10 Giugno 2026

eritrea

Reportage dell’evento realizzato dal CeSEM assieme ad Anteo Edizioni, Piste Nomadi e Artverkaro. Registrazione disponibile in fondo all’articolo. Di Giovanni Amicarella  L’Eritrea è una parentesi peculiare della storia del continente africano, andando a sublimare nella sua storia diverse caratteristiche e peculiarità. Una società multilinguistica, multiconfessionale, che fu colonia e fu simbolo di una rivendicazione identitaria e un’autodeterminazione popolare che ancora oggi non possono non suscitare interesse. L’incontro del 25 ottobre – con relatori Luca Pingitore e Alessandro Pellegatta, attraverso foto e filmati, racconti di chi è andato e ha vissuto l’Eritrea – aveva come filo rosso proprio la scoperta di questa capacità di resistenza, o se vogliamo usare un termine molto abusato in questi tempi “resilienza”, insito nell’identità nazionale del popolo eritreo. Le tracce del colonialismo italiano, tranne dove ha trionfato amaramente la speculazione edilizia, sono rimaste vive. Oltre la retorica degli “italiani brava gente”, oltre i facili moralismi, il popolo eritreo è riuscito a uscire a testa alta da una lunghissima guerra per l’indipendenza dall’Etiopia, durata dal ‘61 al ‘91, senza mai macchiare di vittimismo né il processo di decolonizzazione né tantomeno la propria volontà di diventare nazione autonoma. Asmara conserva così quell’aria portata dai coloni italiani, nelle sue peculiarità architettoniche e nelle sue specialità gastronomiche. L’architettura in particolare sublima a pieno lo stile islamico, l’Eritrea affacciandosi sul Mar Rosso è stata spesso meta dall’Arabia, a quello razionalista (ma non manca certo quello neoclassico, e ancora quello futurista) portato dall’occupazione italiana. Per molti architetti e progettisti l’esperienza coloniale fu un’autorizzazione a osare in stili e materiali con molta più libertà che in patria, dando vita a edifici che hanno resistito alla prova del tempo e ancora testimoniano parte della storia eritrea. Fra essi, un esempio perfetto è la stazione di servizio Fiat Tagliero, progettata da Pettazzi per ricordare la forma di un aereo, in pieno stile futurista. Sarebbe stato illegale in Italia per le regolamentazioni del tempo, visto che le “ali”, ancora integre, sono di calcestruzzo senza supporti. La struttura, così come altre, è tutelata e mantenuta come patrimonio storico direttamente dal Governo di Asmara. Una parentesi su un tema che, molto a parole e poco nei fatti, è molto caro all’Occidente è stato occupato dall’ambiente: i grandi progetti di rimboschimento, condotti come progetti giovanili, per inverdire aree che si stanno gradualmente riprendendo dalle conseguenze della lunga guerra di indipendenza e dalla desertificazione. L’area marittima, rimasta in gran parte intonsa al contrario che in altre mete turistiche, è ciò che ha reso la nazione molto ambita dalle varie potenze regionali, offrendo uno sbocco su uno snodo commerciale vitale per collegare Mediterraneo e Oceano Indiano. Questa attrattività, che ha valenza sia commerciale che militare, non ha tardato a rendere l’Eritrea bersaglio di diverse mire. Gli scorsi marittimi che offre sono qualcosa di unico, oltre la commercializzazione e il mercantilismo a cui è stata riservata altra bellezza naturalistica nel continente. Sebbene in alcune zone, sia per lingua che per cultura (specialmente ad Asmara), si possa respirare da parte italiana una certa...
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  Domenica 22 maggio è stato festeggiato a Bologna, presso l’Estragon del Parco Nord di Via Stalingrado, il 25° anniversario dell’indipendenza dell’Eritrea, per volontà della numerosa comunità locale. I festeggiamenti sono stati intervallati dagli interventi di alcuni ospiti, tra cui: Antonio Mummolo, Consigliere della Regione Emilia Romagna, in rappresentanza del Governatore, e Claudio Mazzanti, Capogruppo del PD al Consiglio Comunale, in rappresentanza del Sindaco. C’erano poi Maurizio Iunghi, Segretario Generale della Camera del Lavoro di Bologna, CGIL, oltre a Simone Borsari, Presidente del Quartiere di San Donato, e Daniele Ara, Presidente del Quartiere Navile di Bologna. In rappresentanza del Centro Studi Eurasia Mediterraneo è intervenuto per un messaggio di saluto Stefano Vernole, forte del rapporto umano e non solo di approfondimento geopolitico che lega ormai da anni il Cesem alla comunità eritrea in Italia. Ribadita perciò l’importanza di continuare ad abbattere il muro della disinformazione che avvolge l’Eritrea – sorte comune di tutte le nazioni che vogliono mantenersi indipendenti – Vernole ha invitato la comunità eritrea bolognese a non scoraggiarsi di fronte alla propaganda imperialista perché il mondo sta diventando sempre più multipolare grazie al coordinamento strategico tra Mosca e Pechino. La nuova cooperazione Sud-Sud e la politica cinese del win to win ne sono gli elementi fondamentali e tutto il continente africano non potrà che trarne giovamento. Redazione Cesem
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Sabato 21 febbraio 2015 il resp. relazioni esterne del Cesem, Stefano Vernole, è intervenuto al secondo Congresso del “Comitato eritreo Diplomazia e Media in Italia”. Durante l’incontro, al quale ha partecipato anche l’Ambasciatore dell’Eritrea in Italia, S.E. Fessehazion Pietros (nella foto in piedi), è stato sottolineato il rapporto di collaborazione intrapreso dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo con la Comunità eritrea in Italia allo scopo di rinsaldare i legami storici e culturali tra i due paesi. Per squarciare il velo dell’informazione, spesso scorretta, diffusa dai media italiani ed esteri sull’Eritrea, occorre rafforzare questo partenariato attraverso l’ausilio di nuovi mezzi informatici e cartacei. I rapporti tra Italia ed Eritrea dovranno, nei prossimi anni, effettuare un deciso salto di qualità e implementare nuova iniziative sia in campo economico che geopolitico, considerata l’importanza strategica del Mar Rosso e delle sue vie di comunicazione. A questo proposito dovrà essere resa giustizia alle legittime rivendicazioni di Asmara, così come stabilito dal diritto internazionale e come riconosciuto dagli stessi paesi europei prima delle manipolazioni diplomatiche statunitensi. Redazione