11 Agosto 2026

Euro

Nel corso dell'ultimo secolo e mezzo, la valuta nazionale bulgara, il lev, ha subito trasformazioni significative, riflettendo l'evoluzione politica, economica e geopolitica del Paese. Dalle sue origini nell'era post-ottomana alla stabilizzazione sotto un rigoroso regime di cambio fisso negli anni '90, il lev è stato più di un semplice mezzo di scambio: ha simboleggiato la sovranità nazionale e la sopravvivenza economica.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/03/31/rivoluzione-asean-basta-pagamenti-in-euro-e-dollari/ Il 29 marzo, il sito ASEAN Briefing ha annunciato, attraverso l’articolo tradotto di seguito, che l’organizzazione dei Paesi del sud-est asiatico sarebbe pronta a non utilizzare più dollari ed euro le transazioni internazionali, sostituendoli con le valute locali. Un nuovo duro colpo all’egemonia economica occidentale. Martedì (28 marzo) è iniziata in Indonesia una riunione ufficiale di tutti i ministri delle Finanze dell’ASEAN e dei governatori delle banche centrali. In cima all’ordine del giorno vi sono le discussioni per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, dall’euro, dallo yen e dalla sterlina britannica nelle transazioni finanziarie e passare agli accordi nelle valute locali. L’incontro ha discusso gli sforzi per ridurre la dipendenza dalle principali valute attraverso il programma LCT (Local Currency Transaction). Si tratta di un’estensione del precedente schema di regolamento in valuta locale (Local Currency Settlement, LCS) che ha già iniziato ad essere implementato tra i membri dell’ASEAN. Ciò significa che un sistema di pagamento digitale transfrontaliero dell’ASEAN verrebbe ulteriormente ampliato e consentirebbe agli stati dell’ASEAN di utilizzare le valute locali per il commercio. Un accordo su tale cooperazione è stato raggiunto tra Indonesia, Malesia, Singapore, Filippine e Thailandia nel novembre 2022. Ciò segue l’autorità di regolamentazione bancaria dell’Indonesia, che ha affermato il 27 marzo che la Banca d’Indonesia si sta preparando a introdurre il proprio sistema di pagamento interno. Il presidente indonesiano Joko Widodo ha esortato le amministrazioni regionali a iniziare a utilizzare le carte di credito emesse dalle banche locali e a smettere gradualmente di utilizzare i sistemi di pagamento esteri. Ha sostenuto che l’Indonesia doveva proteggersi dalle perturbazioni geopolitiche, citando le sanzioni contro il settore finanziario russo da parte di Stati Uniti, UE e dei loro alleati per il conflitto in Ucraina. Allontanarsi dai sistemi di pagamento occidentali è necessario per proteggere le transazioni da “possibili ripercussioni geopolitiche“, ha affermato Widodo. Delle nazioni dell’ASEAN, solo Singapore ha imposto sanzioni alla Russia, mentre tutte le altre nazioni dell’ASEAN continuano a commerciare con il Paese. C’è stato allarme per il rischio di essere coinvolti in sanzioni secondarie guidate dagli Stati Uniti, poiché essi sono a corto di impatto sui paesi dell’Asia centrale e meridionale coinvolti nella produzione di cotone, una delle principali industrie della regione che impiega milioni di persone. Gli investitori stranieri in Asia potrebbero voler prendere in considerazione l’ammontare di dollari USA, euro e yen detenuti nei loro conti alla luce di una decisione ventura sul commercio di valuta dell’ASEAN. Dovrebbero essere intraprese discussioni professionali in merito a qualsiasi movimento di fondi aziendali verso valute alternative.
burning-euro-1630475
di Michael Hudson Articolo originale in lingua inglese: Il dollaro divora l’euro | Michael Hudson (michael-hudson.com) Adesso è chiaro che l’odierna escalation della Nuova Guerra Fredda è stata pianificata più di un anno fa. Il piano americano di bloccare il gasdotto Nord Stream 2 era in realtà parte della strategia volta ad impedire all’Europa occidentale (leggasi “NATO”) di ricercare la prosperità attraverso il commercio reciproco e gli investimenti con Cina e Russia. Come annunciato dal Presidente Joe Biden e dai rapporti sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nonostante il ruolo utile giocato da Pechino nel consentire alla corporate America di abbassare i tassi salariali del lavoro deindustrializzando l’economia statunitense a favore dell’industrializzazione cinese, la Cina è stata designata come il principale nemico; la crescita della Cina è stata riconosciuta come il “terrore peggiore”, vale a dire quello del raggiungimento della prosperità attraverso il socialismo. L’industrializzazione di stampo socialista è sempre stata percepita come il grande nemico dell’economia rentier che ha conquistato la maggior parte delle nazioni nel secolo scorso a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, e, specialmente, dal 1980. Il risultato odierno è uno scontro tra sistemi economici: industrializzazione socialista contro capitalismo finanziario neoliberista. Ciò rende la Nuova Guerra Fredda contro la Cina l’atto di apertura implicito di quella che minaccia di essere una lunga Terza Guerra Mondiale. La strategia degli Stati Uniti è quella di allontanare i più probabili alleati economici della Cina, in particolare Russia, Asia centrale, Asia meridionale e Asia orientale. Da dove iniziare la spartizione e l’isolamento? La Russia è stata vista come la più grande opportunità per dare inizio alle operazione; il fine isolare Mosca sia dalla Cina che dall’Eurozona controllata dalla NATO. Una sequenza di sanzioni sempre più severe – e si spera fatali nelle intenzioni – contro la Russia è stata elaborata per impedire ai Paesi della NATO di commerciare con essa. Ecco tutto ciò che serviva per dare l’inizio al terremoto geopolitico come casus belli. Il tutto è stato organizzato abbastanza facilmente. L’escalation della Nuova Guerra Fredda avrebbe potuto essere lanciata nel Vicino Oriente, ad esempio puntando sulla resistenza opposta all’accaparramento da parte statunitense dei giacimenti petroliferi iracheni, o contro l’Iran e i Paesi che lo aiutavano a sopravvivere economicamente, o nell’Africa orientale. Piani per colpi di stato, rivoluzioni colorate e cambi di regime sono stati elaborati per tutte queste aree e l’esercito africano è stato costruito in modo particolarmente veloce negli ultimi due anni. Ma è stata l’Ucraina – oggetto di una guerra civile sostenuta dagli Stati Uniti per otto anni, dal colpo di stato di Maidan del 2014 – ad offrire l’opportunità per mettere a segno la prima grande vittoria in questo confronto con Cina, Russia e i loro alleati. Le regioni russofone di Donetsk e Luhansk sono state bombardate con crescente intensità e – quando ancora la Russia si asteneva dal rispondere a queste azioni – secondo quanto riferito, sono stati elaborati piani per una grande resa dei conti che sarebbe iniziata a fine febbraio, a cominciare da...
Le ragioni del disastro economico e la ricostruzione del progetto comunitario   Il fallimento dell`Euro è una morte annunciata: l’unione valutaria europea non ha una solida base di istituzioni politiche e statali e il governo di diciassette Paesi è affidato a una Banca. E le conseguenze sono oggi visibili a tutti. L`Unione europea è il frutto di un progetto continentale di pace e cooperazione tra popoli e Stati. Ma la Guerra Fredda prima e la Globalizzazione poi hanno deragliato questo processo verso un quadro di competizione sfrenata. Si è prodotta una frattura profonda tra i Paesi dell`Europa del Nord e occidentali e quelli dell`Europa centrale e del Sud risolvibile solo con una rigenerazione del progetto stesso. Il baratro è vicino ma si può ancora evitare. Bruno Amoroso – tra i primi economisti ad aver annunciato il profilarsi del dissesto economico del Vecchio continente nel suo saggio Euro in bilico – e Jesper Jespersen, tra i massimi esperti scandinavi di politiche economiche keynesiane, individuano le cause e i responsabili di questo fallimento, indicando le ragioni delle attuali divisioni sulle politiche e sulle proposte economiche avanzate in questa fase storica. Un testo di alta caratura che espone in modo chiaro quali siano le soluzioni alternative percorribili per evitare una crisi profonda e rilanciare un processo di unione monetaria sostenibile e allargato a tutti i Paesi membri. Castelvecchi Rx Pag.180 – Euro 16.50 Bruno Amoroso Esperto di economia internazionale e dello sviluppo. È stato a lungo allievo di Federico Caffè. È docente Emerito dell`Università di Roskilde in Danimarca. Titolare della cattedra Jean Monnet sulla coesione sociale dell`Unione europea e la cooperazione economica con altri Paesi e meso regioni. È presidente del Centro Studi Federico Caffè. Tra le pubblicazioni più importanti ricordiamo: Europa e Mediterraneo (2000), Persone e comunità: gli attori del cambiamento (con S. G. y Paloma) (2007), Per il bene comune (2009), I Mezzogiorno d`Europa (2010), Euro in bilico (2011), Federico Caffè. Le riflessioni della stanza rossa (2012). Jesper Jespersen Professore di economia politica dell`Università di Roskilde in Danimarca. È tra i più noti macroeconomisti keynesiani scandinavi. Membro della Commissione Danese per l`Euro, della Commissione Alternativa per la Riforma del Welfare, ed è presidente della Rete degli economisti keynesiani. Presentazione del libro a Roma,  Lunedì 5 novembre, ore 17,30 sarà presente Bruno Amoroso Intervengono Anna Cinzia Bonfrisco, Stefano Fassina, Vincenzo Formisano, Paolo Longobardi, Giulio Sapelli, modera Giuseppe De Lucia Lumeno Lunedì 5 novembre, ore 17,30 Associazione Nazionale fra le Banche Popolari Piazza Venezia, 11 (V piano) – Roma