Articolo originale pubblicato in francese su Capital.fr In un articolo che stiamo per pubblicare, una dozzina di ufficiali di alto rango che hanno lasciato il servizio e si sono riuniti nel “Circolo di riflessione congiunto dell’esercito”, sono preoccupati per la partecipazione della Francia alle prossime esercitazioni militari della NATO. “Defender 2020”, la prossima esercitazione militare della NATO, sta sollevando un grande dibattito. Anche se temevamo le “intrusioni informatiche” russe; anche se, colti di sorpresa dal popolare ritorno della Crimea nell’ovile russo, gli europei governati dall’America furono paralizzati dall’abilità di Putin, resta il fatto che organizzare le manovre della NATO, nel 21 ° secolo, sotto il naso di Mosca, oltre 30 anni dopo la caduta dell’URSS, come se il Patto di Varsavia esistesse ancora, è un errore politico, che sfocia nella provocazione irresponsabile. La partecipazione ad essa rivela un supplemento di impegno cieco, indicando una preoccupante perdita della nostra indipendenza strategica. È possibile che la Francia possa rinunciarvi? L’emergere di un flagello planetario che confina quasi 4 miliardi di terrestri, illuminando con una luce grezza le grandi fragilità dell’umanità, potrebbe contribuire a sbarazzarsi dei vecchi riflessi della guerra fredda. Improvvisamente una minaccia esistenziale, questo flagello transnazionale dà la precedenza alle priorità strategiche, rivela l’inutilità delle vecchie routine e ricorda il peso della nostra appartenenza al gruppo eurasiatico, di cui la Russia è il perno ancestrale. La più grande esercitazione militare della NATO sarà tagliata a causa del coronavirus Alcuni potrebbero temere di scioccare i nostri partner dell’Europa orientale ancora sopraffatti dai ricordi della cortina di ferro. Dimenticano, tuttavia, che nel 1966, più di mezzo secolo fa, Charles de Gaulle, a cui tutti sostengono di richiamarsi, ma che nessuno osa imitare – tranne che in postura -, aveva puramente e semplicemente notificato all’Alleato americano al quale l’Europa e la Francia dovevano comunque sopravvivere, che non era più il benvenuto a Fontainebleau. Il “Constable”, dopo aver bloccato l’anima dell’indipendenza del paese, non aveva dimenticato che nel 1944 Roosevelt intendeva mettere la Francia sotto la supervisione amministrativa americana. Tuttavia, molti soldati in primo luogo, con il pretesto che la NATO fosse uno standard operativo e tecnologico, che forniva nell’occasione un supporto logistico essenziale, non hanno smesso di militare per aggirare l’affermazione dell’indipendenza gaullista, pur senza smettere di richiamarvisi. Quindi, dal lato politico già nell’aprile 1991, nell’opposizione, sostenendo Philippe Seguin contro Charles Pasqua e Jacques Chirac, anche François Fillon si oppose al Trattato di Maastricht, tentando di far quadrare il cerchio in una tribuna nel mondo. Sosteneva che la difesa dell’Europa era un “sogno irrealizzabile”, mentre proponeva di collocare i suoi alleati ai piedi del muro proponendo una vera e propria europeizzazione dell’alleanza atlantica, in concorrenza con l’attuale progetto di rattoppare la NATO sotto la guida strategica americana. Il suo obiettivo era anche quello di preparare il ritorno della Francia al comando di una NATO riprogettata, secondo il metro di valutazione, ha detto dello “spirito del 1949” con una “europeizzazione di tutti i comandi” e “cooperazione e interoperabilità delle forze piuttosto che la...