7 Ottobre 2026

geopolitica messico

mexico
di Federico Anaya-GallardoTraduzione per il CeSEM di Cristiano ProcenteseArticolo originale: https://politicainternacional.com.mx/2020/12/02/una-hipotesis-geopolitica-para-explicar-el-poder-del-sector-militar-mexicano/ Ultimamente, noi cittadini messicani ci siamo imbattuti in un tema deprecabile: il potere del sistema militare. E’ disdicevole non sapere molto a riguardo delle proprie Forze Armate. È disdicevole perché si presume che queste ultime siano indispensabili alla vita della Repubblica; oltre al fatto che, a volte, si sospetta non siano veramente utili. Che ci siano tre “piani di difesa nazionale”, DN1, DN2 e DN3, è un fatto abbastanza noto – poiché la maggior parte della popolazione ha visto le truppe schierarsi applicando il protocollo DN3 in caso di calamità naturali. A tal proposito, il triangolo blu della Protezione Civile è meno conosciuto della sigla DN3. Ma questo particolare – a ben vedere – ci riporta all’indignazione iniziale: se le Forze Armate sono utilizzate esclusivamente o principalmente per affrontare le catastrofi, non sarebbe meglio convertirle in un corpo di Protezione Civile? (si sottolinei la parola civile.) Quando si cerca di approfondire cosa significano DN1 e DN2, lo sconcerto aumenta. DN1 è il piano di difesa in caso di invasione straniera; DN2 il piano di difesa contro la ribellione interna. Nella prima – poiché l’unica potenza capace di invaderci sono gli Stati Uniti d’America (USA) – il piano ordina l’organizzazione popolare della resistenza perché riconosce l’incapacità delle forze militari di affrontare in modo efficae l’invasore. Nella seconda, che di fatto è stata attivata in più occasioni, le Forze Armate hanno affrontato una parte della popolazione che avevano giurato di difendere. Appaiono inutili all’esterno e anti- insurrezionali all’interno. Non c’è da stupirsi che l’argomento sia sconveniente. Un paio di recenti episodi inaspettati ci riportano al tema. Il 15 ottobre 2020, il cittadino Salvador Cienfuegos Zepeda viene detenuto all’aeroporto di Los Angeles in Alta California con l’accusa di narcotraffico da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. In pochi giorni quest’ultimo viene portato davanti ad un giudice federale a Brooklyn, New York. La notizia provoca un terremoto. Questo cittadino è stato il Segretario generale della Difesa nazionale messicano tra il 2012 e il 2018. La “commentocrazia” messicana ripete parole come insolito, straordinario, inedito. Nemmeno il tempo di riprendere fiato, quando il 17 novembre 2020 i pubblici ministeri federali incaricati dell’accusa di Cienfuegos chiedono al tribunale di respingere l’accusa e di autorizzare la consegna del detenuto alle autorità messicane. Il giorno successivo Cienfuegos torna a casa. Ancora una volta, insolito, straordinario, inedito. Molto scandalo, pochi fatti, analisi superficiale. In un fiume di commenti, ha sorpreso una dichiarazione dell’avvocato Ana Laura Magaloni Kerpel: “Mi ha fatto piacere il risultato. … trattenere il capo dell’esercito, colui che era a capo dell’esercito, … non è il modo di trattare un’istituzione di rilievo come quella dell’esercito “. A suo parere, l’accusa degli Stati Uniti contro Cienfuegos ha compromesso una istituzione importante proprio per la politica contro i narcotrafficanti degli stessi Stati Uniti. (È l’ora dell’opinione, 18 novembre 2020, minuto 5 ess. Nota 1.) Per la Magaloni, l’accusa americana ha colpito la disciplina, la lealtà e...