15 Giugno 2026

geopolitica Kazakhstan

Kazakhstan
di Ivelina Dimitrova Il Kazakistan, l’ex Repubblica Sovietica, nono Paese per estensione territoriale a livello mondiale – grande quasi quanto l’intera Europa ma con una popolazione di soli 19 milioni di abitanti, che si espande in Asia centrale in prossimità di tre delle più grandi potenze mondiali di oggi (la Federazione Russa, la Cina e l’India), ha attraversato all’inizio di quest’anno, turbolenze politiche segnate da violenza e insicurezza, eventi senza precedenti negli ultimi 30 anni della sua era post-sovietica. Una breve descrizione dei recenti accadimenti è utile al fine di analizzare quanto avvenuto e, soprattutto, individuare le ragioni che stanno alla base dell’insorgenza. Tutto ha avuto inizio lo scorso 2 gennaio, quando la popolazione, esasperata dall’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, è scesa in strada, prima nelle città di Aktau e Zhanaozen, situate nella regione occidentale del paese ricca di petrolio (la Junior zhuz zona); in seguito le proteste si sono estese alla vecchia capitale Almaty. Il malcontento inizialmente ha avuto motivazioni economiche connesse con la disapprovazione popolare per l’aumento del prezzo del carburante, ma si è rapidamente trasformato in politico, a causa dello scontento accumulatosi negli anni contro la corruzione e il nepotismo; ciò in quanto, nonostante il Paese sia molto ricco di risorse naturali, inclusi petrolio e gas, la gente comune non beneficia della ricchezza derivante dallo sfruttamento di queste risorse naturali. La gestione di queste risorse e i connessi grandi investimenti esteri, attratti soprattutto negli ultimi quindici anni, sono sotto il controllo della classe politica dirigente che, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’indebolimento delle posizioni economiche e politiche di Mosca, ha operato e mantenuto una posizione di bilanciamento nei rapporti con la Russia e con le potenze occidentali. Il dissenso ha portato in piazza la gente comune, scontenta per l’ingiustizia, ma poi si è trasformato in violenza con similitudini con le rivoluzioni colorate e la primavera araba. Si sono probabilmente sfruttati la rabbia e il malcontento della popolazione che spontaneamente avvia una protesta e poi inizia le violenze quando tra i manifestanti si inseriscono provocatori spesso militari o ex militari ben preparati e armati, che non hanno nulla a che fare con i manifestanti. Nel caso del Kazakistan, il locale Ministero dell’Interno ha riferito che alcuni dei partecipanti violenti non erano cittadini kazaki. Questi agitatori, molti dei quali erano addirittura armati, si sono scontrati con la polizia e di conseguenza si sono avuto numerosi decessi. Le informazioni governative parlano di agenti di polizia decapitati nelle strade di Almaty: un famoso musicista e regista chiamato “il padre dell’hip hop kazako” Saken Bitayev è stato ucciso da colpi di arma da fuoco durante le violente proteste mentre alcuni saccheggiatori cercavano di bloccare la sua autovettura; banche e negozi sono stati depredati; tra le vittime ci sarebbero stati, tra gli altri, anche bambini. Il 5 gennaio è stato riferito che i manifestanti avessero preso il controllo dell’aeroporto di Almaty e tutti i voli sono stati temporaneamente cancellati. Gli insorgenti hanno appiccato il fuoco a una residenza...