A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/01/21/la-ferma-determinazione-della-cina-nello-sviluppo-verde/ Il libro bianco intitolato Lo sviluppo verde della Cina nella nuova era, mostra la strada intrapresa dal Paese asiatico per affrontare l’emergenza climatica in contrasto con l’ipocrisia dell’Occidente. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times a firma di Lin Xuanmin e Fan Anqi. Giovedì (19 gennaio, ndt) la Cina ha pubblicato un libro bianco sul suo sviluppo verde nella nuova era, elaborando il modo in cui il Paese è rimasto fermamente impegnato nello sviluppo verde, ha partecipato in modo proattivo alla governance globale del clima e ha guidato la cooperazione internazionale. Il libro bianco viene pubblicato in un momento in cui le prospettive globali per la cooperazione climatica rimangono oscure in mezzo a una crisi energetica persistente, con Paesi sviluppati tra cui gli Stati Uniti e le principali nazioni europee – tra i maggiori emettitori di gas serra nella storia – che deragliano o cambiano versione sulle loro promesse sul carbonio, mentre la pressante agenda ambientale globale viene sempre più boicottata da alcune potenze egemoniche occidentali e trasformata nel loro strumento politicizzato per colpire l’influenza globale in ascesa della Cina. Nonostante il lato negativo, la Cina non solo si sta avviando verso i suoi due obiettivi sul carbonio rispettivamente nel 2030 e nel 2060, ma sta anche aiutando attivamente i Paesi in via di sviluppo ad affrontare le questioni climatiche attraverso la cooperazione sud-sud, come mostrato dal libro bianco. La sfilza di mosse concrete è un’incarnazione degli impegni della Cina nei confronti del mondo come grande potenza responsabile. Ancora più importante, questo invia un messaggio sia clamoroso che incoraggiante al mondo, nel mezzo di schemi globali caotici e divisioni dilaganti, che secondo gli osservatori è destinato a dare nuovo slancio alla lotta globale per il clima. Il libro bianco, intitolato Lo sviluppo verde della Cina nella nuova era, contiene sette capitoli, tra cui l’impegno della Cina per il percorso di sviluppo verde, la configurazione territoriale verde, l’ulteriore ottimizzazione della struttura industriale, il meccanismo per lo sviluppo verde e la cooperazione internazionale. Secondo il libro bianco, la Cina, in quanto nazione in via di sviluppo più grande del mondo, ha compiuto notevoli progressi nello sviluppo verde e ha dato un grande contributo nell’arena globale. Alla fine del 2021, erano state istituite quasi 10.000 aree protette di vario tipo e livello, che coprivano oltre il 17% della superficie terrestre della Cina, mettendo sotto protezione effettiva il 90% dei suoi tipi di ecosistemi naturali terrestri e il 74% delle principali specie selvatiche protette dallo Stato, dice il libro bianco. Dal 2012 al 2021 sono stati piantati 64 milioni di ettari di alberi. Dal 2000, la Cina ha guidato il mondo nel rendere più verde il pianeta, contribuendo a circa un quarto delle nuove aree verdi aggiunte nel mondo, afferma. La Cina sta anche compiendo i progressi più rapidi nel miglioramento della qualità dell’aria. La densità media di PM2,5 delle città cinesi a livello di prefettura e oltre è scesa da 46 microgrammi per metro cubo nel 2015 a...
Giulio Chinappi
A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO Lo scorso 14 gennaio, l’Ambasciata vietnamita in Italia ha tenuto un ricevimento per il Capodanno lunare e per presentare l’Anno Vietnam – Italia 2023 in occasione delle celebrazioni per il 50° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche, il 23 marzo 1973. Di seguito il discorso dell’ambasciatore Dương Hải Hưng e il programma completo degli eventi. DISCORSO DELL’AMBASCIATORE DƯƠNG HẢI HƯNG Gentile Sottosegretario Di Stato agli Affari Esteri Maria Tripodi, Gentile Presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli Signori Rappresentanti delle autorità Cari colleghi della Farnesina, delle Ambasciate Gentili ospiti, Oggi sono molto lieto di presentare insieme al Sottosegretario Maria Tripodi il Programma delle iniziative per celebrare il 50° Anniversario delle Relazioni Diplomatiche e il 10° Anniversario del Partenariato Strategico tra il Vietnam e l’Italia nel 2023. Il Vietnam e l’Italia hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali il 23 marzo 1973 e il Partenariato strategico nel gennaio 2013. In questi 50 anni, il rapporto tra i due Paesi si è sviluppato in modo attivo, intenso in tutti i campi, sia nell’ambito della cooperazione bilaterale che multilaterale. Le due parti mantengono efficacemente i meccanismi di cooperazione in settori chiave come la Consultazione Politica a livello di viceministri degli Esteri, il Dialogo sulla politica di difesa a livello di viceministri, la Commissione mista per la cooperazione economica e il comitato misto per la cooperazione economica, e altre attività di cooperazione diversificate sulla base degli accordi sottoscritti. Gli scambi e i contatti tra delegazioni di alto livello vengono mantenuti regolarmente. Il Presidente della Repubbica, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica italiana hanno visitato il Vietnam, così come il Segretario Generale del Partito Nguyễn Phú Trọng, il Presidente dello Stato, il Primo Ministro, il Presidente dell’Assemblea Nazionale e molte delegazioni vietnamite di alto rango hanno visitato l’Italia. Dal punto di vista economico, dal 2010 ad oggi, il fatturato commerciale dei due Paesi è stato raddoppiato. Il Vietnam è il principale partner commerciale dell’Italia tra paesi dell’ASEAN e l’Italia è il quarto partner commerciale del Vietnam nell’Unione Europea. Nel 2022, nonostante molte fluttuazioni e difficoltà, l’interscambio commerciale tra i due Paesi ha raggiunto il massimo storico di 6,2 miliardi di dollari, in crescita dell’11% rispetto al 2021. Il governo italiano ha inserito il Vietnam nell’elenco dei 20 Paesi prioritari per la promozione del commercio e degli investimenti fino al 2030. La cooperazione nei settori della cultura, dell’istruzione, della scienza e della tecnologia, del turismo e in molti altri campi è stata sviluppata positivamente. La buona tradizionale amicizia tra i due Paesi continua a consolidarsi e svilupparsi. Durante la pandemia di Covid-19, il Vietnam ha donato all’Italia oltre 300.000 mascherine e l’Italia ha dimostrato il sostegno al Vietnam con un dono di 2,8 milioni di dosi di vaccino. Il 2023 segna il 50° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche e il 10° anniversario del Partenariato Strategico Vietnam – Italia. Dopo i successi dell’Anno del Vietnam in Italia e dell’Anno dell’Italia in Vietnam in occasione del 40° anniversario nel 2012, organizzeremo...
di Giulio Chinappi ARTICOLO PUBBLICATO SUL BLOG DELL’AUTORE Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha avuto parole durissime nei confronti dell’Occidente, che sta adottando un modo di fare ricattatorio nei confronti del suo Paese, sfruttando la situazione del Kosovo e minacciando il conflitto armato. Il continente europeo è molto vicino all’apertura di un nuovo fronte bellico al proprio interno, questa volta a causa delle crescenti tensioni tra la Serbia e il governo dell’autoproclamato Kosovo. Come nella crisi ucraina, l’Occidente atlantista a guida statunitense sta giocando un ruolo di primo piano nell’acuire le tensioni tra le parti, dimostrando ancora una volta la propria natura bellicista. A denunciare la situazione è stato direttamente il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, che può godere di un ampio sostegno popolare, al contrario della maggioranza dei leader politici occidentali. Il capo di Stato ha respinto ogni forma di interferenza da parte di potenze straniere, denunciando il ricatto che l’Occidente sta mettendo in essere contro la Serbia: “Come se ne avessero il diritto, vengono dall’Occidente e ci minacciano, chiedendo che vengano rimosse le barricate“. “È importante sapere che tutto ciò che volete è il conflitto, volete che i serbi vengano uccisi perché per voi è più importante riconoscere la cosiddetta sovranità del cosiddetto Kosovo di quanti serbi vengono uccisi. Lo metto in termini semplici in modo che tutti possano vedere la verità“, ha aggiunto Vučić. Nel suo discorso, Vučić ha ricordato molte delle violazioni commesse dal governo kosovaro nei confronti della popolazione serba presente sul territorio dell’autoproclamata repubblica. Secondo il presidente, Priština ha promesso alla popolazione serba di istituire una Comunità dei comuni serbi, ma hanno poi negato loro il diritto di voto ai referendum e alle elezioni. Il presidente ha chiesto che venga rispettata la firma dell’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ai sensi degli accordi di Bruxelles. In base a questi accordi, il Kosovo non potrebbe dotarsi di un esercito, ma in realtà le potenze occidentali stanno palesemente violando gli accordi, promuovendo la costruzione di un esercito kosovaro. Nella giornata di ieri, il ministro della Difesa serbo, Miloš Vučević, ha annunciato che le forze armate serbe sono state messe in allerta per il combattimento su ordine del comandante in capo e presidente Aleksandar Vučić. Il ministro ha aggiunto che l’esercito è pronto a proteggere l’integrità territoriale e la sovranità della Serbia e dei suoi cittadini. La decisione del presidente Vučić rappresenta unicamente una risposta alle azioni del governo kosovaro, visto che già il 26 dicembre il quotidiano serbo Večernje Novosti aveva rivelato che le autorità del Kosovo avevano messo le proprie truppe in piena allerta al combattimento preparandosi per un’operazione di smantellamento delle barricate nel nord del Kosovo, con il serio rischio di provocare una vera e propria guerra. Il primo ministro Ana Brnabić ha puntato il dito contro il suo omologo kosovaro, Albin Kurti, affermando che costui vorrebbe effettuare una pulizia etnica di tutti i serbi presenti in Kosovo. Il capo del governo di Belgrado ha fatto notare come Priština abbia violato tutti gli accordi presi in precedenza, in particolare penetrando con le proprie forze...
a cura di GIULIO CHINAPPI Articolo consultabile anche sul sito de LA CITTA’ FUTURA La visita in Cina del segretario generale del Partito Comunista del Vietnam Nguyễn Phú Trọng e il suo incontro con il leader cinese Xi Jinping hanno aperto una nuova fase delle relazioni bilaterali tra i due principali Paesi socialisti del pianeta. La Repubblica Popolare Cinese (oltre 1,4 miliardi di abitanti) e la Repubblica Socialista del Vietnam (quasi 100 milioni di abitanti) rappresentano ad oggi i due Paesi socialisti più popolosi del mondo e più importanti per il peso delle loro rispettive economie. Dal 2017, infatti, la Cina ha superato gli Stati Uniti come primo Paese al mondo per PIL a parità di potere d’acquisto, mentre il Vietnam e uno dei Paesi con il tasso di crescita più elevato del pianeta, occupando attualmente la 26ma posizione nella stessa classifica del Fondo Monetario Internazionale. La Cina e il Vietnam hanno stabilito le relazioni diplomatiche sin dal gennaio del 1950, solo pochi mesi dopo la fondazione della RPC da parte di Mao Zedong, ma, nonostante la vicinanza geografica, culturale e politica, i due Paesi non hanno sempre avuto rapporti idilliaci. Nel 1979, addirittura, i due Paesi combatterono una breve guerra lungo il confine, che si concluse dopo appena un mese con il mantenimento dello status quo ante bellum, e che si chiuse definitivamente nel 1999, con la firma di un trattato bilaterale sui confini. Altre forme di schermaglie si verificarono negli anni successivi e fino al 1991, soprattutto per il controllo degli arcipelaghi delle isole Spratly e Paracelso, questione tuttora irrisolta. Nonostante il contenzioso ancora aperto, la Cina e il Vietnam si sono fortemente impegnati nel miglioramento delle relazioni bilaterali negli ultimi anni, attraverso la firma di numerosi accordi e il miglioramento della cooperazione in molti settori, nonché la continua crescita degli scambi commerciali. Il valore degli scambi ha raggiunto un nuovo record di 165,9 miliardi di dollari nel 2021, con una crescita del 24,6% rispetto all’anno precedente, e questo dato dovrebbe essere ulteriormente migliorato quest’anno. In base a questi dati, la Cina rappresenta oggi il primo partner commerciale del Vietnam, mentre il Vietnam è il sesto partner commerciale della Cina, ma il primo nella regione del sud-est asiatico. Nell’ambito di questo processo di miglioramento delle relazioni bilaterali, Nguyễn Phú Trọng, segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, ha visitato la Cina tra il 30 ottobre ed il 1º novembre, pochi giorni dopo la fine del 20º Congresso del Partito Comunista Cinese e la conferma di Xi Jinping alla guida dello stesso. Secondo gli osservatori, il fatto che Trọng sia stato il primo leader straniero a recarsi in Cina dopo l’importante evento politico ricopre un particolare peso simbolico. Il momento più importante della visita diplomatica è naturalmente stato il vertice tra Nguyễn Phú Trọng e Xi Jinping, tenutosi lunedì a Pechino. In quest’occasione, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di rafforzare la cooperazione bilaterale globale e strategica tra Cina e Vietnam. “Il Vietnam aderisce fermamente a una politica estera di indipendenza, autosufficienza, diversificazione e multilateralizzazione. È un membro responsabile della comunità internazionale”, ha detto Trọng, il quale ha aggiunto che il suo Paese dà sempre la priorità allo sviluppo...
Repubblica Popolare Cinese – Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato e Ufficio Informazioni del Consiglio di StatoTraduzione dall’inglese di Giulio Chinappi CONTENUTI Preambolo I. Taiwan fa parte della Cina – Questo è un fatto indiscutibile II. Gli sforzi risoluti del PCC per realizzare la completa riunificazione della Cina III. La completa riunificazione della Cina è un processo che non può essere interrotto IV. La riunificazione nazionale nella Nuova Era V. Prospettive luminose per la riunificazione pacifica Conclusione PREAMBOLO Risolvere la questione di Taiwan e realizzare la completa riunificazione della Cina è un’aspirazione condivisa da tutti i figli e le figlie della nazione cinese. È indispensabile per la realizzazione del ringiovanimento della Cina. È anche una missione storica del Partito Comunista Cinese (PCC). Il PCC, il governo cinese e il popolo cinese hanno lottato per decenni per raggiungere questo obiettivo. Il 18° Congresso Nazionale del PCC nel 2012 ha annunciato una nuova era nella costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi. Sotto la forte guida del Comitato Centrale del PCC con al centro Xi Jinping, il PCC e il governo cinese hanno adottato misure nuove e innovative in relazione a Taiwan. Hanno continuato a tracciare il corso delle relazioni attraverso lo Stretto, salvaguardare la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan e promuovere i progressi verso la riunificazione nazionale. Tuttavia, negli ultimi anni le autorità di Taiwan, guidate dal Partito Democratico Progressista (PDP), hanno raddoppiato i loro sforzi per dividere il Paese e alcune forze esterne hanno cercato di sfruttare Taiwan per contenere la Cina, impedire alla nazione cinese di raggiungere la completa riunificazione, e fermare il processo di ringiovanimento nazionale. Il PCC ha unito il popolo cinese e lo ha guidato nel raggiungimento dell’obiettivo del primo centenario di costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti, come previsto, e nell’intraprendere un nuovo viaggio verso l’obiettivo del secondo centenario di trasformare la Cina in un moderno Paese socialista. La nazione cinese ha ottenuto una trasformazione storica dal levarsi in piedi a diventare prospera e crescere in forza, e il ringiovanimento nazionale è guidato da una forza inarrestabile. Questo segna un nuovo punto di partenza per la riunificazione. Il governo cinese ha pubblicato due precedenti libri bianchi su Taiwan. Uno era The Taiwan Question and Reunification of China nell’agosto 1993, e l’altro era The One-China Principle and the Taiwan Issue nel febbraio 2000. Questi due white paper hanno fornito un’elaborazione completa e sistematica dei principi e delle politiche di base riguardanti la risoluzione della questione di Taiwan. Questo nuovo libro bianco è stato pubblicato per ribadire il fatto che Taiwan fa parte della Cina, per dimostrare la determinazione del PCC e del popolo cinese e il loro impegno per la riunificazione nazionale e per sottolineare la posizione e le politiche del PCC e del governo cinese nella nuova era. I. TAIWAN FA PARTE DELLA CINA – QUESTO È UN FATTO INDISCUTIBILE Taiwan appartiene alla Cina fin dai tempi antichi. Questa affermazione ha una solida base...
di Giulio Chinappi La visita di Nancy Pelosi a Taiwan ha scatenato le inevitabili reazioni del governo cinese. Per capire le ragioni di Pechino, vi pubblichiamo la traduzione dell’articolo pubblicato sul Washington Post dall’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese negli Stati Uniti. In risposta all’editoriale del presidente della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, sul Washington Post intitolato “Perché sto guidando una delegazione del Congresso a Taiwan“, l’ambasciatore Qin Gang ha pubblicato un articolo intitolato “Perché la Cina si oppone alla visita di Pelosi a Taiwan” sul Washington Post, il 4 agosto 2022. Il testo completo è il seguente: Taiwan è una parte inseparabile del territorio cinese da 1.800 anni. Nel 1943, i leader di Cina, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno emesso la Dichiarazione del Cairo, in cui si afferma chiaramente che tutti i territori che il Giappone aveva sottratto ai cinesi, come Taiwan, dovevano essere restituiti alla Cina. La Dichiarazione di Potsdam del 1945 affermava che i termini della Dichiarazione del Cairo sarebbero stati rispettati. La risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, approvata nel 1971, ha riconosciuto che i rappresentanti del governo della Repubblica Popolare Cinese sono gli unici rappresentanti legittimi della Cina alle Nazioni Unite. Quando la Cina e gli Stati Uniti hanno stabilito relazioni diplomatiche, il 1° gennaio 1979, gli Stati Uniti hanno riconosciuto nel comunicato congiunto con la Cina che il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico governo legale della Cina. Sono trascorsi quattro decenni da allora e gli Stati Uniti si sono impegnati da tempo a non sviluppare relazioni ufficiali con Taiwan. Per ordine di successione, la presidente della Camera Nancy Pelosi (democratica della California) è il terzo funzionario di grado più alto nel governo degli Stati Uniti. Viaggiando su un aereo militare, questa settimana Pelosi ha effettuato una “visita ufficiale a Taiwan” di alto profilo, come ha descritto il suo ufficio nella sua dichiarazione di arrivo, ed è stata trattata a pieno titolo dalle autorità del Partito Democratico Progressista di Taiwan, che non fanno mistero di perseguire l’indipendenza nella loro piattaforma di partito. Tale visita ha apertamente rotto l’impegno degli Stati Uniti d’America a non sviluppare relazioni ufficiali con Taiwan. Si tratta di mosse estremamente irresponsabili, provocatorie e pericolose. Il principio di “una sola Cina” fa parte dell’ordine internazionale del dopoguerra ed è diventato un consenso internazionale generale. In quanto Paese che si considera un campione de “l’ordine internazionale basato su regole”, gli Stati Uniti dovrebbero naturalmente attenersi al principio di “una sola Cina”. In passato, gli Stati Uniti hanno violato e minato il principio adottando il Taiwan Relations Act e le “Six Assurances” a Taiwan. E lo stanno facendo di nuovo ora in un più ampio tentativo di cambiare unilateralmente lo status quo su Taiwan e alterare l’ordine internazionale del dopoguerra. Cinquant’anni fa, Henry Kissinger, coinvolto in prima persona nelle trattative per la normalizzazione delle relazioni tra Cina e Stati Uniti, ha testimoniato come la questione taiwanese fosse stata adeguatamente gestita sulla base del principio di “una sola Cina”. Di recente, egli ha osservato che “gli Stati Uniti non dovrebbero con un sotterfugio o un processo graduale sviluppare una sorta di...
A cura di Giulio Chinappi Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo è lieto di mettere a disposizione dei propri lettori il documento curato nella traduzione da Giulio Chinappi Tutte le falsità degli Usa sulla Cina, uno strumento fondamentale al fine di comprendere i funzionamenti della propaganda anticinese metta in atto dal blocco occidentale.
a cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento dal titolo “Reality Check: Falsehoods in US Perceptions of China“, nel quale si elencano alcune falsità che la propaganda statunitense diffonde sul conto della Cina. Di seguito l’analisi della quarta menzogna anticinese. Parte 1: l’ordine mondiale a guida USA Parte 2: la nuova Guerra Fredda Parte 3: la democrazia coercitiva Falsità 4: La democrazia statunitense è una delle risorse più potenti in questo contesto. Il nostro compito è dimostrare ancora una volta che la democrazia può affrontare sfide urgenti e che il futuro appartiene a chi crede nella libertà. Realtà: gli Stati Uniti stabiliscono gli standard per la democrazia secondo il proprio sistema, non accettano l’esistenza di altri sistemi, percorsi e modelli, e si alleano con altri per interferire arbitrariamente negli affari interni di altri Paesi in nome della democrazia. Questo non solo contravviene allo spirito della democrazia, ma rappresenta persino un disastro per la democrazia. ◆ La democrazia in stile statunitense è un gioco da ricchi basato sul capitale. La politica monetaria penetra all’intero processo elettorale, legislativo e amministrativo negli Stati Uniti. Le persone infatti hanno solo un diritto limitato alla partecipazione politica. La disuguaglianza di status economico si è trasformata in disuguaglianza di status politico. Secondo le statistiche, i vincitori del 91% delle elezioni del Congresso negli Stati Uniti sono i candidati con un maggiore sostegno finanziario. Le grandi aziende, un piccolo gruppo di ricchi e i gruppi di interesse sono più generosi nell’offrire sostegno finanziario e sono diventati la principale fonte di finanziamento elettorale. I cosiddetti rappresentanti della volontà popolare, una volta eletti, spesso servono gli interessi dei loro finanziatori e parlano per interessi costituiti piuttosto che per la gente comune. Un senatore degli Stati Uniti ha fatto un’osservazione acuta: “Il Congresso non regola Wall Street. Wall Street regola il Congresso“. Il membro repubblicano dell’Alabama del Congresso statunitense, Mo Brooks, ha pubblicamente denunciato la “corruzione” del Congresso degli Stati Uniti in un video sui social media. “Se vuoi essere presidente di un comitato importante, devi comprartelo“. Il prezzo di acquisto dipende dall’importanza del comitato, con l’offerta minima per un comitato importante di un milione di dollari USA. Coloro che non possono permetterselo devono accettare i contributi di gruppi di interesse speciale e poi dare “quid pro quo” ai lobbisti. “Gruppi di interesse speciale gestiscono Washington. Non intendo metaforicamente, intendo letteralmente“. ◆ Secondo uno studioso di Singapore, gli Stati Uniti chiaramente non funzionano come una democrazia. Funzionano come una plutocrazia. Una democrazia è un governo del popolo, dal popolo, per il popolo. Una plutocrazia è un governo dell’uno per cento, dall’uno per cento, per l’uno per cento. ◆ Le elezioni presidenziali statunitensi seguono il sistema del Collegio elettorale, in cui il presidente e il vicepresidente sono eletti dal Collegio elettorale. I difetti di un tale sistema elettorale sono evidenti. In primo luogo, poiché il presidente eletto potrebbe non essere il vincitore del voto popolare nazionale, manca un’ampia rappresentanza. In secondo luogo, quando ogni Stato decide le proprie regole elettorali, spesso si verificano confusione e disordine. Terzo, il sistema de...
Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento dal titolo “Reality Check: Falsehoods in US Perceptions of China“, nel quale si elencano alcune falsità che la propaganda statunitense diffonde sul conto della Cina. Di seguito l’analisi della seconda menzogna anticinese. PARTE UNO: Parte 1: l’ordine mondiale a guida USA Falsità 2: gli Stati Uniti non cercano un conflitto o una nuova Guerra Fredda. Non cercano di sottrarre la Cina al suo ruolo di grande potenza, né di impedire alla Cina di far crescere la sua economia o promuovere gli interessi del suo popolo. Realtà: nonostante le sue affermazioni di non cercare di sottrarre la Cina al suo ruolo di grande potenza, né di impedirle di far crescere la sua economia, gli Stati Uniti stanno in realtà dispiegando le proprie risorse interne ed esterne per contenere e sopprimere senza scrupoli la Cina. ◆ Senza produrre alcuna prova credibile, il governo degli Stati Uniti usa la sicurezza nazionale come pretesto generico e tutto il suo apparato per sopprimere e sanzionare in modo arbitrario Huawei, limitando l’ingresso dei suoi prodotti nel mercato statunitense, interrompendo il suo accesso ai chip e al sistema operativo, e costringendo i Paesi di tutto il mondo ad escludere Huawei dal lancio del 5G. Gli Stati Uniti hanno anche orchestrato e fatto pressioni sul Canada affinché detenesse il CFO di Huawei per quasi tre anni senza motivo. ◆ In violazione del principio della concorrenza leale, dell’economia di mercato e delle regole del commercio internazionale, gli Stati Uniti cercano di ostacolare le aziende hi-tech cinesi competitive attraverso ogni tipo di accuse inventate. Ad oggi, hanno inserito oltre 1.000 aziende cinesi in vari elenchi di sanzioni, hanno sottoposto la biotecnologia e le tecnologie di intelligenza artificiale a controlli rafforzati sulle esportazioni e a una rigorosa revisione degli investimenti, e hanno cercato di vietare le piattaforme di social media cinesi tra cui TikTok e WeChat. ◆ Con il pretesto di proteggere i diritti umani, gli Stati Uniti hanno fabbricato disinformazione e fake news sullo Xinjiang, come l’esistenza del ”lavoro forzato”, e, sulla base di tali storie infondate, hanno adottato l’Uyghur Forced Labor Prevention Act che prende di mira maliziosamente la concorrenza dello Xinjiang su cotone, pomodori e solare fotovoltaico per contenere la crescita cinese. Ciò ha interrotto l’ordine commerciale internazionale e destabilizzato le catene industriali e di approvvigionamento globali. ◆ La precedente amministrazione statunitense, in grave violazione delle regole dell’OMC, ha condotto una massiccia guerra commerciale contro la Cina. Sulla base della propria indagine della Sezione 301, ha imposto tre round di tariffe elevate su circa 360 miliardi di dollari USA di importazioni cinesi. Nel settembre 2021, l’attuale amministrazione statunitense ha avviato un’indagine della sezione 232 per determinare gli effetti sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti dalle importazioni di magneti permanenti al neodimio-ferro-boro in un momento in cui i prezzi delle materie prime globali si aggiravano a livelli elevati. ◆ Gli Stati Uniti hanno un record di gravi interferenze negli affari interni della Cina su questioni riguardanti gli interessi fondamentali della Cina, tra cui Taiwan, Xinjiang, Tibet e Hong Kong. Cercano di minare...
di Giulio ChinappiARTICOLO ORIGINALE Urumqi, capoluogo della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, ha ospitato lo scorso 10 maggio la Conferenza virtuale sulla situazione della libertà di credo religioso nello Xinjiang. La Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, come sappiamo, è oramai da tempo al centro della propaganda anticinese della macchina mediatica occidentale. Il governo di Pechino viene infatti accusato di perpetrare le peggiori nefandezze in questa regione del proprio territorio, sebbene gli accusatori non abbiano mai mostrato prove concrete di quanto affermano. Tra le accuse che vengono mosse alla Cina, c’è quella di sopprimere la libertà religiosa della popolazione, che nello Xinjiang vede un notevole numero di musulmani. In questo contesto, si è svolta lo scorso 10 maggio la Conferenza virtuale sulla situazione della libertà di credo religioso nello Xinjiang, organizzata ad Urumqi, capoluogo della regione cinese. A presiederla, il portavoce del governo regionale Xu Guixiang, che ha introdotto il tema della libertà religiosa nello Xinjiang, prima di dare la parola ai numerosi ospiti dell’evento, che comprendevano sia rappresentanti delle autorità che comuni cittadini. “I residenti musulmani di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang hanno trascorso il Ramadan in tranquillità e armonia dal 3 aprile al 2 maggio 2022. In occasione dell’Eid al-Fitr (la fine del Ramadan, ndr) che è caduto il 3 maggio, persone di tutti i gruppi etnici hanno avuto un giorno libero come previsto dal governo locale”, ha esordito il portavoce Xu. Le festività che si sono tenute in occasione della fine del Ramadan basterebbero da sole a dimostrare che lo Xinjiang rispetta e protegge la libertà di credo religioso. “Durante il Ramadan, i residenti musulmani di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang tengono normali attività religiose basate sulla tradizione religiosa e sulla propria volontà. Il culto, il digiuno e l’osservanza delle feste religiose si sono svolti senza intoppi”, ha raccontato ancora Xu, che ha anche mostrato dei video in cui vengono documentate le attività dei fedeli musulmani e delle moschee dello Xinjiang. Zumrat Obul, membro del Comitato del Partito Comunista Cinese nello Xinjiang, ha ricordato che questa regione rappresenta una delle aree del pianeta più ricche per quanto riguarda le etnie, le culture ed i credi religiosi che vi convivono: “Religioni come l’Islam, il Buddismo, il Cristianesimo, il Cattolicesimo e il Taoismo coesistono in pace e si sviluppano in modo ordinato. I cittadini che credono nella religione o non credono nella religione, o credono in religioni diverse si rispettano e si trattano alla pari. Sono uniti e cooperativi. Persone di tutte le etnie godono pienamente della felicità e della serenità apportate dalla stabilità sociale, dalla solidarietà etnica e dall’armonia religiosa”. Come affermato dallo stesso rappresentante del PCC locale, la libertà di credo religioso è un diritto ampiamente garantito dalla Costituzione della Repubblica Popolare Cinese, che recita: “I cittadini godranno della libertà di credo religioso. Nessun organo statale, organizzazione sociale o individuo può costringere i cittadini a credere o a non credere nella religione. Né discriminano i cittadini che credono o non credono in nessuna religione”. Alla legge fondamentale si aggiunge poi regolamento degli affari religiosi della Repubblica Popolare Cinese, il...