter che continuano a documentare le violenze inaudite e disumane rivolte ai rifugiati. Soltanto ieri un giovane siriano di 22 anni proveniente da Aleppo è stato ucciso dalla polizia e un bambino di 6 anni ha perso la vita annegando mentre, nel tentativo di sbarcare sull’isola di Lesbo, l’imbarcazione sulla quale si trovava è stata colpita dalla guardia costiera greca. E ancora gli attacchi ai centri di accoglienza che hanno spinto operatori e attivisti a sospendere le proprie attività con conseguenze devastanti all’interno dei campi e con violenze rivolte ai singoli migranti, oggetto di violenza da parte di alcuni gruppi estremisti che soffiano sul vento dell’odio. Nel tentativo di creare delle barriere sia mare che in terra per arginare l’arrivo di queste persone che cercano di scappare dalla guerra che, nei prossimi giorni potrebbero diventare sempre più numerose, scompare ancora una volta l’umanità dell’Europa.” (http://www.vita.it/it/article/2020/03/05/cosi-scompare-lumanita-delleuropa-al-confine-grecia-turchia/154282/). Lo storytelling umanitario – caritatevole nasconde, però, uno scenario che ha tutt’altri risvolti afferenti piuttosto al cinismo politico degli attori impegnati nel gioco di forza tra Stati: i profughi ammassati al confine greco-turco che spingono per entrare in Europa non sono altro che un’arma di ricatto politico che la Turchia ha puntato verso la comunità internazionale nell’estremo tentativo di ottenere nel più breve tempo possibile un nuovo accordo sui migranti e un...
siria
I colloqui diretti che si svolgono a Mosca tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan rappresentano lo snodo strategico per la risoluzione o l’aggravamento della crisi mediorientale. Dopo alcuni mesi di schermaglie e temporeggiamenti nel tentativo di evacuare pacificamente i jihadisti assembrati nella provincia siriana di Idlib, l’esercito di Damasco con il sostegno dell’aviazione russa ha decisamente rotto gli indugi per riconquistarne il controllo. La Turchia, invece di rispettare gli Accordi di Astana e Sochi sulle zone di demilitarizzazione, ha finito per far coincidere le proprie postazioni di osservazione sul territorio siriano con quelle dei gruppi di “Al Nusra” (ramo dell’estremismo islamista legato ad Al Qaeda, oggi racchiusa all’interno della sigla di “Tahrir Al Sham”). Dal 19 dicembre 2019, quando è scattata l’offensiva dell’Esercito Arabo Siriano (SAA) fedele al Presidente Bashar al-Assad, i ribelli hanno perso metà degli 8000 chilometri quadrati che controllavano a Idlib e nelle confinanti Aleppo e Hama. In un territorio dimezzato, poco più grande della Valle d’Aosta, sono stipate oltre 3 milioni di persone, compresi 980 mila profughi e 12 checkpoints turchi. La situazione ad Idlib si è aggravata dopo che i terroristi del gruppo fondamentalista “Tahrir al-Sham”, il 27 febbraio 2020, hanno avviato un’offensiva su vasta scala contro le posizioni delle forze governative siriane. L’uccisione di 34 militari turchi e il ferimento grave di altre decine (alcune fonti parlano addirittura di 165 soldati turchi uccisi) in seguito alla reazione militare di Damasco, ha provocato la furente risposta di Erdogan; lo scorso 29 febbraio, le Forze Armate di Ankara hanno lanciato una profonda offensiva aerea e terrestre all’interno del territorio siriano, i cui risultati appaiono però controversi. Durante il primo attacco di Ankara, il ministro della Difesa Hulusi Akar ha precisato che l’artiglieria e i droni armati turchi hanno distrutto “5 elicotteri, 23 tank, 23 cannoni, 2 sistemi di difesa anti-aerea” e “neutralizzato”, cioè ucciso e ferito “309 soldati del regime siriano”; più significativo ancora di questi numeri tutt’altro che verificati (lo Stato Maggiore di Ankara ha mostrato all’opinione pubblica diversi video risultati poi falsi), è stata la conquista della città siriana di Saraqib da parte dei “ribelli”, divenuti ormai ufficialmente la fanteria dell’esercito turco. Con il successivo intervento denominato “Scudo di Primavera” e approfittando del fatto che i russi non avevano predisposto l’abituale no fly zone a sostegno dell’esercito siriano, l’avanzata turca sembrava risultare ancora più incisiva. Il bilancio proclamato da Erdogan parla di 2 aerei e 2 droni siriani abbattuti, 8 elicotteri distrutti insieme a 135 tanks, 5 sistemi di difesa aerea, 86 cannoni, 77 veicoli armati e soprattutto 2557 tra soldati e ausiliari delle SAA uccisi o feriti. Cifre sicuramente esagerate e contraddette da un attento incrocio delle fonti presenti sul terreno. L’avanzata terrestre turco-jihadista del 29 febbraio ha conseguito uno sfondamento al centro delle forze siriane attorno ad Idlib, sorprendendo evidentemente i russi che forse non si aspettavano un attacco di tale intensità. Ankara ha utilizzato dai 12 ai 36 droni capaci di lanciare missili...
siria
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta delle monache trappiste in Siria. Quando taceranno le armi ? E quando tacerà tanto giornalismo di parte ? Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra. Più volte in questi mesi siamo andati a Damasco; siamo andati dopo che le bombe dei ribelli avevano fatto strage in una scuola, eravamo lì anche pochi giorni fa, il giorno dopo che erano caduti, lanciati dal Goutha, 90 missili sulla parte governativa della città. Abbiamo ascoltato i racconti dei bambini , la paura di uscire di casa e andare a scuola, il terrore di dover vedere ancora i loro compagni di classe saltare per aria, o saltare loro stessi, bambini che non riescono a dormire la notte, per la paura che un missile arrivi sul loro tetto. Paura, lacrime, sangue, morte. Non sono anche questi bambini degni della nostra attenzione? Perché l’opinione pubblica non ha battuto ciglio, perché nessuno si è indignato, perché non sono stati lanciati appelli umanitari o altro per questi innocenti? E perché solo e soltanto quando il Governo siriano interviene, suscitando gratitudine nei cittadini siriani che si sentono difesi da tanto orrore (come abbiamo constatato e ci raccontano), ci si indigna per la ferocia della guerra? Certo, anche quando l’esercito siriano bombarda ci sono donne, bambini, civili, feriti o morti. E anche per loro preghiamo. Non solo i civili: preghiamo anche per i jihadisti, perché ogni uomo che sceglie il male è un figlio perduto, è un mistero nascosto nel cuore di Dio. Ed è a Dio che si deve lasciare il giudizio, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Ma questo non significa che non si debbano chiamare le cose con il loro nome. E non si può confondere chi attacca con chi si difende. A Damasco, è dalla zona del Goutha che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa. Lo stesso Goutha dove – occorre ricordarlo ? – i civili che non appoggiavano i jihadisti sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani. Goutha: il quartiere dove oggi i civili che vogliono scappare, e rifugiarsi nella parte governativa, approfittando dalla tregua concessa, sono presi di mira dai cecchini dei ribelli… Perché questa cecità dell’Occidente? Come è possibile che chi informa, anche in ambito ecclesiale, sia così unilaterale? La guerra è brutta, oh sì, sì se è brutta! Non venitelo a raccontare ai siriani, che da sette anni se la sono vista portare in casa… Ma non si può scandalizzarsi per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi, sui Governi che hanno riversato in Siria in questi anni le loro armi sempre più potenti, le loro intelligence… per non parlare dei mercenari lasciati...