14 Luglio 2026

Focus Cina

Il live streaming e-commerce, noto anche come live commerce o live shopping, è un approccio allo shopping online in cui l’host, spesso una celebrità o un influencer, utilizza video in diretta per vendere un prodotto[1]. Questo modello di business è emerso in Cina nel 2016, inizialmente su piattaforme di e-commerce tradizionali come Taobao di Alibaba e successivamente su piattaforme di brevi video come Douyin (TikTok) e Kuaishou[2].
“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Questa frase, comunemente attribuita a Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich (ma su questa attribuzione torneremo più avanti), è diventata una delle leggi fondanti del marketing non solo strettamente pubblicitario, ma anche politico; sebbene non sia da prendere a dogma infallibile, la scienza psicologica ha dimostrato che la sua formulazione non è così errata se rapportata al quotidiano.
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di Marco Costa Come abbiamo detto nel precedente articolo, per comprendere minimamente le dinamiche interne al mondo cinese contemporaneo occorre preliminarmente conoscerne la struttura politica ed istituzionale. Purtroppo, spesso assistiamo ad un fenomeno che potremmo definire dei “sinologi dell’ultima ora”, in cui nella sempre più vasta produzione letteraria sul tema così come nei dibattiti a tutti i livelli – da quelli accademici a quelli televisivi – le tematiche riguardanti il Paese di Mezzo vengono affrontate con estrema superficialità, se non – e i casi sono frequenti – con una punta di sinofobia più o meno latente. Crediamo (e questo vale più in generale per ogni approccio accademico/scientifico alle tematiche internazionali) che prima di essere “opinionisti” sul tema occorra essere stati ricercatori su quel dato tema. Per quanto possa suonare banale la considerazione, la realtà continua a fornire numerosi esempi di come questa formula venga disattesa. Tornando a noi, sicuramente affrontare in modo complessivo il tema della struttura istituzionale ed amministrativa della Repubblica Popolare Cinese sarebbe opera tanto meritoria quanto mastodontica. Ci limiteremmo qui – analogamente a quanto proposto nel saggio precedente riguardante il tema del Partito Comunista Cinese – ad elencare e descrivere per sommi capi quelle che sono le istituzioni fondamentali della RPC, in termini di composizione, ruolo e funzionamento. Per delineare il quadro complessivo dei rapporti in essere tra il ruolo del PCC e quello dello Stato cinese, si potrebbe ricorrere ad alcune metafore; potremmo sostenere che se la statualità della grande Cina fosse una macchina, il PCC ne rappresenterebbe il motore; se fosse un organismo vivente, il PCC ne rappresenterebbe il cuore pulsante. Questo per dire che non vi è affatto nella struttura politica cinese un rapporto dualistico tra Stato e Partito, e nemmeno un rapporto di “terzietà” dello Stato verso il Partito, quanto piuttosto un rapporto di complementarietà o di funzionalità reciproca. Secondo il sinologo Paolo Rosa, questo modello politico affonda le sue radici nei diversi momenti della storia cinese: «Lo Stato comunista cinese nasce dalla confluenza di tre tradizioni: quella tardo-imperiale e repubblicana; l’esperienza politico-amministrativa acquisita durante la guerra civile e la gestione delle zone occupate dalle forze comuniste; il modello sovietico. Quando nel 1949 il Partito Comunista Cinese giunse al potere aveva già alle sue spalle una lunga pratica di governo del territorio. Durante la guerra anti-giapponese e la guerra civile, Mao Zedong e i suoi uomini erano giunti a controllare quasi 100 milioni di cinesi. Nonostante le numerose differenze e frizioni tra la dirigenza maoista e l’URSS di Stalin, nel momento in cui si trattò di creare il nuovo Stato, la RPC fu profondamente influenzata dalle istituzioni politico-economiche sovietiche. L’importazione del modello organizzativo leninista, con la sua centralizzazione del potere, fu uno degli elementi fondamentali di questo processo, come pure l’introduzione di un’economia pianificata. Una conseguenza del periodo rivoluzionario fu lo stretto legame tra esercito e partito, con una politicizzazione dei militari e uno stretto controllo del potere politico sulle Forze Armate. Per Mao non bisognava mai lasciare che il “fucile” controllasse...