22 Luglio 2026

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droghe
A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/02/16/la-crisi-della-droga-negli-usa-dallavidita-di-big-pharma-al-fallimento-del-governo/ Il Global Times sta pubblicando una serie di articoli che esaminano i diversi aspetti del caos sociopolitico ed economico negli Stati Uniti. Di seguito la traduzione della prima puntata della serie. Il problema dell’abuso di droghe negli Stati Uniti – una spina nel fianco della società statunitense da lungo tempo – è diventato più grave negli ultimi anni nel Paese insieme a un numero crescente di giovani che si rivolgono alla droga a causa della diminuzione delle opportunità economiche e dell’apparente morte del così detto “American Dream“, hanno detto gli analisti. Le statistiche hanno mostrato che il 12% dei tossicodipendenti mondiali proviene dagli Stati Uniti, tre volte la proporzione della popolazione statunitense rispetto a quella del mondo, secondo un rapporto pubblicato dal ministero degli Esteri cinese. Esperti hanno dichiarato al Global Times che il radicato problema della droga negli Stati Uniti riflette il fallimento degli Stati Uniti nella governance sociale. Nonostante l’impegno del governo degli Stati Uniti a risolvere il problema, finora non sono stati compiuti molti progressi, il che mette in luce la sua regolamentazione fallita su più sistemi e la sua incapacità di fornire una risposta efficace e completa. Il problema della droga negli Stati Uniti è causato da un’interazione tra interessi economici, gruppi di pressione, nonché fattori sociali e culturali, ha detto al Global Times un esperto di relazioni internazionali presso la Fudan University. Il problema della droga è il grande problema sistematico degli Stati Uniti. È difficile da risolvere. Gli Stati Uniti dovrebbero compiere maggiori sforzi come nazione e, allo stesso tempo, agire insieme ad altri Paesi. Invece di scaricare la colpa e fare accuse infondate contro altri Paesi, il che mina la cooperazione antidroga tra Cina e Stati Uniti, dovrebbero affrontare il proprio problema in modo diretto, hanno detto gli osservatori. Fenomeno prevalente Il National Center for Drug Abuse Statistics (NCDAS) degli Stati Uniti elenca otto categorie di droghe più comunemente utilizzate nel Paese: alcool, cannabis, cocaina, fentanil, oppioidi (riferiti principalmente a sostanze psicotrope sotto controllo), stimolanti soggetti a prescrizione, metanfetamine ed eroina. Il 46% dei tossicodipendenti statunitensi riferisce di avere esperienza nell’uso di cannabis e stimolanti prescritti, il 36% ha usato oppioidi e metanfetamine, il 31% ha usato stimolanti prescritti, il 15% ha usato eroina e il 10% ha usato cocaina. Darnell Turner, un giovane insegnante statunitense, ha dichiarato al Global Times che una buona percentuale di giovani intorno a lui fa uso di droghe, forse il 30% circa. “Normalmente usano solo marijuana, tuttavia alcuni, specialmente i miei amici del college, prendono droghe ancora più pesanti, come cocaina e acido. L’Adderall, una droga usata per migliorare l’attenzione e la concentrazione, è estremamente comune negli ambienti educativi“, ha detto, aggiungendo che l’uso ricreativo delle droghe non è limitato solo alle giovani generazioni. Molte persone anziane soffrono a loro volta di tossicodipendenza. “La maggior parte di loro prende droghe perché si annoia, o a causa della depressione causata dall’insicurezza economica. L’assunzione di droghe permette loro di attenuare il dolore della moderna società americana“, ha detto,...
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di Ai Jun ARTICOLO ORIGINALE IN INGLESE Dopo settimane di discussioni e tornate di negoziati, è stato presentato il sesto round di sanzioni dell’UE contro la Russia. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha affermato che l’ultimo accordo – raggiunto durante il vertice dei leader dell’Unione – copre oltre i due terzi delle importazioni di petrolio provenienti dalla Russia. Eppure la maggior parte dei report e dei tweet occidentali ha minimizzato un fatto: le importazioni via gasdotto saranno esentate dalle sanzioni, il che significa che alcuni paesi serviti tramite collegamenti via terra otterranno un pass gratuito per continuare a importare energia russa. Non si sa quanto la Russia sarà danneggiata da quest’ultimo divieto. Tuttavia, si può prevedere che nel prossimo inverno alcuni Paesi europei dovranno affrontare gravi difficoltà energetiche. A parte questo, cosa guadagna l’UE dalle sanzioni appena annunciate? Forse semplicemente un’occasione per mostrare la loro cosiddetta unità. La verità è che la fantasiosa bolla della solidarietà dell’Occidente è stata perforata il giorno prima del vertice, quando il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha affermato che l’unità dell’Ue stava “cominciando a sgretolarsi“, poiché alcuni paesi lottano per concordare un embargo contro la Russia. Ci sono segnali crescenti che mostrano come la coalizione occidentale contro Mosca è fragile e si logora nel momento in cui i membri devono sopportare perdite pratiche. Fronte non unito Poche settimane fa, i media e i politici occidentali stavano salutando con enfasi il fatto che la crisi ucraina avesse riunito e rinvigorito sia una NATO ormai in stato di morte cerebrale che, in generale, il mondo occidentale. Ma, adesso, si scopre che questa unità dell’Occidente non potrebbe resistere ai propri interessi pratici, come lo sono le risorse energetiche. Alcuni paesi europei sperano di ridurre la loro dipendenza dall’energia russa e gli Stati Uniti sperano di sostituire il ruolo della Russia nella catena di approvvigionamento energetico. Ma il processo richiederà – almeno – diversi anni. Inoltre, la fornitura di petrolio può essere ridotta in un modo relativamente più semplice, mentre per il gas è tutta un’altra storia, dati i suoi requisiti speciali richiesti per il trasporto e lo stoccaggio. Detto questo, l’Europa difficilmente potrà raggiungere un fronte unito quando si tratta di sanzionare la Russia, ha detto al Global Times Lü Xiang, ricercatore presso l’Accademia cinese delle scienze sociali. I rapporti mostrano che la Russia, alla fine di aprile, aveva guadagnato 66 miliardi di dollari dalle esportazioni di carburante, con l’UE nelle vesti ancora di suo principale cliente con acquisti energetici per un valore di 46 miliardi di dollari. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – che ha affermato a gran voce che “l’Ucraina deve vincere” e “l’Europa si è impegnata a fare di tutto per assicurarle la vittoria” – ha detto recentemente che sarebbe più saggio continuare con le importazioni poiché ciò impedirebbe alla Russia di vendere il petrolio a un prezzo più alto altrove. L’ironia della sua retorica cela il fatto che la politica internazionale non è qualcosa da...