6 Settembre 2026

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Focus Russia Introduzione Nata come forum di dibattito internazionale tra i paesi dello spazio post-sovietico e la Cina, la SCO è passata dall’essere strumento per la lotta al terrorismo (emergenza di grado non superiore alle altre due questioni cardine dell’Organizzazione, come l’irredentismo e il fondamentalismo), a divenire in seguito, fino ai giorni nostri, uno spazio fondamentale della cooperazione militare energetica, commerciale e culturale, a livello internazionale e mondiale, tra paesi dell’oikumene eurasiatica ed altri attori fondamentali (molti dei quali ex colonie), protagonisti della scena internazionale.1 In questo scenario la Russia è apparsa, accanto alla Cina, protagonista di un dialogo interstatale per il raggiungimento della pace e della stabilità nel contesto eurasiatico e mondiale. Il partenariato sino-russo come perno della strategia eurasiatica della Russia L’Organizzazione per la cooperazione di Shangai (Shangai Cooperation Organization – SCO) nasce già nel 1996 come Shangai Five, forum di dibattito che riuniva Cina, Russia e le nuove repubbliche centro-asiatiche di Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, per la risoluzione di antiche dispute confinarie tra spazio russo e spazio cinese. Il gruppo dei cinque si trasforma nel 2001 nella istituzione attuale con l’ingresso dell’Uzbekistan.2 Già tuttavia nel 1991 si era avuto un primo fondamentale accordo tra URSS e Cina sulla risoluzione delle controversie confinarie, trattative poi proseguite a livello bilaterale, dopo il collasso sovietico, con le nuove repubbliche centroasiatiche indipendenti alla fine del 1991. 3 Le restanti dispute della Russia con la Cina e i paesi del Shangai Five saranno risolte negli anni successivi seguendo un «approccio cooperativo per la soddisfazione reciproca, e l’assegnazione “fifty-fifty” delle aree contestate».4 Il dibattito e il contestuale avvicinamento russo-cinese, favorito dalla risoluzione del problema confinario, rappresentano l’elemento fondamentale della geopolitica eurasiatica della Russia, imperniata sull’heartland centroasiatico. La SCO ha rappresentato un passo importante per la promozione della sicurezza regionale e la cooperazione internazionale in Asia centrale su impulso russo. Obiettivo ufficiale era quello di rafforzare la cooperazione intorno al contrasto di tre fattori destabilizzanti per la regione: il separatismo, l’estremismo (spesso di matrice islamica) e il terrorismo (i famosi “tre mali”). 5 L’intento principale era quello però di sottrarre l’Asia centrale all’influenza occidentale, già posta in palio del “grande gioco” tra Russia e Gran Bretagna nella seconda metà del XIX secolo e oggetto di un altro great game sovietico-statunitense durante la guerra fredda (che si trascina tutt’oggi). 6 L’alleanza ha successivamente allargato il coinvolgimento ad altri attori asiatici, fino a includere recentemente altre potenze nucleari di vecchia data (India e Pakistan) o neo-nucleari (come l’Iran, anche se per ora si limita all’uso civile dell’atomo). L’apertura ai due paesi non centroasiatici come India e Pakistan può condurre a modificare la balance of power (la politica dell’equilibrio) non solo all’interno dell’Organizzazione, non intaccando però in maniera sostanziale gli equilibri interni (se l’ingresso dell’India accontenta Mosca, suo tradizionale alleato, nel contempo l’ammissione del Pakistan non è sgradita alla Cina, con la quale Islamabad coltiva rapporti proficui sin dagli anni Sessanta del secolo scorso), ma anche a livello mondiale, contribuendo a rafforzare il prestigio e l’importanza dell’Organizzazione.7...
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FOCUS RUSSIA articolo tratto da “Eurasia”, 2/2014, pp. 101-106. Per comprendere correttamente la propaganda omosessuale esercitata dall’America e dai suoi alleati contro la Russia, è necessaria una premessa che permetta d’inquadrare la questione nel più vasto contesto di quelli che vengono definiti i “valori occidentali”. Tra questi si contano senz’altro quelli della “libertà” e della “tolleranza”. Bisogna però intendersi bene su cosa s’intende con queste parole. Per l’occidentale medio moderno – ovvero colui che è il portato di almeno due secoli e mezzo di speculazione filosofica illuminista e laicista, delle “rivoluzioni” politica, industriale e tecnologica, oltre che di due guerre mondiali che ne hanno minato le preesistenti “certezze” – concetti come “libertà” e “tolleranza” trovano il loro fondamento nell’idea che ciascuno disponga di un inalienabile “diritto di scelta”. Un “diritto” che si esplica dall’acquisto di un prodotto all’abbigliamento preferito, dalla preferenza per il luogo in cui vivere a quella per una religione o un’altra, fino alla libertà di scelta del genere sessuale. Di pari passo, l’occidentale soddisfatto di essere “moderno” considera il “relativismo” quale la pietra angolare di ogni relazione sociale e culturale. Ogni “assoluto” è apertamente considerato un retaggio di una mentalità “barbara e retrograda”. Il “relativismo”, a sua volta, si sposa con l’individualismo e l’utilitarismo: l’essere umano, che si concepisce come mero “individuo” in grado di prescindere da ogni dimensione nazionale e comunitaria, opta per ciò che più gli fa comodo in un certo momento. Siccome tutti sono incoraggiati (dai “media” e dagli “intellettuali”) a pensare e a comportarsi in questo modo, ecco che l’Occidente postula un mondo senza più “confini”, fisici o mentali che siano. La nozione stessa di “limite” dà tremendamente fastidio. L’uomo moderno si considera di conseguenza come il più “aperto” tra tutti i suoi simili che lo hanno preceduto o che ancora si “attardano” su visioni del mondo “del passato”. Ma sebbene tutto ciò sembri preludere ad una radiosa “nuova era” dell’umanità, di cui l’Occidente coi suoi “valori” sarebbe l’avanguardia, c’è da considerare il fatto che vi è un Grande Assente. Il Grande Assente è Dio. Bisogna tuttavia intendersi. Anche nell’Occidente propriamente detto esistono uomini per i quali Dio ha un posto nella loro vita. Ma il più delle volte “l’idea di Dio” che si fanno è quanto mai distante da quella che tradizionalmente si sono fatti tutti i popoli e le civiltà precedenti. Il ‘dio occidentale’ – ovvero la maniera in cui i moderni s’immaginano il Principio, l’Origine di tutte le cose – è una proiezione delle loro predilezioni e dei loro desideri più o meno frustrati ed inconfessati. Un “dio” siffatto è l’anticamera del “mondo senza Dio”, poiché per tutte le tradizioni religiose che ci hanno preceduto Dio “ha parlato”, indicando chiaramente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per le Sue creature. Destinate alla beatitudine o alla dannazione. Per il “pensiero moderno”, detto “laico”, ciò è inconcepibile. Per esso è l’uomo a dover decidere, in prima persona, quel che è “bene” e quel che è “male” per lui....
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FOCUS RUSSIA Con l’annessione del Kirghizistan nell’Unione Economica Eurasiatica (UEE), il processo di integrazione economica varato da Putin si accresce, benchè il quadro non sia completato dall’Ucraina che stava per aderire sotto la spinta di Yanukovich. I moti interni hanno poi condotto il paese verso scelte diverse dettate dal nuovo governo filoccidentale. L’UEE occupa il 14% della superficie mondiale, ed oltre alla Russia ed al Kirghizistan ne fanno parte Bielorussia, Armenia ed il Kazakhstan. Il futuro dell’Unione eurasiatica dipende molto proprio da quest’ultima con un interessante programma economico che si svilupperà sino al 2020. Il Governo di Nazarbayev ha accresciuto il suo ruolo nel settore finanziario congelando le privatizzazioni di alcune aziende nazionali ed ha rafforzato la tendenza a favorire beni, servizi e personale locale. L’ingresso di capitale straniero è limitato ad investimenti su joint ventures per implementare la produzione esclusivamente nella “terra dei Kazakhi”. Il progetto è stato battezzato “Sentiero Luminoso – La via del futuro” e principalmente rimane la risposta alle sanzioni occidentali, una sorta di effetto moltiplicatore che possa coinvolgere tutti i sistemi produttivi del Kazakhstan, dalle PMI, al settore bancario sino alle infrastrutture. La facilità di scambiare merci e servizi passa attraverso un efficiente sistema di collegamento, pertanto uno degli obiettivi di Nazarbayev è la realizzazione di una rete stradale centrata su Astana, che vale 200.000 posti di lavoro e l’assurgere della Capitale ad Hub logistico per il transito delle merci dall’interporto di Khorgos, al confine con la Cina, verso il porto di Aktau sul Mar Caspio. I fondi stanziati fino al 2020 sono pari a 24 miliardi di dollari, di cui 9 provenienti dal Fondo Nazionale, altrettanti verranno erogati dalla Banca Mondiale, dalla Banca di Sviluppo Islamica, dalla Banca di Sviluppo Asiatica ed i restanti 6 allocati dallo Stato. Per il 2015, i 3 miliardi già stanziati copriranno i lavori del nuovo terminal per l’aeroporto di Astana, per l’interporto di Khorgos, infrastrutture industriali, turistiche ed energetiche, ma anche per l’ExpoAstana 2017. Infatti per l’Esposizione Mondiale successiva a Milano è stato scelto proprio il Kazakhstan, un successo che dimostra l’attenzione globale verso il paese dell’ex Unione Sovietica. Proprio la Federazione Russa è il partner di punta, ma la Cina sta assumendo un ruolo decisivo nel sistema kazako, questo perché la politica estera del Kazakhstan è seconda solo all’economia stessa. Infatti la governance si fonda su tre interessi nazionali: la difesa, la sovranità e l’integrità territoriale. Senza un sistema economico efficace ed efficiente, queste priorità verrebbero meno. Dopo la caduta del bipolarismo, le Repubbliche ex sovietiche divennero entità autonome ed indipendenti, e questo ingenerò un marcato interesse da parte delle nazioni europee per poter allargare la loro influenza, ponendole come valida alternativa agli attori usuali nel panorama dei Paesi fornitori di materie prime. L’Italia è uno di questi, e molto probabilmente sarà uno dei maggiori competitori nel controllo degli oleodotti e gasdotti, un fattore rilevante per conseuire una maggiore influenza geopolitica nella regione transcaucasica. L’Italia è il secondo Paese esportatore in Kazakhstan dopo la Germania in...
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FOCUS RUSSIA L’analisi del rapporto tra Russia e Organizzazioni internazionali (come la Comunità degli Stati Indipendenti, l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) e sovrannazionali (l’Unione Eurasiatica) deve essere fatto non dal punto di vista giuridico / formale o semplicemente politico-internazionale ma scendendo invece nel dettaglio geopolitico e strategico. Se ci è concesso un minimo di polemica, notiamo che quando si parla di Unione Europea la discussione di politici ed analisti verte quasi sempre sui trattati, sulle leggi, parole su carta e parole al vento. L’aspetto geopolitico e geoeconomico sono sistematicamente ignorati e messi da parte: è solo superficialità o è reticenza ad ammettere che i rapporti tra Stati e nazioni sono rapporti di potenza e non irenici idilli liberaldemocratici?   Le organizzazioni cui partecipa la Federazione Russa: una classificazione geopolitica La Federazione Russa è attualmente membro o osservatore di una serie molto vasta di organizzazioni internazionali multilaterali: dall’ONU al WTO, dall’OSCE all’ASEAN. Non è però in queste organizzazioni che si estrinseca il progetto strategico della Russia di Vladimir Putin. Si tratta di organizzazioni a carattere commerciale e politico-diplomatico nelle quali sono coinvolti paesi non necessariamente confinanti geograficamente o affini politicamente alla Federazione Russa. Vi è un livello di organizzazioni come quella del Trattato di Shanghai (SCO) in cui la Russia sviluppa un dialogo non solo economico e politico ma anche strategico e di sicurezza con paesi vicini geograficamente, amici e affini politicamente nel contrastare disegni egemonici “altri” o addirittura con paesi coinvolti in un’alleanza militare sul piano operativo. Al più alto livello in una sorta di logica dei cerchi concentrici troviamo le organizzazioni nell’ambito delle quali la Russia promuove vere e proprie forme di integrazione economico-politica e non solo di cooperazione ed alleanza: la – se non defunta de facto – assai depotenziata Confederazione degli Stati Indipendenti, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e l’Unione Eurasiatica. La prima avrebbe dovuto essere il tutore della stabilità e della sicurezza nonché il garante della libertà di circolazione e scambio nei paesi ex Sovietici. Formalmente ancora attiva, è in realtà una scatola vuota, abbandonata dai paesi avversi alla Russia (i tre stati baltici. La Georgia e l’Ucraina) e superata proprio dall’Unione Eurasiatica, vero motore dell’integrazione politico-economica tra Russia, Bielorussia (paesi tra i quali vige ancora un’ “Unione Statale” finalizzata, con propri organi istituzionali dedicati, a catalizzare l’integrazione tra i due paesi) nonché Kazakhstan, Kirghizistan, Armenia e a tendere il Tazhikistan. L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva è un’alleanza militare, di intelligence e di strutture di sicurezza rivolta ai paesi ex-sovietici.   Federazione Russa ed Unione Eurasiatica: teoria geopolitica La metafora dei cerchi concentrici è quella che spiega meglio il livello geopolitico della strategia della Federazione. Più l’organizzazione di cui la Russia è membro – e, si badi bene, promotore – ha finalità sovrannazionali e di integrazione politica, più essa tende a coinvolgere Stati confinanti con la Russia, ex membri dell’URSS e accomunati ad essa da un retroterra politico, economico, culturale e militare. Più l’organizzazione include...
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FOCUS RUSSIA articolo originale: http://www.asrie.org/asrie/2016/02/08/t-14-armata-proiettare-la-potenza-russa-nel-mondo/ La politica estera della Russia di Vladimir Putin non sembra volersi sottomettere a nessuna regola. Il Cremlino ha chiarito al mondo intero le sue posizioni in fatto di sicurezza interna e proiezione della potenza militare all’estero attraverso la firma e la conseguente emanazione della dottrina militare per la sicurezza nazionale. Le principali minacce che il presidente russo vuole arginare sono sicuramente l’allargamento della sfera di influenza Nato e il dispiegamento in Europa del sistema difensivo antibalistico degli Stati Uniti. Da qui la necessità di mantenere lo stato di massima allerta delle Forze Armate, temendo anche tentativi d’ingerenza negli affari interni del Paese. Con queste premesse tale proiezione della politica estera russa dovrà essere sostenuta da un apparato militare capace di reggere le richieste dei vertici e del Presidente stesso. Per questo è nato il Carro Armata, tecnicamente definito MBT o Main Battle Tank (carro da combattimento) appositamente studiato dai vertici militari del Cremlino con il colosso russo Uralvagonzavod. Il primo pre-esemplare è stato presentato ufficialmente alla stampa internazionale il 9 maggio 2015 in occasione della parata dedicata alle Forze Armate nella Piazza Rossa. Una scelta non casuale. Questo ritrovato dell’industria militare russa sarà il fiore all’occhiello del Cremlino e gli permetterà di proiettarsi in totale sicurezza verso gli scenari considerati maggiormente ad alto rischio. Nel clima di grave crisi economica in cui verte il paese, la presentazione di questo orgoglio nazionale è stato un momento di importante propaganda per l’Amministrazione di Putin. Da tempo immemore lo strumento militare – sovietico prima e russo oggi – è insignito di una rilevanza fondamentale nel paese. Spesso sottovalutato o ritenuto troppo obsoleto per rivaleggiare con i moderni sistemi d’arma americani, oggi il T-14 è il peggior incubo tattico che si potesse presentare. Il carro armata sarà il primo carro da combattimento russo ad adattarsi alle mutevoli richieste d’intervento e a diversi scenari operativi.   In generale, ogni armamento, nonostante sia in possesso di una eccellenza formula tattica è comunque destinato a una inevitabile obsolescenza dovuta alla continua evoluzione tecnologica ed alla superiorità che può acquisire la controparte nemica. Nel caso di un mezzo complesso come un carro da combattimento, l’evoluzione non si limita infatti soltanto al miglioramento della capacità offensiva o protettiva ma riguarda anche le capacità di muoversi, le capacità hardware/software di bordo, l’armamento antiaereo, antimissile e controcarro. Il T-14 è un concentrato di innovazione tecnologica, ha superato in progettazione ed armamento il carro americano M1 Abrams e il tedesco Leopard. Questi sono stati aggiornati e modificati ma risultano progettati con delle evidenti limitazioni legati al periodo storico di costruzione, il carro armata è concettualmente all’avanguardia e tecnologicamente inattaccabile. A colpire innanzitutto è la modernità del design, che presenta una linearità essenziale e nell’insieme, almeno in apparenza un certo contenimento della sagoma. Su questa nuova forma prenderanno corpo tutti i mezzi corazzati dei prossimi decenni che muteranno dal T-14 anche e soprattutto l’armento (primario e secondario) e le protezioni reattive e passive. A differenza di altri suoi...
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FOCUS RUSSIA Mondo russo e mondo iranico: una panoramica generale Lo spazio eurasiatico può essere visto da due prospettive principali: uno strettamente geografico-fisico, con evidenti risvolti storici e culturali, ovvero la massa continentale eurasiatica, che si estende dalle coste atlantiche europee fino all’Asia orientale. In un’altra accezione, l’Eurasia è la zona di influenza naturale, lo spazio vitale o il grande spazio di schmittiana memoria russo (1). Quindi l’Eurasia, da questo punto di vista, sarebbe lo spazio geografico comprendente attualmente la Federazione Russa e gli Stati che una volta facevano parte dell’URSS. Gli analisti russi definiscono questa zona a ovest e a sud della Russia, come estero vicino, per sottolineare il legame esistente tra il proprio paese e le nuove realtà statali a cavallo di Europa e Asia, nate dalla caduta Unione Sovietica all’indomani del crollo del comunismo. A seconda della prospettiva e del senso che per noi può avere il concetto di Eurasia o di spazio eurasiatico, cambia il rapporto che può avere il mondo islamico in generale e il mondo iranico in particolare con il mondo russo, la Russia e l’Eurasia (2). La questione che dobbiamo analizzare è quindi il rapporto geopolitico tra l’Iran, uno dei principali esponenti del mondo musulmano, e il principale paese dell’Islam sciita e del mondo iranico, con la Russia, il mondo russo e lo spazio eurasiatico, in base al punto vista riguardo al concetto di Eurasia. Infatti, se partiamo dal presupposto che l’Eurasia è un continente, in pratica la somma dell’Europa e dell’Asia, in una prospettiva classicamente definita eurasiatista, il ruolo dell’Iran, del mondo iranico e del mondo islamico è quello di parte integrante del processo finalizzato all’unità dei popoli del vecchio continente, dalla penisola iberica alle coste orientali della Cina. Il mondo iranico rappresenta in questo scacchiere, una parte strategica e fondamentale del bordo meridionale della massa eurasiatica, importantissima per un paese come la Russia, vista la volontà del governo nordamericano di attuare la cosiddetta strategia dell’anaconda, volta a chiudere ogni spazio vitale all’URSS ieri, e alla Russia oggi, grazie a una rete di vigilanza russofoba installata nell’Europa orientale, nel Vicino Oriente e nell’Asia sud-orientale. Inoltre, alleandosi con l’Iran, la Russia risolverebbe il suo vecchio problema legato allo sbocco sui mari caldi. Volendo poi analizzare la questione da una visuale tipicamente geopolitica, si potrebbe aggiungere che l’obiettivo dichiarato degli americani è il controllo di quella fascia costiera meridionale dell’Eurasia (intesa come continente) che parte dal Mediterraneo occidentale, ovvero dalla penisola iberica, prosegue per tutto il Mare Nostrum, comprende nella sua parte centrale il Vicino Oriente e l’area strategica e fondamentale per gli equilibri economici del mondo, ovvero il Golfo Persico, per poi proseguire verso l’India, l’Indonesia e l’Estremo oriente (Penisola coreana, coste cinesi e Giappone). Questa teoria è stata alla base della Guerra fredda, ma sembra avere seguito, in forma diversa, ancora oggi. Il primo a proporre una lettura del genere fu il geopolitico Nicholas J. Spykman, nel suo famoso libro The Geography of Peace, pubblicato nel 1944. Egli apertamente sosteneva la...
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CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo, in partnership con ASRIE Associazione ha dato il via al progetto Focus Russia con l’obiettivo di migliorare la conoscenza della realtà politica, economica, sociale e culturale della Federazione Russa attraverso le analisi ed i contributi di analisti e specialisti. Sull’esempio del focus Balcani, la storia in movimento e progetto Focus Sicurezza Libia condotto lo scorso anno il cui esito è stata la realizzazione di un report veicolato attraverso il nostro network ed i canali mediatici, CeSEM e ASRIE continuano la collaborazione ponendo l’attenzione su uno degli attori principali nel panorama mondiale, la Federazione Russa. Gli argomenti che saranno sviluppati ed analizzati saranno i seguenti: – Russia e Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) – Intervento russo in Medio Oriente – Russia ed Artico – Russia e famiglia tradizionale – Russia e OCS – Russia e conflitti congelati: Nagorno-Karabakh, Transinistria, Ossezia del Sud ed Abkhazia – Russia e Donbass – I rapporti tra la Russia e le repubbliche ex Unione Sovietica – La Russia e il mondo islamico – Le forze politiche russe Obiettivo del progetto è quello di produrre analisi e report inerenti la Federazione Russa veicolandoli attraverso i canali CeSEM e ASRIE per poi poter realizzare un elaborato scritto finale ed una serie di attività (conferenze, forum, presentazioni) nelle quali coinvolgere il mondo istituzionale, economico e culturale italiano e russo. Sono eventualmente ammessi analisi ed articoli inerenti altri temi e coloro i quali fossero interessati a prendere parte al progetto possono contattare il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo o l’associazione ASRIE.