Pubblicato su Caspian InstituteTraduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini La drastica riduzione delle attività nel mercato europeo, un tempo principale, ha costretto uno dei fiori all’occhiello dell’industria energetica russa, PJSC Gazprom, a cercare nuovi partner e nuove forme di cooperazione. Una delle regioni più promettenti è oggi l’Asia centrale, dove il monopolio russo del gas intende effettuare investimenti consistenti e su larga scala. Un evento importante è stato il lancio di un progetto strategico per la fornitura di gas russo all’Uzbekistan attraverso il transito in Kazakistan. Gazprom ha delineato le aree di cooperazione a lungo termine con questi due Paesi e con il Kirghizistan. Entro la metà del 2024, Mosca, Astana, Tashkent e Bishkek intendono definire i termini del lavoro comune e preparare un quadro contrattuale giuridicamente vincolante per i prossimi 15 anni.
Gazprom
di Riccardo Allegri Nelle proprie relazioni con i Paesi dell’“Estero Vicino” e con i paesi dell’Europa Occidentale, la Federazione Russa ha spesso utilizzato una vasta gamma di strumenti che le hanno consentito di ottenere un certo grado di influenza, ponendole in una posizione di vantaggio rispetto all’interlocutore del momento. Di tutti questi strumenti, le risorse energetiche sono senza ombra di dubbio fra quelli più importanti. La Russia occupa la prima posizione mondiale per produzione ed esportazione di gas naturale, possedendo un quarto delle riserve globali di metano. A livello petrolifero si colloca al secondo posto per produzione ed al terzo per esportazione mentre, per quanto riguarda il carbone, essa è la sesta produttrice e la terza esportatrice mondiale1. Dal momento del suo arrivo alla Presidenza della Federazione Russa, Vladimir Putin ha cercato di mettere l’apparato produttivo al servizio delle esigenze della nazione ed il settore energetico non ha fatto eccezione, essendo di gran lunga il più importante asset economico nelle mani del Cremlino. L’epoca delle privatizzazioni selvagge, immediatamente successiva alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, aveva tolto allo Stato russo il controllo su tale fondamentale settore ma Putin era perfettamente consapevole della necessità di riportare all’obbedienza gli oligarchi che avevano fatto fortuna acquisendo le proprietà energetiche russe. Se il Cremlino avesse potuto decidere in che modo allocare i profitti derivanti dalla vendita degli idrocarburi, avrebbe potuto risolvere parte dei gravi problemi interni che affliggevano la nazione al momento dell’insediamento di Putin. La cosa non deve sorprendere, se si considera che negli anni Novanta l’idea che la politica energetica dovesse giocare un ruolo fondamentale nella rinascita della potenza russa era molto diffusa, al punto che lo stesso Putin ne aveva fatto il tema della propria dissertazione di laurea nel 19972. Ad ogni modo, egli riuscì nel suo intento e la congiuntura fu particolarmente favorevole in quanto per tutto il primo decennio del XXI secolo i prezzi degli idrocarburi furono decisamente elevati, consentendo alla Federazione Russa di veder crescere il proprio PIL di una quota annua pari, mediamente, al 7%. Come detto in precedenza, l’importanza del settore energetico non era limitata alla sola crescita economica del paese. Gli strateghi del Cremlino sapevano perfettamente che gli idrocarburi potevano essere utilizzati come leve di pressione nei rapporti bilaterali con i Paesi che dipendevano dalle esportazioni energetiche russe. Lo stesso Putin affermò pubblicamente nel 2003 che Gazprom, la principale azienda energetica russa controllata dallo Stato, doveva essere un potente strumento politico ed economico per influenzare il resto del mondo3. Quanto detto da Putin era confermato all’interno dei Concetti di Politica Estera approvati dal Presidente della Federazione Russa nel 2008, 2013 e 2016, ove si faceva espresso riferimento agli strumenti economici come leve di pressione da sfruttare al fianco degli strumenti prettamente militari. Non bisogna dimenticare che già ai tempi dell’Unione Sovietica l’esportazione di gas naturale aveva consentito al Paese di rompere l’isolamento rispetto alle nazioni appartenenti al blocco occidentale. Nel 1970 Mosca firmò il primo contratto per la fornitura di gas con la Germania di Willy...