12 Giugno 2026

expo 2015

parlamento
Intervista a cura di Alessandro Iacobellis Partiamo dalla stretta attualità: i fatti di Parigi e l’allarme terrorismo in Europa, concretizzatosi anche nel sanguinoso raid in Belgio. Il comun denominatore fra queste cellule è l’esperienza nel conflitto siriano. Eppure nessuno, né tra i leader politici né tra gli opinionisti del Vecchio Continente, si addentra alla radice del problema: il sostegno dato alla rivolta anti-Assad nel 2011 e tuttora in corso, con un’artificiosa divisione tra ribelli “moderati” ed “estremisti” che di fatto sul campo non esiste. Cattiva coscienza? In assenza di prove schiaccianti e collegamenti diretti nessuno di noi può stabilire se da parte di alcune intelligence dei Paesi della NATO vi sia stata malafede o solo “eccesso di leggerezza”. Saranno l’ONU e/o le magistrature nazionali, eventualmente, a far chiarezza. Ad ogni modo, da quasi quattro anni diversi osservatori internazionali, tra cui anche alcuni esperti del vostro Centro Studi, denunciano la presenza di gruppi integralisti religiosi nelle file dei “ribelli” che hanno animato le primavere arabe. E’ opportuno precisare che le sigle e le organizzazioni che hanno operato o che stanno ancora operando sul campo in Libia, Tunisia, Egitto, Siria e Iraq non hanno tutte un’identica matrice ideologica o una comune provenienza. Tuttavia, la stragrande maggioranza di loro è facilmente ricollegabile alla pericolosa galassia del takfirismo, anche qual’ora apparisse nella sua veste più presentabile ed “elegante”, come nel caso dei Fratelli Musulmani o del movimento Hizmet del predicatore turco Fetullah Gülen. Molti governi occidentali si sono assunti responsabilità gravissime negli ultimi anni, sostenendo questo involutivo processo di transizione del mondo arabo verso l’estremismo e il fanatismo. Sempre a proposito degli attacchi di Parigi: sembra che i fratelli Kouachi abbiano detto di agire per Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) mentre Ahmedi Coulibaly in un video ha prestato giuramento allo Stato Islamico? Al Qaeda e l’IS sono rivali soprattutto in Siria, anche se le radici ideologiche dei due gruppi di fatto differiscono poco. Cosa pensare di ciò? Sì, l’ISIS prima di aggiungere quella “S” finale, ossia quando agiva nel solo Iraq, malgrado fosse a volte riottoso e difficilmente controllabile, restava comunque agli ordini di al-Qaeda. Poi, nel 2013, un ordine diretto di al-Zawahiri, leader di al-Qaeda, ha impedito all’ultimo momento che avvenisse la fusione definitiva dell’ISIS con al-Nusra, creando una spaccatura. Sia l’uno che l’altro gruppo, però, si avvalgono in Siria di guerriglieri provenienti da numerosi Paesi o regioni di tradizione musulmana, e cooperano a stretto contatto con l’Esercito Libero Siriano. Sebbene possano differire fra loro per modalità o sfumatura ideologica, tutti i gruppi armati che oggi agiscono in Siria e in Iraq contro i rispettivi governi eletti, vogliono rovesciare con la forza l’ordinamento vigente e creare uno Stato confessionale di matrice sunnita-takfirista, per “purificare” quei Paesi dagli elementi o dai gruppi ritenuti “apostati” o “infedeli”. Il presidente siriano Bashar al-Assad è alawita, il primo ministro iracheno al-Abadi è sciita, così come il suo predecessore al-Maliki, mentre il presidente iracheno Fuad Masum è addirittura curdo. In Italia si registra un silenzio assordante...