14 Agosto 2026

emmanuel macron

di Maxence Smaniotto La Francia della presidenza di Emmanuel Macron è ben lontana dall’immagine di rilancio economico e mondiale che l’Eliseo ha voluto vendere alla popolazione e al resto dell’Europa. In realtà, il quinquennio di Macron è stato caratterizzato da una forte instabilità sociale e istituzionale che hanno fiaccato i tentativi reali di rilancio e fragilizzato la proiezione estera del Paese, e ciò sul piano diplomatico, geopolitico ed economico. Un quinquennio di ritiri È sempre molto istruttivo rendersi conto di come l’immagine veicolata dai media di Stato di un Paese possano influenzare la percezione che all’estero si ha di quel Paese. Per molti, la Francia riflette l’immagine di una nazione il cui destino storico sarebbe quello di nutrire une ricerca di grandeur che faccia irradiare nel mondo intero la cultura, soprattutto letteraria e filosofica, del Paese. Questo soft power, a cui molto francesi crederebbero sinceramente, sarebbe un temibile ferro di lancia che preparerebbe il terreno a offensive economiche, militari e politiche di prima grandezza. Il che sarebbe incredibile quando si prende in conto che la Francia ha, secondo un sondaggio realizzato da OpinionWay, registrato nel solo 2021 due milioni e cinquecentocinquanta mila burn-out, segno che la società francese attraversa una grave crisi. La Francia della presidenza di Emmanuel Macron è ben lontana dall’immagine di rilancio economico e mondiale che l’Eliseo ha voluto vendere alla popolazione e al resto dell’Europa. In realtà, il quinquennio di Macron è stato caratterizzato da una forte instabilità sociale e istituzionale che hanno fiaccato i tentativi reali di rilancio e fragilizzato la proiezione estera del Paese, e ciò sul piano diplomatico, geopolitico ed economico. Nazione transcontinentale grazie ai suoi territori d’oltremare1, militarmente presente su un gran numero di teatri di guerra, membro di importanti istituzioni sovranazionali e terza potenza nucleare mondiale dopo USA e Russia, la Francia ha vissuto un ritiro dietro l’altro, dalla Repubblica centrafricana all’Afghanistan al Mali. Mediocrità, mancanza di visione d’insieme e di unità, ideologie mondialiste e fatica hanno avuto un impatto incontestabile sulla diplomazia francese. L’immagine napoleonica e gaullista di una Francia capace di ritagliarsi, grazie a una certa indipendenza politico-militare, un ruolo di primo piano tra le nazioni più importanti è un lontano ricordo, e quasi nulla lascia presagire che le cose miglioreranno nei prossimi anni. Certo, la Francia è grande soprattutto quando si trova sul bordo del precipizio, e la sua storia lo ha dimostrato più e più volte. Giovanna d’Arco riesce a risollevare le sorti del regno di Francia durante la Guerra dei cent’anni; i soldati-cittadini della Prima Repubblica respingono una coalizione di monarchie europee a Valmy a suon di forconi e archibugi nel settembre 1792; i poilus che escono dalle trincee di Verdun respingeranno i tedeschi nel 1916 al prezzo di 315.000 tra morti e feriti. Ma la Francia del 2022 non ha più il peso che le incombeva precedentemente, e ciò da un punto di vista economico e demografico. Essa si trova schiacciata tra giganti del peso di Cina, India, Russia e USA, e deve confrontarsi...