Le tragiche vicende dei conflitti essenzialmente nell'area dei Balcani, in Rwanda e altrove, fondamentali nella storia dell'evoluzione del diritto internazionale penale e della giustizia internazionale, hanno altresì rappresentato il casus belli, l'evento che ha spinto la Comunità internazionale a riflettere sul rapporto tra Stato e individuo, interrogandosi sul ruolo che la sovranità statale avrebbe dovuto rivestire nella società internazionale contemporanea.
diritti umani
Nonostante il ruolo di attore di spicco a livello regionale e globale rivestito dalla Nigeria, la situazione dei diritti umani nel paese risulta essere estremamente critica.
Istituita nel 1957 come una comunità volta al rafforzamento della cooperazione economica tra Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, l’Unione Europea, così ribattezzata nel 1992, ha assunto caratteristiche sui generis, e la cooperazione tra stati si è estesa ad ambiti quali l’asilo, la gestione dell’immigrazione, la giustizia, la sicurezza, l’energia, l’ambiente e la politica estera.
Al fine di analizzare il ruolo rivestito dal tema dei diritti umani nella politica estera degli Stati Uniti è indispensabile ripercorrere le origini storiche della nazione che si sarebbe affermata come superpotenza dell’ordine mondiale contemporaneo. Come ricostruito dallo storico e politico Henry Kissinger, tedesco naturalizzato statunitense, se in Europa il sistema di ordine era stato fondato, a partire dalla fine della guerra dei trent’anni, “sull’eliminazione degli assoluti morali dalla sfera dell’attività politica, non foss’altro per l’esito disastroso dei tentativi di imporre un unico credo ai diversi popoli del continente”, la giovane potenza statunitense si fondò sui principi del credo puritano. Il puritanesimo, a parere dell’aristocratico francese Alexis de Tocqueville, si confondeva “in molti punti con le teorie democratiche e repubblicane più assolute”, in virtù di una ossimorica commistione tra spirito di religione e spirito di libertà.
di Fabio Massimo Parenti Lo scorso 27 febbraio si aperta a Ginevra, in Svizzera, la 52a sessione del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU che si protrarrà sino al prossimo 4 aprile. Si tratta del primo appuntamento (febbraio/marzo) del 2023, che prevede, come di consueto, altre due sessioni (giugno/luglio e settembre/ottobre). Durante il Segmento di Alto Livello, che ha avviato il dibattito, tra i vari rappresentanti governativi nazionali è intervenuto anche il Segretario di Stato americano Antony Blinken, che ha ribadito la posizione dell’Amministrazione Biden in materia di diritti umani, affrontando in particolare le presunte atrocità commesse dalla Russia nella sua “brutale guerra” contro l’Ucraina. Blinken, tuttavia, ha colto l’occasione anche per puntare nuovamente il dito contro la Cina, accusandola per l’ennesima volta di commettere “crimini contro l’umanità” nei confronti dei “musulmani uiguri ed altre persone di minoranze etniche nello Xinjiang”. Si tratta in realtà di un vecchio refrain, utilizzato da almeno vent’anni dal governo statunitense (e da fondazioni e organizzazioni ad esso riconducibili), al di là del colore politico delle diverse amministrazioni di volta in volta alle redini della Casa Bianca, che è però tornato prepotentemente d’attualità con la strumentalizzazione che il suo predecessore, il repubblicano Mike Pompeo, ne ha fatto negli ultimi due anni di Amministrazione Trump, utilizzando i rapporti dell’antropologo tedesco Adrian Zenz, mai stato nello Xinjiang in tutta la sua vita, e di altri studiosi occidentali, immediatamente recepiti da Stati Uniti e Unione Europea, pur senza verifiche. Secondo l’accusa, a partire dal 2016, la Cina avrebbe internato arbitrariamente moltissimi cittadini di etnia uigura, maggioranza relativa nella popolazione dello Xinjiang, utilizzando il pretesto della lotta al terrorismo islamista e al separatismo etnico. In realtà, come molti dati mostrano, e come anche numerosi rappresentanti di Paesi a maggioranza musulmana hanno potuto constatare nelle loro missioni diplomatiche in loco, il presunto genocidio etnico e culturale del popolo uiguro, denunciato per trent’anni dagli attivisti Rebiya Kadeer e Dolqun Isa, emigrati molti anni fa negli Stati Uniti, non è mai esistito. “Nessun paese è titolato a comportarsi da giudice in materia di diritti umani e questi non dovrebbero mai essere utilizzati come pretesto per inserirsi negli affari interni di altri paesi o per bloccare lo sviluppo di altri paesi”, ha risposto nel suo intervento in videoconferenza il ministro degli Esteri cinese Qin Gang, che ha proseguito: “I propositi e i principi della Carta delle Nazioni Unite dovrebbero essere osservati da tutti, e gli scambi e la cooperazione in materia di diritti umani dovrebbero essere portati avanti sulla base dell’eguaglianza e del rispetto reciproco. I tentativi da parte di alcuni di politicizzare, usare come arma o strumentalizzare le questioni relative ai diritti umani dovrebbero essere respinti”. Ormai da diversi anni, Pechino, in risposta a decenni di ingerenze, boicottaggi e tentativi di destabilizzazione (Hong Kong, Taiwan, Tibet e Xinjiang), pubblica un rapporto sulla situazione dei diritti umani negli Stati Uniti, individuando, dati alla mano, una situazione tutt’altro che invidiabile in quella che si autodefinisce come la più grande democrazia al mondo. Nel rapporto...
di Guilio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/esteri/il-vietnam-respinge-i-rapporti-degli-stati-uniti-sui-diritti-umani Il governo vietnamita respinge i tentativi di politicizzare la questione dei diritti umani da parte degli Stati Uniti, che si arrogano il diritto di emettere giudizi sul resto della comunità internazionale. Da tempo, gli Stati Uniti utilizzano il pretesto dei diritti umani a fini politici per giustificare la propria aggressività in politica estera, come dimostra la cosiddetta “esportazione della democrazia” a suon di “bombe umanitarie”. Anche quando non sono volti a preparare un’azione armata, i rapporti sui diritti umani che Washington si arroga il diritto di stilare circa tutti gli altri Paesi del mondo sono sempre volti a screditare l’operato di governi che non seguono il vangelo del neoliberismo e della democrazia borghese. Anche il Vietnam è recentemente caduto vittima dei rapporti sui diritti umani di Washington, ma le autorità del Paese asiatico non sono rimaste in silenzio di fronte alle ingerenze della potenza imperialista nordamericana. Il ministero degli Esteri di Hà Nội ha messo una nota ufficiale per respingere il rapporto, definendo le informazioni contenute nel documento “imprecise” e affermando che la parte vietnamita è aperta a discutere la questione. “Il Vietnam si rammarica di vedere che il rapporto annuale sui diritti umani del Dipartimento di Stato americano per il 2022 contiene commenti privi di obiettività e basati su informazioni inesatte sulla situazione del Vietnam“, ha affermato Phạm Thu Hằng, vice portavoce del ministero degli Affari Esteri. Hằng ha affermato che la posizione coerente del Vietnam è quella di proteggere e rafforzare i diritti umani: “I diritti umani fondamentali sono riconosciuti nella Costituzione del Vietnam e sono protetti e promossi sia dai documenti legali che dalle pratiche effettive“. La rappresentante diplomatica ha aggiunto che gli esseri umani sono il motore centrale dell’innovazione e dello sviluppo del Paese, e che il governo vietnamita si sforza solo di migliorare la vita del popolo. “Il Vietnam è sempre disposto a scambiare idee direttamente e apertamente, nello spirito di cooperazione, con gli Stati Uniti sulle questioni [in cui i due Paesi] hanno divergenze, al fine di promuovere la comprensione e contribuire allo sviluppo del partenariato globale dei due Paesi“, ha concluso. I grandi sforzi del Vietnam nell’ambito dei diritti umani sono riconosciuti dalla comunità internazionale, come dimostra l’elezione del Paese al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHCR) per il mandato 2023-2025. In occasione dell’elezione dello scorso ottobre, la Repubblica Socialista ha ricevuto 145 voti favorevoli, venendo eletta come rappresentante del continente asiatico insieme a Bangladesh, Kirghizistan e Maldive. In quell’occasione, gli analisti avevano affermato che l’elezione del Vietnam rappresentava una testimonianza della posizione e della reputazione del Paese, che viene costantemente rafforzata e migliorata nell’arena internazionale. Inoltre, il Vietnam aveva ottenuto un seggio presso lo stesso organismo anche nel periodo 2014-2016. Lo scorso 28 febbraio, il vice primo ministro Trần Lưu Quang è intervenuto alla 52ma sessione ordinaria dell’UNHCR, affermando che la Dichiarazione universale dei diritti umani (UDHR) e la Dichiarazione e il programma d’azione di Vienna (VDPA) sui diritti umani sono solide strutture per la comunità internazionale per rafforzare congiuntamente la consapevolezza e l’azione per promuovere e proteggere i diritti umani, e che molti importanti...
A cura di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/02/usa-abuso-dei-diritti-umani-contro-rifugiati-e-immigrati-verita-e-fatti/ Il 30 marzo, il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato questo documento sugli abusi dei diritti umani contro rifugiati e immigrati da parte degli Stati Uniti in patria e all’estero. Di seguito la traduzione completa del rapporto. Introduzione Gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati. Sin dai tempi coloniali, gli immigrati da tutto il mondo sono arrivati nel Paese a ondate. Tuttavia, la storia del trattamento degli immigrati da parte degli Stati Uniti è piena di tragedie disumane come discriminazione, esclusione, arresti, detenzioni, espulsioni e una litania di violazioni dei diritti umani. Peggio ancora, negli ultimi anni si è assistito a un disastro umanitario dopo l’altro causati dal governo degli Stati Uniti ai danni dei rifugiati e degli immigrati che si recano nel Paese. Questo rapporto fornisce un resoconto veritiero dello stato dei fatti degli Stati Uniti sulla questione dei rifugiati e degli immigrati esaminando gli eventi passati e presenti negli Stati Uniti e oltre. Usando fatti e cifre, questo rapporto mette a nudo le bugie e i doppi standard sulla questione dei rifugiati e degli immigrati degli Stati Uniti, un autoproclamato “faro di democrazia”. I. Violazioni dei diritti degli immigrati negli Stati Uniti ◆ Quando furono fondati gli Stati Uniti, gli americani bianchi, principalmente protestanti anglosassoni, erano molto sospettosi degli immigrati e cercarono di limitarli e assimilarli. Un presidente degli Stati Uniti una volta disse apertamente che non c’è bisogno di incoraggiare l’emigrazione “se non per utili meccanici – e alcune descrizioni particolari di uomini o professioni“. Temendo il caos interno ispirato dalla Rivoluzione francese, nel 1798 il governo degli Stati Uniti formulò leggi come il Naturalization Act, l’Alien Act, l’Alien Enemies Act e il Sedition Act. Questi atti hanno reso più difficile per gli immigrati diventare cittadini statunitensi e hanno dato al presidente il potere di imprigionare e deportare immigrati pericolosi o provenienti da Paesi nemici. Vale la pena notare che l’Alien Enemies Act è ancora in vigore oggi. ◆I neri sono tra i primi immigrati negli Stati Uniti. La loro immigrazione non è stata volontaria, ma forzata. Dopo essere arrivati negli Stati Uniti, hanno subito abusi disumani e non avevano diritti umani di cui parlare. Nel 1619, i primi 20 africani furono venduti come schiavi alla colonia della Virginia. Subito dopo, le colonie approvarono leggi per legittimare gli schiavi neri come “proprietà permanente” i cui figli divennero automaticamente schiavi. L’idea e il sistema del razzismo contro i neri si sono così radicati in America. Per giustificare la schiavitù dei neri, i bianchi stabilirono una gerarchia razziale oppressiva basata sul colore della pelle. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti dichiarava che “tutti gli uomini sono creati uguali“. Tuttavia, la prima Costituzione degli Stati Uniti non riconosceva i diritti civili dei neri. Fu introdotta la clausola dei tre quinti, in base alla quale il numero effettivo di schiavi neri sarebbe stato moltiplicato per tre quinti nell’assegnazione dei seggi alla Camera. I danni della schiavitù storica perseguitano ancora oggi i discendenti...
A cura di Giulio Chinappi Lo sviluppo dei diritti umani rappresenta il grande obiettivo del Partito Comunista Cinese: “Per una vita di appagmento“, libro bianco pubblicato dalla Fondazione per lo Sviluppo dei Diritti Umani in Cina e dall’agenzia Xinhua spiega nel dettaglio il fondamento logico e filosofico dell’approccio cinese ai diritti umani. Disponibile la traduzione completa del testo. È un grande sogno della società umana che ognuno possa godere dei diritti umani nel pieno senso del termine. Data la diversità delle civiltà, ogni Paese è unico con la sua storia, la sua cultura e le sue istituzioni, così come il suo particolare livello e percorso di sviluppo. Ma la promozione e la protezione dei diritti umani è stata una ricerca comune dell’intera comunità internazionale. L’enfasi sulla dignità e sui valori umani e la filosofia incentrata sulle persone è profondamente radicata nelle virtù tradizionali cinesi ed è stata seguita durante tutto il progresso dei diritti umani in Cina. Secondo il Confucianesimo, la filosofia con la maggiore influenza sul popolo cinese, “una persona benevola ama gli altri“, tratta le persone con sincerità e gentilezza e sostiene la dignità umana con compassione. Quando “i vedovi, i soli, i disabili e gli ammalati possono essere tutti curati” e le persone affrontano le relazioni interpersonali e sociali in modo armonioso e cordiale, la società abbraccerà la fortuna e le persone saranno unite per una causa comune. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è la cristallizzazione di tali alte aspirazioni dell’umanità. Tutti gli esseri umani, così recita il primo articolo, sono “dotati di ragione e di coscienza”. L’aggiunta di “coscienza” a questo articolo è l’incarnazione del concetto di benevolenza caro al Confucianesimo cinese. La frase contiene una forte “coscienza cinese” ed è satura di saggezza orientale tra le righe. Nella pratica di promuovere il progresso dei diritti umani, la Cina ha seguito un percorso di sviluppo dei diritti umani che si conforma alla tendenza dei tempi e si adatta alle sue condizioni nazionali, combinando la visione marxista dei diritti umani con le condizioni reali del Paese e la raffinata cultura tradizionale cinese, pur attingendo a risultati eccezionali di altre civiltà. Fedele difensore dei diritti umani, sin dalla sua fondazione il Partito Comunista Cinese (PCC) ha unito e guidato il popolo cinese di tutti i gruppi etnici nel compiere sforzi incessanti per lottare, rispettare, proteggere e sviluppare i diritti umani. È sotto la guida del Partito che la causa dei diritti umani in Cina ha raggiunto uno sviluppo a tutto tondo, raggiunto risultati storici e creato un miracolo di rapido sviluppo economico e stabilità sociale a lungo termine che raramente si è visto nella storia del mondo. La visione della Cina sui diritti umani è stata continuamente arricchita e migliorata nella pratica, con una propria prospettiva cognitiva e una connotazione ideologica basata sulle reali condizioni del Paese. La Cina è impegnata a proteggere e promuovere i diritti umani nello sviluppo e segue “l’approccio ai diritti umani basato sullo sviluppo“. La fame che un tempo minacciava la vita di centinaia di...
A cura di Giulio Chinappi – ARTICOLO ORIGINALE Il rapporto pubblicato dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani rappresenta una mosaico di disinformazione ed un’arma politica al servizio degli interessi della propaganda statunitense. L’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR, secondo la sua sigla inglese) ha pubblicato un rapporto sui diritti umani sulla Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, immediatamente denunciato e respinto dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese come completamente non valido, nonché come strumento politico al servizio degli Stati Uniti e di alcune forze occidentali per contenere la Cina. Un documento di tale faziosità dimostra come l’OHCHR sia divenuto complice degli USA e di alcune forze occidentali contro i Paesi in via di sviluppo, secondo quanto affermato dalle fonti ufficiali cinesi. Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, è intervenuto in conferenza stampa per ricordare come la questione dello Xinjiang sia uno strumento utilizzato dalla propaganda mediatica statunitense ed occidentale per contenere la Cina. “Tale “rapporto” viola gravemente il mandato dell’OHCHR, violando i principi di non politicizzazione e oggettività. Ha dimostrato ancora una volta che l’OHCHR è diventato un esecutore e complice degli Stati Uniti e di alcune forze occidentali contro i Paesi in via di sviluppo”, ha affermato il funzionario. Tuttavia, persino il rapporto dell’OHCHR, per quanto criticabile, ha messo in evidenza come alcune delle menzogne poste in circolazione dalla propaganda mediatica anticinese siano completamente prive di fondamento. Il “genocidio” del popolo uiguro e la “sterilizzazione forzata”, cavalli di battaglia di pseudostudiosi come Adrian Zenz, sono stati definiti come “argomenti infondati” da parte del rapporto. A tal proposito, Wang Wenbin ha detto che ciò dimostra come “la menzogna del secolo creata dagli Stati Uniti e da alcune forze occidentali sullo Xinjiang cinese sia crollata”. Secondo Pechino, il rapporto dell’OHCR non tiene conto del contesto specifico della regione dello Xinjiang, area nella quale in passato si sono verificati episodi di terrorismo e di estremismo religioso, in particolare da parte delle forze che promuovono la cosiddetta “indipendenza” del Turkestan Orientale. “Il rapporto minimizza quanto gravemente la regione dello Xinjiang abbia sofferto a causa del terrorismo e dell’estremismo: ciò è ingiusto e non può rappresentare appieno la situazione nella regione”, ha affermato Wang Jiang, dell’Università Normale dello Zhejiang, intervistato dal Global Times. “Qualsiasi governo nel mondo dovrebbe assumersi la responsabilità di combattere il terrorismo per proteggere i residenti locali”. Lo Xinjiang è stato a lungo vittima delle attività di gruppi terroristici ed estremisti. Grazie all’efficacia della lotta antiterrorismo condotta dal governo centrale cinese e dal governo regionale dello Xinjiang, la regione ha vissuto in pace per più di cinque anni consecutivi, senza subire nessun attentato terroristico nell’arco di questo periodo di tempo. “Attualmente, lo Xinjiang gode di stabilità sociale, sviluppo economico, prosperità culturale e armonia religiosa. Persone di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang vivono una vita in pace. È la migliore pratica in materia di diritti umani e il più grande successo in materia di diritti umani”, ha commentato Liu Yuyin, portavoce della Missione permanente della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite. Il rapporto pubblicato dall’organismo internazionale presenta diversi limiti oggettivi, come quello...
di Andrea Turi La felicità è il diritto umano più importante.Salvaguardare e migliorare la vita delle persone contribuisceal benessere pubblico, all’armonia e alla stabilità sociale1. Nel novembre del 2016, il Governo della Repubblica Popolare Cinese è stato premiato dall’International Social Security Association (ISSA) per i risultati eccezionali raggiunti nel campo della sicurezza sociale, uno dei maggiori riconoscimenti internazionali per Pechino che, soprattutto a partire dalle politiche di riforma e apertura volute dal Deng Xiaoping nel 1978, ha compiuto ragguardevoli progressi nella sicurezza sociale. Nell’occasione, Errol Franck Stové, presidente di ISSA, ebbe a dichiarare che “la Cina ha compiuto progressi senza precedenti nello sviluppo del suo sistema di sicurezza sociale negli ultimi dieci anni e ha esteso con successo pensione, salute e altre forme di copertura a beneficio della sua popolazione attraverso una combinazione di impegno governativo sostenuto e significative innovazioni amministrative2”. Nel tempo, infatti, la Cina ha teorizzato e istituito un sistema di sicurezza sociale e diritti che è divenuto oggi il più vasto del mondo e si caratterizza per la capacità di rispondere alle sempre maggiori esigenze e bisogni delle persone e delle loro vite; le riforme e le aperture degli ultimi quarant’anni hanno contribuito a liberare e sviluppare le forze produttive sociali permettendo di aprire la via verso il socialismo con caratteristiche cinesi e inaugurando un nuovo capitolo nella Storia – non soltanto cinese – dello sviluppo dei diritti umani. A tal riguardo, Zang Yonghe, professore di Giurisprudenza e, tra le altre cariche, Direttore in carica della Società Cinese per gli Studi sui Diritti Umani, ha scritto: “assistendo al passaggio dalla Cina semi-feudale e semi-coloniale a una Repubblica democratica e libera, il popolo cinese, in particolare la classe operaia, ha acquisito diritti civili e politici effettivi. Questi diritti sono stati affermati dalla Costituzione in modo tale che tutto il potere della Repubblica Popolare Cinese appartenga al popolo. Naturalmente, il percorso che porta a questa democrazia non è stato del tutto agevole ed è stato disseminato di difficoltà il cui superamento ha richiesto grandi sforzi. Tuttavia, seguendo la direzione politica di riforma e apertura, la Cina ha esplorato un percorso di sviluppo dei Diritti Umani adatto alle esigenze nazionali, sforzandosi incessantemente di migliorare i diritti civili e politici. La Cina ha stabilito una serie di leggi rigorose per proteggere il diritto alla sicurezza personale, compreso il diritto civile, il diritto penale e il diritto amministrativo […] e sostiene da tempo la libertà di credo religioso, che salvaguardia i diritti e gli interessi dei cittadini religiosi e degli stranieri e rispetta le loro esigenze e costumi3”. A partire dalle politiche di apertura intraprese da Deng Xiaoping, nel corso delle ultime quattro decadi il Governo Centrale di Pechino si è mosso affinché la protezione, la promozione e il rispetto dei diritti umani si conformassero alle condizioni nazionali e, al contempo, creassero esperienze originali e nuovi orizzonti di progresso nella salvaguardia dei diritti personali e umani più in generale. Si legge nelle pagine del libro bianco Progressi nei diritti umani nel...