7 Giugno 2026

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Italia-e-Libia
ASRIE FOCUS – LA SICUREZZA IN LIBIA ARTICOLO ORIGINALE Italia e Libia vantano relazioni internazionali di lungo corso che fondano le proprie radici agli inizi del ‘900 quando il paese del Nord Africa entrò a far parte dell’allora Regno d’Italia divenendone una colonia fino al 1947. Il seguente report delineato da Antonio Lamanna, Junior Analyst Desk Mondo Arabo & Nord Africa della OSINT Unit di ASRIE, mira a presentare il processo storico delle relazioni italo-libiche cercando di individuare i momenti fondamentali che hanno caratterizzato i rapporti tra i due paesi e sottolineando il ruolo importante e fondamentale che lo Stato italiano può ancora giocare all’interno della Libia. La Libia fu una colonia del Regno d’Italia dal 1912 al 1947. Nel 1911, quando il processo di colonizzazione volgeva ormai al termine, il Regno d’Italia decise di invadere la Cirenaica e la Tripolitania (unite sotto il nome di Libia solo nel 1934) che appartenevano ad un Impero ottomano ormai morente. Durante gli anni in cui la Libia fu una colonia italiana, molti italiani si trasferirono nel paese nord africano aprendo imprese e fabbriche e contribuendo ai primi passi di modernizzazione; un grave errore delle allora autorità italiane fu quello di non comprendere la grande ricchezza energetica presente in Libia (gas naturale e petrolio). Nel 1943 l’Italia perse il controllo del territorio e vi rinunciò ufficialmente nel 1947. Dal quel momento la Libia fu posta sotto l’amministrazione provvisoria di Francia e Gran Bretagna che la portano all’indipendenza nel 1951, con l’istituzione della monarchia sotto la guida di re Idris. Nel 1969, un golpe militare condotto da Muammar Gheddafi istituì un regime autoritario il quale aprì il contenzioso con l’Italia sul passato coloniale con l’obiettivo di nazionalizzare i beni italiani e degli italo-libici ed istituendo il ‘giorno della vendetta’ il 7 ottobre, in ricordo della ritorsione anti-italiana. Per anni i rapporti tra Libia e Italia si sono centrati sulla richiesta, da parte della Libia, di risarcimenti per i danni causati dagli italiani nel corso della colonizzazione e delle guerra per conquistare le allora Cirenaica e Tripolitania. L’importanza degli interessi petroliferi, gli interessi dell’ENI presente nel Paese fin dagli anni ’50, la minaccia di Gheddafi di influenzare i flussi migratori diretti verso l’Italia e il suo sostegno al terrorismo internazionale, hanno impedito all’Italia di rifiutare ogni richiesta da parte della Libia. Un primo punto di svolta nella questione delle pretese libiche si ebbe nel 1998, il 4 luglio, con il cosiddetto Comunicato Congiunto, durante il primo governo Prodi tra Dini e Mountasser. L’accordo prevedeva una serie di impegni relativi alla realizzazione, da parte del Governo italiano, di alcuni progetti in Libia da parte di una società a capitale misto che avrebbe raccolto contributi da vari soggetti pubblici e privati, italiani e libici. Il progetto del Comunicato Congiunto procedette abbastanza lentamente e, nel 2001, si fece strada l’idea di un gesto simbolico, poi ribattezzato ‘Grande gesto’ con il quale accontentare le pretese libiche. Il Gesto si risolse con l’istituzione di un ospedale oncologico sotto la supervisione dei maggiori specialisti italiani, accordo raggiunto...
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articolo originale: http://www.asrie.org/associazione/la-frammentazione-delle-istituzioni-libiche/ ASRIE FOCUS – SICUREZZA LIBIA All’inizio del 2015 la situazione politica e di sicurezza nazionale in Libia è peggiorata ulteriormente a causa dell’ingresso a Sirte da parte dell’ISIS. La vicenda va ad aggravare la drammatica guerra civile che dal 2011, caduta del regime di Muammar Gheddafi, caratterizza il paese. Uno degli elementi che ha causato lo scoppio della guerra civile è stata l’estrema frammentazione della società libica, inasprita dalla lunghissima stagione di conflitti. Sul campo infatti si contano più di un centinaio di milizie che ormai si contendono l’uso della forza in tutto il territorio. Ad esse vanno aggiunte la divisione istituzionale con due parlamenti e rispettivi governi a Tobruk e Tripoli e la galassia jihadista di Bengasi con il nuovo ingresso dello Stato Islamico come attore regionale.   La cause della frammentazione interna Fino ai tempi delle rivoluzione nel 2011 e nei mesi immediatamente successivi ad essa le reti tribali e claniche rappresentavano quelle unità minime fondamentali attorno alle quali si strutturava la vita politica e sociale del Paese. La dittatura di Gheddafi aveva favorito un aggregazione socio-politica basata sulla conservazione e il rafforzamento del tessuto di lealtà tradizionali basate sulla parentela, le tribù, il patronato e le comunità locali. Il regime ha inoltre promosso una società divisa e conflittuale privilegiando tribù e territori a lui favorevoli contro altri. Perciò, la società che si è sollevata contro il regime si è mossa partendo da una forte divisione interna e da risentimenti intestini. Fin dall’inizio della rivoluzione libica del 17 febbraio 2011 l’iniziativa della ribellione si era polarizzata fra quella degli alti funzionari, dei diplomatici e degli ufficiali in fuga dal regime, che stabilirono a Bengasi il Consiglio Nazionale di Transizione, e la miriade di iniziative locali, tribali e comunitarie, con motivazioni e prospettive molto diverse tra loro. Il Consiglio non è riuscito a prendere la guida delle altre iniziative e al tempo stesso, il movimento di base non è riuscito a trovare una sua unitarietà e ad imporre la sua guida su base nazionale. Al contrario, si è mantenuta e rafforzata una forte frammentazione che si è poi tramutata in un variegato conflitto fra fazioni politiche e militari. Con la frammentazione della istituzioni rivoluzionarie libiche si è assistito alla parziale disgregazione e perdita di influenza da parte delle rete clanica del paese. Le cause che hanno portato alla frammentazione del Paese sono molto complesse e non possono essere ricondotte in una soluzione univoca poiché sono il frutto di variabili interconnesse e giochi di forze che si sono contese il paese fin dall’inizio della rivolta. La prima variabile entrata in causa è stata la particolarità del regime di Gheddafi, costruito attorno alla sua persona, che non ha permesso la sopravvivenza di un apparato burocratico che garantisse la stabilità del paese nel periodo di transizione. L’assenza di un apparato burocratico fu causata anche dalla legge di epurazione e dalla mancanza di alte sfere manageriali che non hanno consentito alla Libia di poter contare su un gruppo di...