di Alessio Tosco La fine della Seconda guerra mondiale porta con sé grandi cambiamenti, è in questo periodo che si afferma l’idea che la guerra di aggressione debba essere considerata un crimine internazionale e che quindi fosse necessario «introdurre la giustizia penale nell’ordinamento internazionale per punire, assieme ai responsabili di ogni altro crimine di guerra, anche i responsabili di una guerra di aggressione» (Zolo D., La giustizia dei vincitori: Da Norimberga a Baghdad). Vengono quindi istituiti i tribunali penali internazionali di Norimberga e Tokyo dove vengono processati e condannati a vario grado gerarchi tedeschi e giapponesi. La criminalizzazione della guerra di aggressione viene poi sancita nella Carta delle Nazioni Unite dove all’art. 39 si dice: «il Consiglio di Sicurezza accerta l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace, o di un atto di aggressione, e fa raccomandazione o decide quali misure debbano essere prese in conformità agli articoli 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale» e nello specifico all’art. 42 si enuncia che: «se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell’articolo 41 [misure non implicanti l’uso della forza armata] siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite». Va da sé che il potere di veto che le cinque potenze vincitrici la Seconda guerra mondiale si sono attribuite in seno al Consiglio di Sicurezza renda questi articoli nulli nei loro confronti. È in questo modo che sono stati compiuti impunemente gli interventi in americani in Vietnam, Guatemala, Libano, Cuba, Santo Domingo, Grenada, Libia, Panama, tra il 1956 e il 1986, così come quelli sovietici in Afghanistan ed Est Europa tra il 1956 e 1968. La «giustizia dei vincitori», come la definisce Zolo, dopo la lunga pausa della “guerra fredda”, si manifesta di nuovo negli anni Novanta alla fine delle guerre jugoslave con l’istituzione del tribunale internazionale dell’Aja dove vengono giudicati i vertici ritenuti responsabili, e poi di nuovo alla fine della seconda guerra in Iraq, culminata con l’impiccagione di Saddam Hussein. Sempre seguendo Zolo possiamo definire l’azione in Jugoslavia come «guerra umanitaria» e la seconda in Iraq «guerra preventiva». Seguendo il paradigma della «giustizia dei vincitori» nessuno è stato giudicato per i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki e per i bombardamenti a tappeto delle città tedesche, a conflitto ormai terminato, che hanno provocato centinaia di migliaia di vittime civili, così come nessun tribunale ha mai aperto un procedimento per i responsabili dei 78 giorni di ininterrotti bombardamenti sulla Serbia, Vojvodina, Kosovo, o sui 42 giorni di bombardamenti sull’Iraq durante la Prima guerra del Golfo Persico, durante i quali è stato utilizzato lo «stesso quantitativo di esplosivo usato durante tutto il secondo conflitto mondiale» (Zolo D., I signori). Nessuno inoltre è mai stato giudicato per...