A cura di RT.com Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org Il continente africano farà parte di un mondo multipolare con relazioni economiche completamente nuove, ha dichiarato Igor Morozov a RT.
dedollarizzazione
di Olalekan Fakoyejo Il presidente del Kenya, William Ruto, ha parlato contro l’uso del dollaro degli Stati Uniti ( USD ) negli scambi tra i paesi africani.
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/06/05/la-dedollarizzazione-prosegue-inarrestabile/ Si è conclusa a Città del Capo, in Sud Africa, la riunione dei paesi aderenti ai BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, e sarà ricordata come il momento in cui la dedollarizzazione è diventata adulta. Infatti la tendenza è quella di abbandonare progressivamente l’uso del dollaro statunitense nelle transazioni commerciali internazionali e passare all’uso delle proprie monete nei commerci bilaterali. Sono oramai molti i paesi che stanno iniziando ad usare le proprie monete nei commerci bilaterali e che stanno uscendo dal monopolio del dollaro. Vediamo alcuni esempi: Cina e Brasile regolano gli scambi in Yuan e Real, la Francia ha concluso alcune transazioni in Yuan, India e Malesia aumentano l’uso della Rupia nel commercio bilaterale. Pechino e Mosca commerciano stabilmente in Yuan e Rubli da tempo per eludere le sanzioni applicate alla Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina, mentre i 10 Paesi dell’ASEAN spingono per il commercio regionale e investimenti in valute locali, non in dollari. L’Indonesia, la più grande economia dell’ASEAN, sta lavorando con la Corea del Sud per aumentare le transazioni in Rupie e Won. Il Pakistan sta cercando di iniziare a pagare la Russia in Yuan per le importazioni di petrolio e gli Emirati Arabi Uniti stanno parlando con l’India per fare più commercio non-oil in Rupie. La dedollarizzazione persisterà e crescerà; non è più una questione di se, ma di quando.
di Ayman Falak Medina FONTE ARTICOLO: https://www.aseanbriefing.com/news/asean-to-increase-local-currency-transactions-reducing-reliance-on-the-us-dollar/ I membri dell’ASEAN hanno concordato di aumentare l’uso delle valute locali nelle transazioni economiche e di promuovere una migliore connettività di pagamento regionale; una mossa che potrebbe essere vista come un continuo cambiamento verso il processo di de-dollarizzazione nella regione. Al 42° Vertice dell’ASEAN tenutosi a Labuan Bajo, in Indonesia, i membri aderenti hanno firmato un accordo volto a spingere la realizzazione di una migliore connettività di pagamento regionale e l’uso delle transazioni in valuta locale (LCT). La mossa viene vista come la strategia messa in atto dal blocco per allontanarsi dalle valute di riferimento per il commercio, come, ad esempio, il dollaro USA. Il dollaro, infatti, è stato il re del commercio globale per decenni; questo non solo perché gli Stati Uniti sono la più grande economia del mondo, ma anche perché il petrolio e la maggior parte delle materie prime hanno un prezzo fissato in dollari. Tuttavia, da quando la Federal Reserve ha intrapreso la sua aggressiva strategia di aumento dei tassi di interesse, le banche centrali dei paesi in via di sviluppo sono state costrette ad aumentare i propri tassi di interesse per arginare il forte deprezzamento delle loro valute. Per essere chiari, il dollaro USA è ancora la valuta dominante tra le riserve globali Forex, visto che, nel quarto trimestre del 2022, rappresentava ancora circa il 58% delle riserve globali. L’euro è secondo e rappresenta il 20% delle riserve Forex globali. Attraverso l’iniziativa di transazione valutaria locale (LCT), i Paesi dell’ASEAN sperano di aumentare il commercio all’interno del blocco, insieme approfondendo l’integrazione finanziaria regionale, rafforzando la resilienza finanziaria e sostenendo le catene di valore regionali. […] L’ASEAN rappresenta circa il 7% del PIL globale. Asean diffidente sull’impatto delle sanzioni I membri dell’ASEAN sono anche diffidenti nei confronti del ruolo che il dollaro svolge nelle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti – insieme all’UE – hanno congelato circa 300 miliardi di dollari di riserve estere della Russia e hanno tagliato le sue principali banche dall’accesso alla rete rapida nel tentativo di paralizzarne l’economia. Queste sanzioni hanno costretto i paesi dell’ASEAN a mitigare i loro rischi e ad impegnarsi nella diversificazione delle loro valute di riserva. Inoltre, gli Stati membri dell’ASEAN sono anche diffidenti sul fatto che gli Stati Uniti possano usare il potere della sua valuta per colpirli in futuro. La Cina si è sbarazzata delle sue obbligazioni del Tesoro statunitense e ora detiene $ 870 miliardi di debito statunitense – il più basso dal 2010. L’Iraq ora ha permesso agli scambi con la Cina di essere regolati attraverso lo yuan e, allo stesso modo, la Cina e l’Arabia Saudita stanno prendendo in considerazione di trattare il prezzo delle vendite di petrolio nella valuta cinese. Le banche centrali dell’Indonesia e della Corea del Sud hanno concordato di espandere l’uso reciproco della valuta locale per le transazioni bilaterali, oltre all’India e agli Emirati Arabi Uniti che hanno finalizzato un accordo per commerciare nelle loro valute nazionali. Il miglioramento...
di Deni Ghifari FONTE ARTICOLO: https://asianews.network/defying-the-dollar-asean-pushes-for-greater-local-currency-use/ Tra i paesi dell’Asean, Indonesia, Tailandia, Malesia e Filippine stanno sviluppando la loro capacità di regolamento valutario locale dal 2017. I leader del blocco dell’ASEAN hanno dichiarato al vertice di questa settimana a Labuan Bajo, East Nusa Tenggara, che i paesi membri dovrebbero utilizzare con maggiore frequenza le proprie valute nel commercio intraregionale, poiché il blocco mira a mettere al riparo la regione dalla volatilità esterna. L’ASEAN sta cercando di migliorare la propria connettività di pagamento regionale attraverso iniziative come quella lanciata di recente da Indonesja e Malesia e basata su standard di risposta rapida (QR) che consente ai cittadini di entrambi i paesi di utilizzare i codici QR e le loro valute locali per effettuare pagamenti tra i due Paesi. Il blocco sta, inoltre, incoraggiando il regolamento dei conti regionali in valute locali piuttosto che facendo affidamento sul dollaro USA, la valuta di riferimento per il commercio internazionale. “Ciò è in linea con lo scopo della centralità dell’ASEAN, in modo che l’ASEAN possa essere molto più forte e autosufficiente“, ha affermato giovedì il presidente Joko “Jokowi” Widodo riguardo alle raccomandazioni sulla politica valutaria. Tra i paesi dell’ASEAN, Indonesia, Tailandia, Malesia e Filippine hanno sviluppato la loro capacità di regolamento in valuta locale già a partire dal 2017. Di recente, la regione ha stabilito un quadro simile con Cina, Giappone e Corea del Sud. I leader dell’ASEAN hanno anche concordato di esplorare lo sviluppo di un quadro unificato per le transazioni in valuta locale dei Paesi del blocco; quadro unificato che aiuterebbe i paesi della regione ad allontanarsi dalle valute commerciali consolidate come il dollaro USA. Un certo numero di paesi è diventato, infatti, diffidente nei confronti della propria dipendenza dal dollaro USA a causa dell’inflazione globale, della volatilità e di una serie di recenti fallimenti bancari negli Stati Uniti. Negli ultimi anni, molte valute hanno perso valore nei confronti del biglietto verde, rendendo, così, più costosi gli acquisti dall’estero e contribuendo all’aumento dei prezzi interni in alcuni paesi. Il direttore esecutivo del Centro di studi economici e giuridici (CELIOS), Bhima Yudhistira, ha dichiarato giovedì al Jakarta Post che la recente mossa dell’ASEAN potrebbe essere interpretata come una mossa verso la de-dollarizzazione. Bhima ha affermato anche che una tale mossa è “inevitabile” data l’urgente necessità dei paesi dell’ASEAN di migliorare l’efficienza economica in mezzo all’accresciuta incertezza geopolitica. Mentre la mossa potrebbe essere vista come uno sforzo per allontanare il blocco dagli Stati Uniti, Bhima crede comunque che le parti sarebbero rimaste partner strategici, data la crescente importanza dell’ASEAN sulla scena globale. Haryo Kuncoro, professore di economia presso la Facoltà di economia della Jakarta State University, ha dichiarato giovedì al Post che il regolamento in valuta locale ha cercato di ridurre al minimo la dipendenza dal dollaro USA, ma non di eliminarlo del tutto. “Quando i dollari sono scarsi o costosi, LCS diventa una soluzione che consentirà alle transazioni di procedere“, ha affermato Haryo. Ha detto, inoltre, di aspettarsi che i dollari rimangano in...
I Paesi facenti parte dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) si sono riuniti a Labuan Bajo, Indonesia, per il 42° vertice ASEAN che si è tenuto i giorni 9, 10 e 11 maggio sotto la presidenza della Repubblica dell’Indonesia. I partecipanti dell’ASEAN sono Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam. Il vertice era presieduto da SE Joko Widodo, capo di stato dell’Indonesia, di cui pubblichiamo la relazione in cui si riporta con chiarezza la volontà di intraprendere la strada della dedollarizzazione promuovendo e sollecitando “l’uso del denaro locale per accordi finanziari ed economici, spiega uno dei partecipanti dell’ASEAN per rafforzare la combinazione economica locale e garantire la crescita dell’unità di mercato valutario nell’unità di valuta vicina per migliorare l’affidabilità economica nell’area”. (Punto 24 della dichiarazione del presidente del summit).
di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: Il debito degli Stati Uniti cresce senza sosta, ma chi sono i paesi che attualmente detengono gran parte del cospicuo debito di Washington? La quota della Cina nella struttura dei detentori stranieri dei titoli del tesoro degli Stati Uniti si riduce costantemente – negli ultimi 10-11 anni: si è dimezzata dal 26 al 13%. Il calo più rapido e costante della quota di debito detenuto dalla Cina è iniziato dal 2018, alla ripresa della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, scrive Paul Spydell. La partecipazione del Giappone tra i paesi detentori stranieri dei titoli del tesoro USA è diminuita dal 23% nel 2012 al 17% nel gennaio 2023. La differenza tra Giappone e Cina è che il calo dell’interesse di Pechino nei titoli statunitense è dovuto a motivi politici, mentre per quello di Tokio ci sono ragioni economiche dovute all’esaurimento del surplus dei conti delle operazioni correnti, continua Spydell. Ma chi sostituisce i due principali investitori Cina e Giappone? Chi sta sottoscrivendo l’enorme debito degli Stati Uniti? La presenza dell’Eurozona nel debito del paese nord americano è aumentata in 10 anni dal 10 al 18% che di fatto ha, dalla metà del 2021, – completamente sostituito la quota della Cina. Questo è veramente sorprendente, perché proprio dal terzo trimestre del 2021 la bilancia commerciale dell’Eurozona è finita in deficit, azzerando e successivamente portando in deficit anche il conto delle operazioni correnti. Nell’operazione di salvataggio dei treasures ha partecipato la Gran Bretagna, che ha aumentato la presenza dal 2 a quasi il 9% nel debito statunitense sostituendo il Giappone, gli amici si vedono nei momenti del bisogno. Tra gli amici troviamo anche l’Australia e il Canada che hanno aumentato la quota da 1.3 al 4.3% in 10 anni sostituendo quasi completamente gli altri paesi in via di sviluppo. Come appare evidente l’Eurozona e il mondo anglosassone sono i maggiori salvatori del debito statunitense che viene invece abbandonato dagli storici detentori come Cina e Giappone. Kevin McCarthy, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, su Twitter scrive che nei prossimi anni il vero problema del paese nord americano sarà pagare gli interessi sul proprio debito. Il Presidente della Camera dei Rappresentanti ha scritto che nei prossimi 10 anni, il 17,5% delle tasse raccolte negli Stati Uniti sarà destinato a pagare gli interessi sul debito pubblico americano, se si ignora la crisi del debito. “Non per la difesa. Non per i programmi sociali. Nemmeno per il debito stesso. È solo per il pagamento degli interessi”, ha aggiunto McCarthy su Twitter. Il lento ma costante abbandono del dollaro da parte di molti paesi, Cina e Russia in testa, nelle loro transazioni commerciali mette ancora più a rischio la stabilità dei conti degli Stati Uniti. Infatti perdendo il dollaro interesse a livello internazionale gli Stati Uniti, per attirare investitori, dovranno alzare i tassi di interesse sul loro debito aumentando quindi le spese per il pagamento degli interessi stessi. Speriamo quindi che gli amici degli Stati...
di Antonio Albanese FONTE ARTICOLO: https://www.agcnews.eu/dedollarizzazione-nel-commercio-internazionale-lo-yuan-vola/ La lenta, ma crescente tendenza a utilizzare lo yuan cinese per il commercio internazionale potrebbe creare un sistema di pagamento parallelo al dollaro Usa. I dati più recenti hanno mostrato che, per la prima volta, le transazioni transfrontaliere con la Cina sono state regolate in yuan più che in dollari e che l’Argentina ha dichiarato di voler pagare regolarmente le merci cinesi in yuan e non in dollari, riporta AF. Buenos Aires ha dichiarato di voler pagare circa 1 miliardo di dollari di importazioni cinesi di aprile in yuan anziché in dollari e successivamente circa 790 milioni di dollari di importazioni mensili saranno pagati nella valuta cinese, secondo un comunicato del governo. Sebbene il dollaro domini le transazioni commerciali mondiali, la notizia giunge in mezzo a un ritmo costante di accordi bilaterali che prevedono pagamenti in yuan con la Cina, dagli acquisti di petrolio in Medio Oriente agli scambi con partner come il Brasile e la Russia. Una vera e propria adozione globale dello yuan è improbabile, dato che si prevede che Pechino voglia mantenere una stretta presa sulla valuta. Ma i progressi incrementali stanno già modellando una nuova architettura commerciale e stanno guadagnando ritmo, soprattutto perché l’espulsione della Russia da gran parte dei sistemi di pagamento occidentali ha accelerato lo sviluppo di alternative. La Cina ha cercato a lungo di aumentare la quota dello yuan, sottodimensionata al 2,2%, dei pagamenti globali, ma apparentemente senza essere disposta ad aprire i suoi conti capitali e consentire il tipo di movimento a flusso libero che rende così convenienti dollari, euro e yen. La guerra della Russia contro l’Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali hanno dato corpo a questa spinta. Improvvisamente, la Russia è arrivata praticamente dal nulla a diventare il quarto polo commerciale dello yuan al di fuori della Cina. La quota dello yuan nel mercato valutario russo è balzata al 40-45%, da meno dell’1% all’inizio dello scorso anno. La sua quota di finanziamento del commercio mondiale, secondo Swift, è salita al 4,5% a febbraio dall’1,3% di due anni fa. Quella del dollaro è dell’84%. «Non sostituirà il dollaro USA a livello globale, ma sta già iniziando a sostituirlo in alcune relazioni commerciali della Cina», ha affermato il Center for Strategic and International Studies di Washington, la scorsa settimana. «Questo tipo di internazionalizzazione del renminbi può raggiungere gli obiettivi di Pechino, tra cui ridurre l’esposizione della Cina alle fluttuazioni dei tassi di cambio e attenuare la vulnerabilità della Cina alle sanzioni finanziarie statunitensi». I flussi commerciali mondiali sono dominati da dollari, euro, sterline e yen perché queste valute sono liberamente disponibili e collegate a economie aperte, come non lo è lo yuan controllato dai capitali. Non ci sono segnali che indichino che questa situazione stia cambiando. La Cina stessa ha bisogno di tempo per creare profondità in un bacino limitato di yuan al di fuori delle sue coste, che è meno facile da controllare per Pechino. Lo yuan offre altre attrattive ai partner commerciali della...
di Manlio Dinucci FONTE ARTICOLO: RESEAUVOLTAIRE In pochi mesi la ribellione contro l’impero americano si è tradotta in fatti: nel 2022 la quota del dollaro nelle riserve mondiali è scesa al 47%. La segretaria al Tesoro, Janet Yellen, si è vista costretta a dichiarare: «nel tempo, l’uso che facciamo delle sanzioni finanziarie collegate al ruolo del dollaro può rappresentare un rischio, possono scalzare l’egemonia della nostra moneta». Mentre il segretario USA alla Difesa Austin convoca in Germania il “Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina” per fornire sempre più armi a Kiev e alimentare la guerra in Europa, il ministro degli Esteri russo Lavrov è in visita in Brasile, Venezuela, Nicaragua e Cuba. In America Latina, che gli USA considerano il loro “cortile di casa”, sta nascendo un progetto che, sviluppandosi, minerebbe le fondamenta del potere economico statunitense nella regione. Brasile e Argentina hanno stretto un accordo per creare una nuova moneta comune da usare al posto del dollaro negli scambi commerciali tra i due paesi e altri paesi latino-americani. In Brasile Lavrov ha incontrato il presidente Lula, che chiede esplicitamente “la fine del dominio commerciale del dollaro”. Lo stesso obiettivo viene enunciato nel comunicato sul partenariato strategico tra Brasile e Cina, emesso al termine della visita del presidente Lula a Pechino: “Brasile e Cina hanno concordato di rafforzare gli scambi in valute locali.” I due paesi, facenti parte dei BRICS, hanno anche concordato di promuovere congiuntamente la Nuova Banca per lo Sviluppo, la principale istituzione finanziaria dei BRICS alternativa alla Banca Mondiale dominata dagli USA. Anche negli scambi commerciali tra Cina e Russia, raddoppiati nel giro di un anno, vengono usate le rispettive monete al posto del dollaro. Lo stesso criterio viene usato negli accordi che la Cina conclude con un numero crescente di paesi eurasiatici nel quadro della Nuova Via della Seta. Di fronte alla crescente ribellione all’impero del dollaro, pilastro del predominio dell’Occidente, i ministri degli Esteri |del G7, riunitisi in Giappone, rispondono con un vero e proprio comunicato di guerra: annunciano altre sanzioni alla Russia e intimano alla Cina e ad altri paesi di “cessare l’assistenza alla guerra russa, o subiranno gravi costi.” E mentre gli Stati Uniti e i loro alleati schierano crescenti forze, anche nucleari, contro la Cina, i ministri degli Esteri del G7 avvertono la Cina di “astenersi da minacce e uso della forza”.
di Andrea Puccio FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/03/12/i-paesi-del-brics-superano-in-termini-di-pil-il-g7/ Le sanzioni economiche sono una delle armi preferite dall’occidente per tentare di piegare i paesi che non sottostanno alle direttive loro imposte in campo politico ed economico ma come appare sempre più chiaro i risultati ottenuti sono del tutto negativi. Le nazioni a cui gli Stati Uniti e i paesi a loro assoggettati, come l’Unione Europea, applicano sanzioni sono numerosi ma i risultati di questa politica punitiva non sono quelli che ci si aspetterebbe. Infatti, come è oramai noto, le sanzioni non fermano la crescita economica del paese che le subisce. Esistono poi i paradossi dove le sanzioni si ritorgono contro chi le promuove, come nel caso della Federazione Russa, sanzionata abbondantemente per l’invasione in Ucraina. In questo caso sono proprio le economie dei paesi europei a subirne le conseguenze mentre Mosca quasi non se ne accorge. Uno dei provvedimenti presi contro la Federazione Russa è anche l’embargo sulla vendita di prodotti petroliferi raffinati come il gasolio. Questo ha fatto sì che molti paesi tra cui l’Arabia Saudita hanno enormemente aumentato l’importazione di diesel per poi rivenderlo proprio a noi che applichiamo tale divieto. Un bell’affare non c’è che dire. La Federazione Russa ha aumentato le esportazione verso Riad sia direttamente che con trasferimenti in alto mare da una petroliera all’altra, denominati ship to ship. Il boom di esportazioni di gasolio russo verso l’Arabia Saudita è iniziato dopo il 5 febbraio. data in cui è iniziato il divieto di importazione nell’Unione Europea dei prodotti raffinati russi. Una volta ricevuto il gasolio russo le raffinerie saudite raffinano ulteriormente i prodotti e di fatto lo rendono nuovamente vergine e pronto per essere venduto sui mercati europei. Prima dell’inizio dell’embargo sui prodotti raffinati russi l’Unione Europea importava dalla Federazione Russa 600 mila barili al giorno. adesso le importazione di questi prodotti dall’Africa e dall’Asia è notevolmente aumentata. Anche paesi nord africani come Algeria e Tunisia hanno aumentato notevolmente le loro importazione di diesel russo che poi finisce nei distributori di gasolio in Europa. Intanto il Ministero del Petrolio iraniano ha annunciato che il paese ha raggiunto il livello massimo di esportazione di petrolio dal 2018, anno in cui gli Stati Uniti hanno applicato sanzioni al paese persiano. Il Ministro del Petrolio Yavad Oyi ha dichiarato che l’Iran ha esportato nell’ultimo anno 86 milioni di barili di petrolio in più rispetto all’anno precedente e 198 milioni di barili in più rispetto al 2020. Ha continuato affermando che ciò è stato possibili nonostante le numerose sanzioni applicate al suo paese dai soliti Stati Uniti. Secondo quanto affermato dalla Casa Bianca nel 2018 le sanzioni avrebbero dovuto azzerare le esportazioni di greggio dall’Iran, ma come è oramai evidente a tutti le sanzioni non servono per bloccare le economie dei paesi sottoposti a tali provvedimenti. Anche le esportazioni di gas sono aumentate del 15 per cento nel corso dell’ultimo anno, secondo quanto comunicato da Yavad Oyi, riporta Hispan TV. Nel 2022 la produzione media di greggio iraniano, secondo i dati...