15 Giugno 2026

doneck

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di Giulio Chinappi Il presidente Vladimir Putin ha ufficialemente firmato i decreti che riconoscono l’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk e della Repubblica Popolare di Doneck Dopo le insistenti richieste formulate in modo trasversale dalla Duma di Stato, e con particolare enfasi dal Partito Comunista della Federazione Russa (Коммунистическая партия Российской Федерации, КПРФ; Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF), il presidente Vladimir Putin ha finalmente firmato i decreti che riconoscono l’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e della Repubblica Popolare di Doneck (RPD), i due territori che si erano autoproclamati indipendenti già nel 2014, in seguito al colpo di Stato in Ucraina. Per coloro che hanno la memoria corta, il colpo di Stato che ha avuto luogo in Ucraina nel febbraio 2014, con la conseguente deposizione del presidente legittimo Viktor Janukovyč, portò successivamente alla nascita di un governo nazionalista antirusso, che impose forti restrizioni e pesanti disciminazioni alla popolazione di etnia e lingua russa. Fu allora che, il 7 aprile, la Repubblica Popolare di Doneck dichiarò unilateralmente la propria indipendenza, seguita, il 12 maggio, dalla Repubblica Popolare di Lugansk. In precedenza, l’11 marzo, anche la Repubblica Autonoma di Crimea aveva proclamato l’indipendenza, per poi entrare a far parte della Federazione Russa in seguito all’esito del referendum organizzato il 16 marzo. Dopo aver firmato i due decreti, Putin ha anche chiesto all’Assemblea Federale di sostenere questa decisione e quindi di ratificare i trattati di amicizia e mutuo soccorso con entrambe le repubbliche. Nell’annunciare questa decisione, il presidente ha espresso fiducia nel sostegno dei cittadini russi e di tutte le forze patriottiche nel paese, riporta l’agenzia stampa russa TASS. Successivamente, Putin ha incontrato i leader della RPD e della RPL, rispettivamente Denis Pušilin e Leonid Pasečnik, e ha firmato con loro i trattati di amicizia, cooperazione e mutuo soccorso tra la Russia e le due repubbliche. Questi trattati implicano la possibilità di un intervento diretto di Mosca nel caso in cui il governo ucraino passasse all’invasione armata dei territori delle due repubbliche. La cerimonia si è svolta nella Sala di Santa Caterina del Cremlino, che ha ospitato la riunione del Consiglio di sicurezza russo. In precedenza, il presidente federale russo si era già lasciato andare ad alcuni commenti che facevano presagire questa decisione. “I negoziati sul Donbass sono in corso già da otto anni, ma questo processo è arrivato a un punto morto”, aveva detto Putin sempre di fronte al Consiglio di sicurezza. La soluzione pacifica alla questione del Donbass doveva essere basata sugli Accordi di Minsk concordati nel febbraio 2015, che prevedevano cessate il fuoco, ritiro delle armi, amnistia, ripresa dei legami economici e una profonda riforma costituzionale in Ucraina. Tuttavia il governo ucraino, al di là delle parole, non ha mai fatto nulla per attuare gli accordi. La decisione del presidente russo è stata una conseguenza anche dalla minaccia di un eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO. “Se la Russia deve affrontare una minaccia come l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza del Nord Atlantico, alla NATO, allora le minacce al nostro Paese aumenteranno di molte volte“, ha detto Putin, ricordando l’articolo 5 del Trattato “secondo il quale è chiaro che tutti i Paesi dell’alleanza devono combattere...
Donbas
La Russia viene accusata di schierare truppe al confine con l’Ucraina, ma le Repubbliche Popolari di Doneck e Lugansk sono territori indipendenti sotto attacco da parte di Kiev. ARTICOLO ORIGINALE L’aumentare delle tensioni tra la Federazione Russa e il blocco occidentale a guida statunitense circa la cosiddetta “questione ucraina” hanno fatto scatenare la stampa filoimperialista, che già grida alla ventura invasione dell’Ucraina da parte delle forze di Mosca. In effetti, la Russia sta schierando le proprie forze nella regione, ma non al confine con il territorio ucraino, bensì con le Repubbliche Popolari di Doneck e Lugansk, che sono territori de facto indipendenti da Kiev. Per coloro che hanno la memoria corta, il colpo di Stato che ha avuto luogo in Ucraina nel febbraio 2014, con la conseguente deposizione del presidente legittimo Viktor Janukovyč, portò successivamente alla nascita di un governo nazionalista antirusso, che impose forti restrizioni e pesanti disciminazioni alla popolazione di etnia e lingua russa. Fu allora che, il 7 aprile, la Repubblica Popolare di Doneck (RPD) dichiarò unilateralmente la propria indipendenza, seguita, il 12 maggio, dalla Repubblica Popolare di Lugansk (RPL). In precedenza, l’11 marzo, anche la Repubblica Autonoma di Crimea aveva proclamato l’indipendenza, per poi entrare a far parte della Federazione Russa in seguito all’esito del referendum organizzato il 16 marzo. Se si considera il quadro, appare chiaro come sia l’Ucraina, naturalmente per conto della NATO, a minacciare militarmente l’indipendenza delle due repubbliche, mentre la Russia si schiera a difesa della RPD e della RPL in quanto abitate in maggioranza da una popolazione di etnia e lingua russa. Da tempo, l’imperialismo occidentale usa l’Ucraina come una propria pedina all’unico scopo di provocare Mosca, come nel caso delle esercitazioni militari tenute illegalmente dalla NATO nelle acque della Crimea. Lo scopo sembra essere proprio quello di causare un incidente, per poi dare la colpa alla Russia per lo scoppio di un eventuale conflitto armato. Secondo quanto affermato dalle autorità militari di Lugansk, le forze armate ucraine hanno intensificato di recente le proprie attività nella regione del Donbass al fine di dare vita a spedizioni punitive contro le due repubbliche autoproclamate. Secondo i dati dell’intelligence della RPL, inoltre, i membri della 35ma brigata di fanteria navale separata sono stati schierati nella regione di Odessa, al fine di essere inviati al confine con la Repubblica Moldava di Pridnestrovie, meglio nota come Transnistria, altra repubblica autoproclamata filorussa. Anche i vertici militari di Doneck hanno confermato di aver rilevato le unità delle forze armate ucraine dispiegate nella regione del Donbass in vista di un’offensiva. La posizione del Cremlino sulla “questione ucraina” è sempre stata limpida, ed è stata ribadita in queste ore da Gennadij Kuzmin, vice rappresentante permanente russo alle Nazioni Unite. Il diplomatico ha affermato che i governi e i media occidentali stanno enfatizzando la presunta minaccia russa al fine di giustificare un aumento del flusso di armamenti verso l’Ucraina, il che potrebbe causare una intensificazione degli scontri armati con le due Repubbliche Popolari. Kuzmin ha accusato le potenze della NATO di “continuare a pompare armi all’Ucraina, inviando i loro consiglieri militari e connivendo con le...