13 Agosto 2026

g20

di Gabriella Agyei Il 9 settembre 2023 il presidente dell’India Narendra Modi, ha annunciato la promozione dell’Unione Africana (UA) a membro permanente del G20 convocando ufficialmente il presidente delle Isole Comoros Azali Assoumani (attualmente alla presidenza dell’Unione Africana) a prendere posto al tavolo dei leader. Il G20 è il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo e fino ad allora l’UA era considerata come “un’organizzazione internazionale invitata”, mentre ora diventa il secondo blocco regionale, ottenendo lo stesso status dell’Unione Europea. La sua promozione conferma l’intenzione dei leader del Continente di ritagliarsi un ruolo importante all’interno dello scenario geopolitico mondiale e prendersi un posto al tavolo dei potenti, rafforzando le richieste e i bisogni delle economie in via di sviluppo. Ma quali cambiamenti potrebbe portare la promozione di tale organizzazione all’interno dello scenario geopolitico internazionale?
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a cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il presidente cinese Xi Jinping ha pronunciato un importante discorso in occasione della prima sessione del 17º meeting vertice del G20 organizzato a Bali (Indonesia), tenutosi il 15 novembre. Di seguito la traduzione integrale del discorso. Colleghi, È per me un grande piacere partecipare al vertice del G20 a Bali. Innanzi tutto, desidero ringraziare il presidente Joko Widodo e il governo indonesiano per aver preso questi premurosi accordi per il vertice. Saluto anche la Presidenza indonesiana per il suo importante ruolo nella promozione della cooperazione del G20. Ci incontriamo in un momento di cambiamenti epocali mai visti nell’arco di un secolo, cambiamenti che sono conseguenti al mondo, ai nostri tempi e alla storia. La pandemia di COVID-19 si trascina ancora con casi che aumentano qua e là. L’economia mondiale sta diventando sempre più fragile. Il contesto geopolitico rimane teso. La governance globale è gravemente inadeguata. Le crisi alimentari ed energetiche si combinano l’una con l’altra. Tutto ciò pone sfide formidabili al nostro sviluppo. Di fronte a queste sfide, è imperativo che tutti i Paesi accolgano la visione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità e sostengano la pace, lo sviluppo e la cooperazione vantaggiosa per tutti. Tutti i Paesi dovrebbero sostituire la divisione con l’unità, il confronto con la cooperazione e l’esclusione con l’inclusione. Tutti i Paesi dovrebbero unire le forze per rispondere alla domanda dei nostri tempi – “Cosa c’è di sbagliato in questo mondo, e cosa dovremmo fare al riguardo?” – in modo da superare le difficoltà e creare insieme un futuro migliore. Tutti i membri del G20 dovrebbero assumersi la responsabilità insita nell’essere i principali attori internazionali e regionali e dovrebbero dare l’esempio nel promuovere lo sviluppo di tutte le nazioni, migliorare il benessere dell’intera umanità e promuovere il progresso del mondo intero. — Dovremmo rendere lo sviluppo globale più inclusivo. La solidarietà fa la forza, ma la divisione non porta da nessuna parte. Vivendo nello stesso villaggio globale, dovremmo stare l’uno accanto all’altro di fronte a rischi e sfide. Tracciare linee ideologiche o promuovere politiche di gruppo e confronti tra blocchi non farà che dividere il mondo e ostacolare lo sviluppo globale e il progresso umano. Con la civiltà umana già nel 21° secolo, la mentalità della guerra fredda è stata da tempo superata. Quello che dobbiamo fare prenderci per mano l’uno con l’altro ed elevare la nostra cooperazione vantaggiosa per tutti a un nuovo livello. I Paesi dovrebbero rispettarsi l’un l’altro, cercare basi comuni pur conservando le differenze, vivere insieme in pace e promuovere un’economia mondiale aperta. Nessuno dovrebbe impegnarsi in pratiche del mendicante, costruendo “un piccolo cortile con alte recinzioni” o creando club chiusi ed esclusivi. Credo sempre che il G20 debba rimanere fedele al suo scopo fondamentale di unità e cooperazione, portare avanti lo spirito di solidarietà e sostenere il principio del consenso. “La canna da zucchero e la citronella crescono in fitti ciuffi“. Questo proverbio indonesiano coglie bene il valore della solidarietà. La...
Articolo Originale:  https://mundo.sputniknews.com/20211108/occidente-no-aceptara-canjear-deuda-por-acciones-climaticas-1117987164.html?modal=feedback I negoziati tra i vari membri del G20 sono stati difficili. In particolare, il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha definito come offensivo ed irrispettoso il tentativo dell’Occidente di imporre il 2050 come termine entro il quale va raggiunta la neutralità carbonica. Come può caratterizzare la posizione dell’Occidente e, in particolare, dei paesi anglosassoni al riguardo? Lavrov ha definito irrispettosa la proposta dei Paesi occidentali, ed in particolare dei Paesi anglosassoni, poiché il termine del 2050 era stato fissato anticipatamente dal Gruppo dei Sette (dove i Paesi anglosassoni rivestono il peso maggiore), che durante il G20 ha richiesto agli altri Paesi di accettare quanto da loro deciso autonomamente. Per la Russia una simile scadenza, fissata senza che fosse interpellata, non può che essere problematica, poiché la vendita di risorse naturali riveste una enorme importanza nell’economia e nella statura geopolitica della Russia. Inoltre, Mosca sta cercando di sviluppare una propria e forte indipendenza tecnologica, anche per quanto concerne la transizione energetica, rendendosi più autonoma dalle tecnologie straniere. È un progetto delicato che richiede tempo. Lo sviluppo della sovranità tecnologica sarà infatti una delle più importanti componenti nella competizione tra le potenze nel futuro prossimo: l’Occidente, e in particolare il mondo anglosassone, gode di un notevole vantaggio rispetto alla Russia in questo settore, per quanto la Russia stia recuperando il vantaggio in certi settori. I Paesi che godono di vantaggio tecnologico hanno chiaramente l’interesse ad imporre le proprie scadenze agli altri Stati. Inoltre, i Paesi anglosassoni hanno l’interesse a staccare l’Europa occidentale dalla Russia, sia in campo energetico che in quello tecnologico. Imporre agli stessi Paesi dell’Europa occidentale la cosiddetta transizione verde, impedendo così all’Europa di comprare le risorse energetiche russe o di sviluppare con lei una sorta di sinergia tecnologica, è funzionale al loro progetto di impedire che si formi una forte collaborazione tra i due estremi del continente europeo. Il primo ministro Mario Draghi ha parlato di trilioni di dollari che il settore privato sarebbe disposto ad investire nella transizione ecologica a livello globale. Come valuta le capacità del G20 e, in particolare, dell’Occidente di gestire queste risorse al fine di combattere i cambiamenti climatici? Il leitmotiv del cambiamento climatico è uno degli strumenti con cui l’Occidente, ovvero il mondo all’interno dell’orbita d’influenza statunitense, giustifica la propria corsa verso la quarta rivoluzione industriale. L’obiettivo della transizione verde non è, a contrario di quanto il suo nome dà ad intendere, combattere il cambiamento climatico, quanto quello di far affossare la medio-piccola impresa nazionale trasferendo gli impianti produttivi alle grandi multinazionali transnazionali, che sono private e che cercano di imporre questa quarta rivoluzione industriale. È perciò naturale che Mario Draghi sostenga che saranno i privati ad investire e mettere sul banco le risorse necessarie alla transizione. Un altro grande tema è stata la lotta contro la pandemia. La dichiarazione finale riconosce l’importanza di elaborare standard comuni riguardo ai certificati di vaccinazione. Ciononostante, i vaccini russi e cinesi non sono riconosciuti in Occidenti (e viceversa). Potrebbe valutare la componente...
G20-Roma
di Lorenzo Borghi All’atteso G20 di Roma che si terrà il 30-31 ottobre 2021 gli Stati dovranno dare delle risposte significative ed esaustive a tutte le tematiche inerenti all’attuale crisi socioeconomica dettata dalla pandemia COVID. Il focus centrale è orientato al ruolo che dovrà sostenere l’Unione Europea in questa serie d’incontri romani. Il 30-31 ottobre La Nuvola di Fuksas di Roma ospiterà un importante G20. L’Italia è attesa alla sua prima volta, in quanto mai in passato il G20 è stato organizzato nel territorio italiano. Nella capitale romana sono attesi i Capi di Stato, oltre ai relativi ministri dell’economia, dell’Argentina, Australia, Brasile, Arabia Saudita, Canada, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Turchia, India, Repubblica di Corea, Russia (Putin sarà presente virtualmente), Sud Africa, Singapore, Olanda, Spagna e Unione Europea con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Invece, per quanto riguarda la Cina, Xi Jinping, come ormai sta accadendo dallo scoppio della pandemia COVID-19, ha deciso di non presiedere direttamente a Roma. Nella capitale italiana, i leader mondiali affronteranno le attuali questioni di politica internazionale, esaminando le dinamiche vaccinali, la crisi ambientale e la nuova crisi economica derivante dalla pandemia. Tutti questi tre macro-temi saranno incentrati attorno alle 3 P: Persone, Pianeta e Prosperità. L’obiettivo centrale del G20 romano è quello di affrontare, discutere e trovare soluzioni inerenti agli disequilibri economici e sociali globali, concentrandosi sui giovani, le donne e i lavoratori precari, oltre ad analizzare la miglior strategia per aumentare il numero di vaccinati anche nei Paesi meno sviluppati. La probabile posizione dell’UE: un Recovery Plan globale potrebbe essere una soluzione In sede dell’Unione Europea e di tutti i parlamenti europei, l’argomento più discusso non può che essere il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, o più comunemente conosciuto come Recovery Plan. Il Dispositivo, adottato dal Consiglio europeo l’11 febbraio scorso, si incentra in sei cardini e requisiti essenziali: transizione verde, transizione digitale, occupazione e crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, coesione sociale e territoriale, salute e, infine, politiche per i giovani (istruzione e competenze). Il Piano di Ripresa è sostenuto da un’ingente quantità di risorse economiche pari a circa 672,5 miliardi di euro, ripartiti in 312,5 mld a fondo perduto e 360 mld in veri e propri prestiti. Nei propri PNRR gli Stati europei hanno l’onere di investire almeno il 37% nella transizione verde e il 20% in quella digitale e, inoltre, dovranno essere evidenziati gli obiettivi (elementi quantitativi, es. aumento valore delle borse di studio) e i traguardi (elementi quantitativi, es. riforma della giustizia o del fisco) che dovranno essere raggiunti entro il 31 agosto 2026. L’Unione Europea ha puntato tutto sul Recovery Plan, arrivando addirittura a porre come garanzia sui mercati il proprio bilancio e le proprie finanze. In risposta, gli Stati UE hanno dato un gran contributo alla garanzia posta dall’UE aumentando i propri versamenti nelle casse europee così da applicare la mutualizzazione del debito. Con quest’ultimo si intende garantire ai creditori sui...