15 Giugno 2026

focus riascimento cinese

Piano Quinquennale
di Stefano Vernole Un’economia più qualitativa Il Governo cinese ha pubblicato all’inizio del 2022 il suo programma per la competitività nell’economia digitale nell’ambito del XIV Piano quinquennale 2021-2025, che era stato approvato alla fine del 2021. Il documento, diffuso dal Consiglio di Stato, pone l’obiettivo di una crescita del valore dell’industria digitale dal 7,8% del Pil nel 2020 al 10% del Pil nel 2025. Inoltre, la Cina punta ad avere entro il 2025 il 45% delle imprese industriali connesse a “piattaforme internet industriali”, rispetto al 14,7% attuale. Questa transizione digitale dovrà dipanarsi in otto aree, tra le quali l’ottimizzazione e l’aggiornamento dell’infrastruttura digitale, la transizione digitale delle imprese e l’espansione della cooperazione internazionale nell’economia digitale. Nello stesso tempo, Pechino punta a delineare un set di regolamentazioni nel campo dei flussi dei dati cross-border, della lotta ai monopoli, della diffusione della valuta digitale e della protezione della privacy. Lo sviluppo digitale, secondo il documento, sarà centrale nella “riorganizzazione delle risorse globali”, nella “riforma dell’economia globale”, alterando la struttura delle economie e il “panorama competitivo globale”1. Il quattordicesimo Piano quinquennale cinese (PQ), che era stato rilasciato nelle linee guida dalle “Due Sessioni” (le sedute plenarie annuali della Conferenza politica consultiva del popolo e dell’Assemblea nazionale del popolo) a inizio marzo del 2021, contiene quindi importanti direttrici di riforma economica, sociale ed industriale che lasciano immaginare un quinquennio di grandi cambiamenti. In esso sono contenute alcune novità che indicano un cambiamento di impostazione rispetto al passato e che confermano la volontà del Governo di Pechino di trasformare la propria società ed economia in ottica di qualità, dopo decenni di sviluppo estensivo. Per esempio, la mancata indicazione di fattori di crescita quantitativi come il PIL, introdotto per la prima volta nel settimo FYP (1986-1990), potrebbe confermare un diverso approccio politico, lasciando alle dinamiche di mercato il compito di determinare la crescita con una governance centrale nell’allocazione delle risorse. Mentre nella precedente edizione veniva stabilito un obiettivo di crescita annuale del 6,5%, il quattordicesimo Piano Quinquennale stabilisce semplicemente che gli obiettivi di espansione annuale devono essere ragionevoli e stabiliti a seconda delle circostanze. Ciò non significa che il Governo cinese vi abbia rinunciato ma si sottintende che i responsabili della politica economica desiderino avere più ampi margini di manovra per allineare le proprie priorità a seconda degli sviluppi della situazione interna ed internazionale. I temi relativi alla transizione energetica, riduzione delle emissioni di anidride carbonica spinta dell’economia circolare, rimangono centrali in modo trasversale, sebbene il quattordicesimo Piano Quinquennale non contenga ancora gli obiettivi ambiziosi che ci si sarebbe potuti aspettare dopo gli impegni presi dal Presidente Xi Jinping di raggiungere il picco di emissioni nel 2030 e la carbon neutrality nel 2060. Ciò è dovuto probabilmente ai necessari aggiustamenti strutturali derivanti dalla crisi mondiale delle materie prime e all’aumento esponenziale dei prezzi dell’energia. Le principali priorità ambientali riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica, l’espansione delle fonti di energia rinnovabile e la modernizzazione della rete di trasmissione e distribuzione. Di conseguenza il Piano stabilisce la riduzione...