La recente risoluzione dell’ONU contro la schiavitù rende ancora una volta evidenti il doppio standard statunitense e l’ipocrisia del 14° Dalai Lama, che resta silenzioso di fronte ai crimini storici e contemporanei contro l’umanità.
dalai lama
Nuovi documenti e controversie pubbliche rilanciano interrogativi sulla figura del Dalai Lama, che non può più essere considerato come semplice autorità religiosa in esilio, ma come simbolo strumentalizzato dall’élite occidentale per fini di legittimazione politica, mediatica e sociale.
La questione della reincarnazione del Dalai Lama è al centro di un acceso dibattito internazionale, in cui la Repubblica Popolare Cinese rivendica l’inviolabile principio dell’approvazione governativa e delle ritualità tradizionali tibetane, contrastando le narrative separatiste di Tenzin Gyatso e della stampa occidentale.
Se Tenzin Gyatso già nel marzo del 2011 aveva ufficialmente presentato le dimissioni in favore di un successore eletto dal Parlamento tibetano in esilio di Dharamsala, negli anni scorsi si è assistito al progressivo declino di autorità del Dalai Lama quale ‘ambasciatore’ del buddhismo nel mondo.
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/13/le-menzogne-del-dalai-lama-smentite-dagli-accademici-cinesi/ In seguito all’incidente riguardante il Dalai Lama che ha destato scalpore in tutto il mondo, gli esperti cinesi hanno smentito le giustificazioni del leader del Buddhismo tibetano, mettendo in risalto il suo ruolo politico che mette a repentaglio l’unità della Repubblica Popolare Cinese. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times. Il Dalai Lama ha suscitato un enorme clamore pubblico dopo che il video di lui che bacia un bambino sulle labbra e poi chiede al ragazzo di “succhiargli la lingua” durante un evento nel nord dell’India è diventato virale e ha suscitato ampie critiche, con molti internauti che hanno condannato l’azione come inappropriata Gli esperti hanno affermato che mostrare la lingua agli altri potrebbe essere un modo tradizionale per salutare le persone nella regione cinese dello Xizang (Tibet), ma chiedere alle persone di succhiarsi la lingua non è affatto una forma accettata di etichetta. L’incidente sarebbe avvenuto a fine febbraio in un tempio a Dharamshala. Il Dalai Lama in seguito si è scusato. In una dichiarazione di lunedì, l’ufficio del Dalai Lama ha dichiarato di “essere dispiaciuto” per l’incidente e di “desiderare scusarsi con il ragazzo e la sua famiglia, così come con i suoi numerosi amici in tutto il mondo, per il dolore che le sue parole possono aver causato“. In un video diventato virale, il ragazzo si è avvicinato a un microfono dell’evento e ha chiesto al Dalai Lama: “Posso abbracciarti?“. Il Dalai Lama ha detto al ragazzo di salire sulla piattaforma dove era seduto. Facendo un cenno alla sua guancia, si sente dire “prima qui“, dopodiché il bambino lo bacia e lo abbraccia. Il Dalai Lama ha trattenuto il ragazzo, dicendo “penso anche qui” e poi gli ha piantato un bacio sulle labbra. “E succhiami la lingua“, ha detto poi il Dalai Lama, tirando fuori la lingua, fronte contro fronte con il ragazzo. Mentre il video si diffondeva su Internet, l’atto di Dalai è stato ampiamente condannato da molti internauti, che lo hanno definito “inappropriato“, “scandaloso” e “disgustoso“. “Sua Santità spesso prende in giro le persone che incontra in modo innocente e scherzoso, anche in pubblico e davanti alle telecamere“, si legge nella nota. Alcuni media occidentali hanno cercato di minimizzare la volgarità di un tale atto del Dalai Lama. Citando l’Institute of East Asian Studies presso l’Università della California, Berkeley, la CNN ha riferito che tirare fuori la lingua è un segno di rispetto o accordo ed è stato spesso usato come saluto nella cultura tradizionale tibetana. Hu Zhiyong, un ricercatore presso l’Istituto di relazioni internazionali dell’Accademia delle scienze sociali di Shanghai, ha sottolineato che chiedere ad altri di succhiarsi la lingua per mostrare cortesia non è affatto un’usanza nello Xizang, e che tale retorica è essenzialmente un tentativo di coprire l’orrendo comportamento del Dalai Lama. Il Dalai Lama ha cercato di presentarsi come una figura vicina al popolo, ma lo scopo è mantenere la sua influenza e raggiungere l’obiettivo di dividere il Paese, avvertono gli esperti. Secondo la CNN, in risposta all’incidente, un gruppo per i diritti dei...
La figura di Trijiang Rinpoche è molto interessante nel variegato complesso dei maestri tibetani. Il precedente Trijiang, morto nel 1981, fu il principale guru del Dalai Lama e maestro della stragrande maggioranza dei più importanti Lama tibetani di lignaggio Gelug, come Lama Zopa, Geshe Rabten, Lama Yeshe. Era probabilmente il maestro più influente del lignaggio Gelug, più dello stesso Dalai Lama che, infatti, riceveva istruzioni e suggerimenti da lui. Per di più, secondo la tradizione (spesso molto fantasiosa) le sue vite precedenti erano particolarmente illustri, comprendendo personaggi come Chandrakirti, Shantarakshita, Atisha, Ra Lotsawa e addirittura l’ottavo Karmapa. Trijiang era discepolo del famoso maestro Pabhongka Rinpoche, autore del testo «Liberazione nel Palmo della tua Mano», un importante manuale di pratica della scuola Gelug secondo lo stile del Lam-Rim (ovvero del percorso graduale). Pabhongka fu colui che rivitalizzò il culto di Dorje Shugden, ed è la controversa figura di questo protettore che segnerà il destino dei Trijiang Tulku. Trijiang infatti dette l’iniziazione di Dorje Shugden alla maggioranza degli altri Lama Gelug, Dalai Lama incluso, intimandoli di fare la pratica; egli considerava Shugden come un protettore mondano e molto feroce, ma emanato da Manjushri a beneficio della purezza del lignaggio Gelug. Scrisse inoltre un testo dedicato solo a questo argomento, chiamato «Musica che Delizia un Oceano di Protettori». Tuttavia, dato che secondo Trijiang questo protettore si vendicava contro i maestri gelug che volevano ricevere insegnamenti dalle altre scuole, questo causò dei problemi nella comunità in esilio e l’allontanamento del Dalai Lama da questo culto (annunciato pubblicamente, infatti, solamente dopo la morte di Trijiang). Il fatto che il Dalai Lama abbia abbandonato (e poi vietato agli altri) la pratica di Shugden rappresenta – per i sostenitori di questo culto – una grave violazione dei voti che questi ha preso con il suo guru radice, cosa confermata dall’epilogo della storia con la nuova incarnazione di Trijiang Rinpoche. Infatti, nel 1985 il Dalai Lama riconobbe la nuova incarnazione di Trijiang, ma quest’ultimo studiò con dei maestri che, successivamente, non si associarono alla proibizione del Dalai Lama. Quindi, per una strana ironia della sorte che qualcuno chiama «karma», il presente Trijiang continua a praticare il culto di cui nella vita precedente fu il maggior propagatore, causando però un allontanamento irrimediabile con quello che nella vita precedente era il suo discepolo, ovvero il Dalai Lama. In altri termini, il Dalai Lama si trova nella situazione paradossale di non poter sviluppare alcun rapporto genuino con la reincarnazione – confermata da lui e pertanto non sostituibile – del suo principale maestro, cosa che secondo i detrattori del Dalai Lama costituisce una gravissima rottura dei samaya (ovvero dei voti tantrici) di quest’ultimo. A rendere ancora più controverse le cose, per un certo periodo il Dalai Lama ha pubblicamente annunciato di aver permesso a Trijiang di fare la pratica in via eccezionale, anche se a questo periodo è seguita la separazione totale tra i due. Dal 16 al 26 Settembre il giovane Trijiang – che ormai abita stabilmente in America dove...
Marco Costa, analista del CeSEM, nonchè autore di numerosi articoli e libri sulla Cina e la questione del Tibet, viene citato sui siti web di diversi quotidiani nazionali, riguardo la sciagurata scelta del Comune di Milano di conferire la cittadinanza al Dalai Lama. http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_ottobre_19/milano-cittadinanza-dalai-lama-4e27adce-9568-11e6-8f55-24146b53eddf.shtml Nota: contrariamente a quanto sostiene il Corriere della Sera ricordiamo che l’accordo del 1951 fu firmato dallo stesso Dalai Lama. Come afferma lo stesso Costa in ” Conoscere il Tibet” http://www.agichina.it/sguardo-sul-tibet/notizie/tibet-crocevia-tra-passato-e-futuro http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/dalai-lama-1.2602140 Di seguito pubblichiamo l’articolo Conoscere il Tibet di Marco Costa CONOSCERE IL TIBET – Marco Costa Il Tibet – regione chiamata dai cinesi Xizang – è quella regione appartenente alla Repubblica Popolare cinese a cui è stato riconosciuto lo stato di autonomia nel 1965. Molte parole, articoli, film si sono spesi a proposito (e a sproposito) del Tibet, ma spesso con una scarsa e superficiale – quando non strumentale – conoscenza della storia, della cultura e della specificità religiosa di questa regione. Una “questione tibetana” propriamente detta esiste più che altro in Occidente, ed è promossa da diversi centri di potere che sono interessati ad attuare azioni di disturbo nei confronti della “pacifica ascesa” condotta dal governo cinese. Se la Cina, come abbiamo accennato prima, risulta essere un ineludibile partner economico-finanziario per le economie di Europa e Stati Uniti, rimane pur sempre un antagonista dal punto di vista della Nato e di coloro che rimangono ancorati ad una visione egemonica ed unilaterale dei rapporti geopolitici. Sul Tibet, davvero, sui media occidentali siamo stati bombardati per decenni da falsità imbarazzanti, strumentalizzazioni ipocrite e perfino di goffe ricostruzioni storiche. E nell’opinione pubblica, purtroppo, questo accanimento ha avuto una certa presa, in un surreale clima hollywoodiano in cui il racconto immaginifico della realtà ha finito per soppiantare la realtà stessa. Basta esaminare punto per punto gli argomenti solitamente prodotti a supporto di questa paradossale tesi della presunta indipendenza tibetana. Il Tibet era stato parte dell’Impero Cinese per circa 700 anni, dal (1270-1370) Yuan che comprende Cina, Mongolia, Tibet, dal 1368 al 1644 il Tibet era uno Stato vassallo della dinastia cinese Ming, alla fine dinastia cinese manciù, Qing (1644-1911). Il governo nazionalista del Kuomintang continuò a considerarlo come tale, e nel 1951 Mao Zedong e le sue truppe completarono il percorso rivoluzionario rientrando pacificamente nella regione. Tanto è vero nello stesso anno lo stesso Dalai Lama e le autorità locali tibetana firmarono il cosiddetto “accordo dei 17 punti”, in cui riconoscevano la sovranità cinese sul Tibet. Il Dalai Lama scapò volontariamente dal Tibet solamente nel 1959, per un motivo ben preciso: in quell’anno sarebbero entrate in vigore le prime riforme economiche del nuovo corso, che si concretizzarono in una vasta riforma agraria mirante alla ridistribuzione della terra ai contadini, intaccando così il quasi millenario sistema di servaggio attuato dai ricchi lama locali che – ben distanti dall’ascetismo che qualcuno immagina – avevano sempre retto il loro potere temporale sulla servitù della gleba. Qui si apre infatti un’altra questione; spesso il lamaismo è rappresentato dalla propaganda...