Negli ultimi mesi, visite di alto livello a Pechino e tensioni transatlantiche hanno mostrato una realtà scomoda: molte élite europee continuano a leggere la Cina con categorie ideologiche obsolete. Finché questa lente non cambia, l’Europa resterà politicamente subalterna e strategicamente incompiuta.
Europa
Scioccata dalle rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia, in difficoltà a causa dei dazi di Trump ma sotto scacco della finanza nordamericana, l’Unione Europea prova a reagire siglando due accordi di libero scambio con aree del mondo alternative quali India e Mercosur.
Le parole del primo ministro belga Bart De Wever segnano un cambio di tono in Europa: la “protezione” statunitense diventa leva di pressione contro gli stessi alleati. Cresce la consapevolezza dei costi della dipendenza, ma l’autonomia resta lontana.
Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo organizza un convegno dal titolo "Conflitto in Ucraina. Quale pace è possibile?”
Tra proteste di massa e accuse di corruzione, il governo di Rosen Željazkov è caduto alla vigilia dell’ingresso della Bulgaria nell’euro, avvenuto il 1º gennaio. La frattura tra integrazione europea e sovranità sociale riporta in primo piano le posizioni della sinistra radicale.
Di Giacomo Fontanari Le stablecoin, nonostante i forti vantaggi economici, stanno mostrando sempre più criticità; l’Europa, sebbene abbia recentemente adottato una nuova legislazione in merito e stiano crescendo alcuni progetti, non è pronta all’adozione di questi strumenti; questo vuoto viene visibilmente riempito dalle stablecoin ancorate al dollaro, portando quindi a maggiori elementi di dollarizzazione anche nel Vecchio Continente.
Il sistema internazionale contemporaneo si trova oggi in una fase di transizione complessa che si caratterizza per conflitti regionali, crisi economiche ricorrenti e nuove dinamiche e tendenze multipolari; in tale contesto, emerge con forza e si pone al centro la questione del doppio standard geopolitico, ossia l’applicazione selettiva e parziale di norme e principi di diritto internazionale che si vorrebbero universali soprattutto in funzione degli interessi della potenza che ha guidato la fase unipolare della Storia seguita alla fine della Guerra Fredda. Questa prassi, lungi dall’essere episodica e recente, ha piuttosto rappresentato una costante nella storia delle relazioni internazionali e sia oggi che come spesso verificatosi nel corso storico degli eventi costituisce uno degli ostacoli principali alla costruzione di una pace stabile e duratura.
Il presente contributo, che si inserisce nel focus Cina e Unione Europea. Ascesa Pacifica e Globalizzazione Multipolare, intende esaminare in che misura il superamento di tale doppio standard possa configurarsi come un autentico mutamento di prospettiva politica e di paradigma culturale. Si tratta di un cambiamento necessario non solo ai fini della stabilità europea, ma anche in vista della costruzione di una governance globale più inclusiva ed equa, nella direzione delineata da Pechino come possibile via d’uscita alle attuali tensioni.
Particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative promosse dalla Cina — come la Global Development Initiative, la Global Security Initiative (ISG), l’Office for International Mediation (OIM) di Hong Kong e la più recente Global Civilization Initiative (GCI) — e al ruolo dell’Unione Europea come potenza normativa.
L’architettura del sistema internazionale contemporaneo attraversa una fase di profonda riconfigurazione, segnata dall’intreccio di conflittualità regionali, instabilità economico-finanziarie e dall’affermarsi di dinamiche multipolari. In questo scenario fluido, acquisisce rinnovata centralità analitica il fenomeno del doppio standard geopolitico, inteso come l’applicazione difforme e strumentale di norme e principi di diritto internazionale formalmente universali, piegati in realtà a servizio degli interessi della potenza egemone emersa dalla fase unipolare post-Guerra Fredda. Una prassi, questa, che non costituisce una mera anomalia contingente, bensì una costante strutturale nella storia delle relazioni internazionali, nonché uno dei principali fattori di impedimento al conseguimento di un ordine pacifico e stabile.
Il concetto di doppio standard designa l’applicazione difforme e strumentale di principi a vocazione universale, quali il rispetto della sovranità nazionale, l’autodeterminazione dei popoli o la protezione dei diritti umani. Tale meccanismo si palesa con particolare evidenza nell’atteggiamento della comunità internazionale, allorché condanne formali verso determinate violazioni si accompagnano alla tolleranza, quando non alla palese giustificazione, di altre violazioni di analoga gravità, in funzione dell’identità dell’autore o della rilevanza geopolitica del teatro di crisi.
Benché non esista una definizione univoca, potremmo dire che il doppio standard è la pratica sistematica, da parte di Stati egemoni o di istituzioni internazionali da essi influenzate, di applicare norme e principi di diritto internazionale e i criteri di legittimità politica in modo non uniforme, selettivo e differenziato, giustificando azioni simili in modi diametralmente opposti a seconda dell'identità degli attori coinvolti, dei loro interessi strategici o dell'allineamento politico degli stati destinatari dell'azione, minando, così, la credibilità e l'autorevolezza dell'ordine normativo che...
Negli ultimi anni, i corridoi infrastrutturali sono emersi come strumenti centrali della geopolitica contemporanea, diventando non solo reti fisiche di collegamento tra Stati e regioni, ma veri e propri vettori di influenza, sviluppo e competizione globale. Attraverso strade, ferrovie, porti, oleodotti, cavi digitali e hub logistici, le grandi potenze stanno ridisegnando la mappa della connettività mondiale, utilizzando questi tracciati come leve strategiche per garantire accesso alle risorse, stabilire nuovi standard e rafforzare il proprio peso politico ed economico nei territori attraversati. Lungi dall’essere semplici infrastrutture di trasporto, i corridoi economici rappresentano una sintesi di politiche commerciali, interessi energetici, logiche industriali e visioni geoeconomiche.
Febbraio 2024. Budapest si sveglia con una registrazione che farà esplodere una presidenza. La voce appartiene a Péter Magyar, ex marito del Ministro della Giustizia, membro del Fidesz per un decennio, l’uomo che sapeva dove erano sepolti tutti. Sul nastro: la grazia presidenziale per membro del Fidesz . Quattordici giorni dopo, due donne si dimettono: il presidente e la moglie di Magyar.
Lo scorso 9 ottobre il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che rischia di condurre il Vecchio Continente verso un conflitto più allargato e diretto con la Federazione Russa.