13 Giugno 2026

focus balcni

Prime Minister of Montenegro visits NATO
Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? A Pogdorica sono giorni agitati. Dal 27 settembre, infatti, nella capitale del Montenegro centinaia di persone manifestano davanti al Parlamento per protestare contro il Governo Đukanovic accusato di corruzione, pratiche non democratiche e frodi elettorali. Le proteste sono state promosse dal Fronte Democratico, coalizione che raccoglie i principali partiti di opposizione, che ha chiamato i cittadini a scendere in strada ogni giorno, alle 18:30, fino a quando non si fossero ottenute le dimissioni dell’esecutivo e la formazione di un Governo ad interim con il solo scopo di organizzare le prime elezioni libere e democratiche della breve storia del Paese. Il Montenegro rappresenta un unicum nel panorama politico del Vecchio Continente visto che niente sulla scena politica è mai cambiato: Milo Đukanovic, 53 anni, è il centro del potere dai primi anni ’90 e nelle ultime elezioni politiche, 2012, è stato eletto premier per la settima volta negli ultimi vent’anni. Politico dal trascorso tutt’altro che cristallino (1), il giorno dell’indipendenza del Montenegro dalla Serbia, 21 maggio 2006, dichiarò alla popolazione che in questo Paese tra quattro anni non ci sarà alcun cittadino disoccupato. Ormai tutte le questioni politiche ed economiche più complesse sono state risolte e l’obiettivo che il Governo si pone per il prossimo periodo è quello di garantire ai propri concittadini uno standard di vita europeo (2). Dopo un periodo di vero e proprio boom durato tre anni, è arrivata una crisi che ancora non accenna a cedere il passo tanto da costringere Đukanovic a cambiare tono delle affermazioni quando, all’ultima elezione, ha detto che gli elettori sono consapevoli del peso della crisi che sta attraversando il Paese (3). I cittadini del Crna Gora, così in serbo-montenegrino, già nel febbraio del 2014, sull’onda delle proteste in Bosnia Erzegovina, avevano già manifestato contro il potere centrale nella speranza che il peso delle proteste di massa portasse ad un cambiamento nell’immediato o che questo si verificasse nel voto del 14 ottobre. Speranza disattesa dai risultati elettorali che l’opposizione vuole frutto di brogli conclamati. Nel mese di agosto, il parlamento montenegrino ha accolto la proposta di una risoluzione a favore dell’adesione alla NATO che sarebbe stata discussa in aula nel mese di settembre. Secondo quanto riferisce il quotidiano Pobjeda, la risoluzione è stata presentata da un gruppo di deputati del Partito democratico dei socialisti (Dps, leader della maggioranza), dal capo del collegio del Partito social-democratico (Sdp, partner nella maggioranza) Borislav Banovic, dal presidente di Montenegro Positivo Darko Pajovic, dal deputato del Partito dei bosniaci musulmani Suljo Mustafic e dal rappresentante dei partiti albanesi Nik Djelosaj. Nel documento si legge che l’adesione alla Nato rappresenta un interesse dello Stato montenegrino e dell’intera società del paese (4); mercoledì 16 settembre, l’Assemblea del Montenegro ha approvato la risoluzione (5) che indica nell’Alleanza Atlantica il garante dell’integrità territoriale e della sovranità della repubblica montenegrina, oltre che via di sviluppo dello Stato di diritto e di democrazia: questo sarà un importante...