19 Luglio 2026

Economia

Negli Stati Uniti si è verificato uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni nel dibattito sul futuro della moneta digitale. Il Senato americano ha infatti approvato il 21st Century ROAD to Housing Act, un ampio provvedimento dedicato principalmente all’edilizia e all’accessibilità abitativa, all’interno del quale è stata inserita una disposizione che vieta alla Federal Reserve di emettere una Central Bank Digital Currency (CBDC) almeno fino al 31 dicembre 2030. Il provvedimento ha ottenuto un sostegno bipartisan particolarmente ampio, raccogliendo una maggioranza schiacciante in Senato.
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ARTICOLO ORIGINALE IN FRANCESE PUBBLICATO SU OBSERVATEUR CONTINENTAL Il peggio deve ancora venire. «Le nuvole temporalesche si radunano sull’economia mondiale»; con queste parole ha avvertito Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del Fondo monetario internazionale (FMI), aggiungendo che un terzo dell’economia mondiale probabilmente si contrarrà quest’anno – o il prossimo – in un contesto di calo dei redditi reali e aumento dei prezzi.  «Le nostre previsioni per la crescita globale per quest’anno sono invariate al 3,2%, mentre la nostra proiezione per il prossimo anno si è ridotta al 2,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di luglio. Il rallentamento del 2023 sarà generalizzato, con i Paesi che rappresentano circa un terzo dell’economia mondiale sull’orlo di una contrazione già quest’anno o il prossimo. Le tre maggiori economie – gli Stati Uniti, la Cina e l’area dell’euro – continueranno a diminuire. Complessivamente, gli shock di quest’anno riapriranno le ferite economiche che sono state guarite solo parzialmente dopo la pandemia. In breve, il peggio deve ancora venire e, per molti, il 2023 sembrerà una recessione », ha insistito Gourinchas. Le ragioni sono secondo lui sono da ricercare nel fatto che «l’economia mondiale continua ad affrontare grandi sfide, plasmate dall’invasione russa dell’Ucraina, un costo della crisi vivente causato da persistenti e crescenti pressioni inflazionistiche e dal rallentamento in Cina». «Il rallentamento è più pronunciato nella zona euro, dove la crisi energetica causata dalla guerra continuerà a provocare il caos, riducendo la crescita allo 0,5% nel 2023»; «quasi ovunque, il rapido aumento dei prezzi, in particolare di cibo ed energia, causa gravi difficoltà alle famiglie, in particolare a quelle più povere», conclude Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del Fondo monetario internazionale (FMI).
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di Markku Siira ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU GEOPOLITIKA.RU “Si dice che quando l’America starnutisce, il mondo intero prende il raffreddore, il che significa che se l’economia statunitense entra in recessione, le economie di tutti gli altri paesi entrano in recessione con essa“, scrive Mark Blacklock. Nel 1929, la speculazione nel mercato azionario causò il crollo di Wall Street e scatenò la Grande Depressione. Allo stesso modo, la crisi finanziaria globale del 2008, iniziata negli Stati Uniti, ha portato a una recessione e alla crisi del debito in Europa. “Oggi, l’economia globale è ancora una volta minacciata da una malattia finanziaria che si sta diffondendo dagli Stati Uniti“, afferma Blacklock.  Questa volta è a causa di un dollaro forte. Materie prime come petrolio e gas sono scambiate a livello globale in dollari, il cui valore in aumento ne aumenta i costi. Ciò ha un impatto diretto su quasi tutti gli altri aspetti dell’economia globale, nonché sull’inflazione. La forza artificiale del dollaro è dovuta agli sforzi della Federal Reserve statunitense per frenare l’inflazione interna attraverso forti aumenti dei tassi di interesse.  Un dollaro forte rende i prodotti più costosi rispetto ad altre valute. “Tassi di interesse elevati sul dollaro stanno facendo ammalare l’America, ma stanno danneggiando l’economia globale con qualcosa di molto peggio dell’influenza. La medicina somministrata dalla Fed libera la malattia all’estero, perché lascia che siano gli altri a soffrire“, ha diagnosticato il signor Blacklock. La Federal Reserve degli Stati Uniti deciderà su ulteriori aumenti dei tassi di interesse. La previsione è di un ulteriore aumento di 75 punti base del tasso di policy. Se ciò accade, tale decisione eserciterà maggiore pressione sulle valute in difficoltà e aumenterà il rischio di una recessione. Claudia Sahm, un ex funzionario della Fed, afferma che le condizioni geopolitiche ed economiche globali non giustificano un altro aumento dei tassi. La politica monetaria statunitense sta “schiacciando l’Europa ei mercati emergenti“. L’economista non sembra capire che questo è esattamente ciò che si sta facendo, per mantenere il dominio dell’élite che governa l’Occidente. Un dollaro più forte rende qualsiasi bene scambiato in valuta statunitense più costosa rispetto ad altre valute e queste altre valute sono meno attraenti per gli investitori. La sterlina inglese è stata svalutata. L’euro è sceso al livello più basso nei confronti del dollaro in due decenni. Lo yen giapponese è crollato al livello più basso in quasi un quarto di secolo. Trentasei valute in tutto il mondo hanno perso almeno un decimo del loro valore quest’anno. “L’America sta cercando di curare la propria inflazione infettando il resto del mondo“, afferma Blacklock.  Alla luce della storia, sembra che gli avidi capitalisti stiano ancora una volta intensificando le loro guerre valutarie, per sostenere il loro sistema fallimentare. Ci vorranno il collasso dell’intera economia globale e l’instabilità che porta alla guerra per superare la dipendenza dal dollaro e il liberalismo economico? Un nuovo ordine emergerà da fuori Ovest per sfidare la City di Londra e Wall Street? Siamo a un punto di svolta nella storia?
Margaret Bourke-White Worlds Highest Standard of Living, 1937b
Andrea Cecchi, banchiere di lungo corso, esperto di finanza e mercati, ex ufficiale dell’Aeronautica Militare e autore del libro Perché comprare oro adesso e di una fortunata newsletter economica https://andreacecchi.substack.com/ ci aiuta a capire in che direzione muoverà l’economia nei prossimi anni.Intervista di Andrea Turi Dottor Cecchi grazie per la sua disponibilità. Dall’anno scorso sto realizzando delle interviste per capire come il Covid19 impatterà sulle relazioni internazionali, sugli equilibri di potenza, sull’economie mondiali e sui valori e strutture sociali cercando di delineare alcuni tra gli scenari più plausibili che seguiranno questi eventi che si dichiarano pandemici.Ho seguito alcuni dei suoi interventi nei quali Lei sostiene una interessante teoria economica soggiacente la pandemia. Può, cortesemente, ragguagliare il lettore della situazione economica e finanziaria precedente la proclamazione dello stato pandemico che sembra affondare le proprie radici nella crisi del 2008? Prima del Coronavirus. Come eravamo messi? Non bene direi. Il sistema economico era già arrivato al suo limite strutturale. Nel 2019, avendo risolto la crisi di liquidità del 2008-2009 e avendo mantenuto una ripresa sbilanciata in modo perverso per circa dieci anni, le banche centrali si sono convinte che non esista crisi che non possa essere sconfitta: crisi di liquidità? Basta inondare il sistema finanziario di liquidità!  Tassi d’interesse sopra lo zero? Basta creare migliaia di miliardi dal nulla ed usarli per comprare buoni del tesoro. Mutui ipotecari traballanti? Che ci vuole? Qualche altro trilione creato dal nulla e i mutui spariscono nei bilanci delle banche centrali stesse! E così via. Ogni crisi economica può essere risolta agevolmente creando trilioni semplicemente digitando bit su un computer.  Si cercano idee per fronteggiare una crisi che non si può risolvere così, gettandoci  sopra tonnellate di soldi, ed è quella in cui stiamo entrando: l’era della fine del credito.  Le banche centrali, come i generali, si preparano sempre per la battaglia finale e credono che l’essere pronti sia sufficiente ad assicurarsi la vittoria. In tutta onestà, dal 2009 la cosiddetta ripresa globale, è stata finanziata da una crescita esponenziale del debito, ma l’output generato dal nuovo debito sta diminuendo. Significa che ogni dollaro o euro o altra valuta aggiuntiva di debito non riesce a generare molto in termini di aggiunta di valore positivo. Così come con l’uso terapeutico di ogni tipo di sostanza chimica stimolante, dopo l’euforia iniziale, più se ne somministra,  minore sarà l’effetto. Introduco qui questo concetto che è necessario assimilare bene per capire dove stiamo andando da qui in poi: a titolo molto schematico è bene tenere sempre a mente questa cosa: la sopravvivenza umana è impossibile senza energia. La crescita demografica mondiale ha raggiunto adesso la cifra di 7,9 circa miliardi di persone ed è in costante aumento. Questo vero e proprio “boom” umano è la conseguenza diretta di altri due boom che, se osservati su curve cartesiane seguono l’esatto andamento. Si tratta di curve esponenziali che sono adesso impostate in verticale. Curve iperboliche. Esse mostrano l’espansione del debito, l’espansione dello sfruttamento delle risorse del sottosuolo del pianeta terra e la...
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Comprendere la Cina – Pechino è impegnata da un po’di tempo nella gestione di una delicata transizione della propria economia. Da un sistema essenzialmente manifatturiero, ad una produzione caratterizzata da innovazione e tecnologie pulite. La crescita rimarrà elevata? UN PASSO INDIETRO… – Qualche anno fa, nel 2012, in un articolo per Agichina24 su “Fallacia neoliberale e previsioni sballate sulla Cina” scrivevo: “Alcuni analisti sostengono che la crescita cinese potrebbe contrarsi bruscamente nel giro di pochi anni, dal 10 al 3 per cento, in ragione della crisi occidentale e della relativa caduta dei consumi. È tuttavia utile far notare che la dipendenza del PIL cinese dall’export sta diminuendo costantemente (in pochi anni si è passati dal 40 al 20 per cento) senza che i ritmi di crescita siano stati intaccati in modo significativo. Anzi, si può ragionevolmente prevedere una continuità dello sviluppo cinese, anche con un Occidente in stagnazione …”. Oggi posso confermare, dati alla mano, ciò che vado sostenendo da tempo sulla base di una costante analisi delle dinamiche cinesi e delle loro relazioni con il resto del mondo. È indubbio che gli effetti prolungati della crisi globale, originatasi almeno dieci anni fa in Occidente, si siano fatti sentire anche in Cina, ove a seconda delle realtà territoriali prese in considerazione vi sono stati effetti anche pesanti a seguito della crisi occidentale. Benché non così drammatici come spesso paventato per amor di sensazionalismo giornalistico e/o faziosità politica. Chi sostiene ad esempio che i media cinesi nasconderebbero le ripercussioni della crisi occidentale in Cina (le linee politiche sui media indicate sotto la presidenza di Xi Jinping sono spesso commentate negativamente, senza mai approfondire né contestualizzare) non si è mai preso la briga di seguire i media cinesi che trasmettono anche in lingua inglese. Ci sono molti esempi al riguardo che dimostrano l’esistenza di un giornalismo di inchiesta critico, che presenta approfonditamente i problemi economici che stanno affrontando alcune aree del Paese. Penso, solo per fare un esempio, a un servizio della CCTV News del 2015 sui problemi rinvenibili in importanti città e aree industriali della provincia del Liaoning, oppure ad alcuni articoli del People’s Daily molto attenti a sottolineare costantemente le maggiori criticità del sistema cinese e gli effetti della stagnazione occidentale. Ciò detto, benché vi siano ovviamente criticità e sfide aperte nel percorso cinese del XXI secolo, i dati ufficiali sull’economia cinese al 2015 restituiscono un quadro caratterizzato da numerose tendenze al miglioramento. PIL, REDDITO, LAVORO… – L’economia mantiene una crescita a ritmi medio-alti: nel 2015 il Paese è cresciuto del 6,9%, una cifra conforme alle previsioni e comunque tra le prime al mondo. Tra le cosiddette “economie sviluppate”, il tasso di crescita degli USA non supera il 3%, mentre in Europa e in Giappone questo oscilla intorno all’1%. Tra le “economie emergenti”, il Brasile e la Russia hanno realizzato tassi di crescita negativi, mentre l’economia sudafricana cresce soltanto del 2% circa. Quanto all’India, nonostante cresca di oltre il 6% annuo, il suo prodotto interno lordo non supera la quinta parte dell’economia cinese. Stando ai...
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