8 Giugno 2026

cyberfilosofia rossa: Donna Haraway e Bruce Sterling

donna haraway
Riceviamo e pubblichiamo il capitolo quinto del volume “La cyberfilosofia rossa: Donna Haraway e Bruce Sterling” del nuovo libro “Filosofi di frontiera” di R. Sidoli, M. Leoni, D. Burgio, edizioni Aurora, pp 122, (10.00 euro). Il libro si può ordinare al Centro culturale Concetto Marchesi via Spallanzani 2, Milano. tel 02 29405405 CAPITOLO QUINTO La cyberfilosofia rossa: Donna Haraway e Bruce Sterling. Nata nel 1944 in Colorado, Donna Haraway pubblicò nel 1985 il suo ormai famoso “Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo”, nel quale la teorica statunitense riuscì a coniugare una durissima critica al capitalismo con una prospettiva filosofica nella quale si iniziava a impostare il superamento del rigido dualismo su cui fondare il pensiero e la filosofia occidentale, fin quasi dalle sue lontane origini. La matrice “rossa” e socialista dell’elaborazione filosofica della Haraway emerge subito con chiarezza fin dalla prima pagina del saggio, e non lascia spazio ad ambiguità di sorta: la sua critica delle dinamiche di appropriazione capitalistica non solo della forza lavoro, dei mezzi di produzione e del surplus, ma anche della stessa natura e dei risultati del progresso scientifico risultati del progresso scientifico risulta dura e senza appello, come anche nel caso della sua notevole analisi dell’OncoTopo. (1) ”L’OncoTopo è un nuovo essere vivente transgenico brevettato nel 1987. Nel DNA dell’OncoTopo e in quello di tutta quanta la sua progenie, c’è un gene che se stimolato dall’esterno con un ormone, sviluppa un tumore. L’OncoTopo è quindi un topo transgenico modificato apposta per gli studi oncologici. L’OncoTopo è stato il primo vivente brevettato ed è simbolo della proprietà intellettuale nello sviluppo capitalistico. Di più: rappresenta la biopirateria delle grandi multinazionali nei confronti del sapere. Attualmente, infatti, industrie biotecnologiche proprietarie dei geni della fibrosi cistica e del diabete, impediscono la possibilità della libera ricerca. Il brevetto dell’OncoTopo è in mano della DuPont e praticamente nessun ente pubblico può effettuare esperimenti con l’OncoTopo perché i tributi economici, i diritti che dovrebbe pagare alla DuPont sono esorbitanti. OncoTopo, maschio o femmina che sia, è mia sorella. Nella politica dell’accumulazione flessibile di fine millennio, questo animale brevettato significa l’appropriazione della natura, la recinzione degli spazi comuni, il commercio semiotico e corporeo che passa attraverso la privatizzazione del germoplasma e la mercificazione transgenica. OncoTopo, per Donna Haraway diventa un segno, la prova della logica capitalistica delle grandi corporation sul mondo della tecnoscienza; dimostra il potere dei marchi e dei brevetti che forme di alleanze sociotecniche portano come “piccoli orpelli” a spese di molti e a beneficio loro. Haraway si sofferma sui marchi che funzionano come direttrici sulle mappe di potere e di sapere e “del modo in cui i membri delle culture tecnoscientifiche sono letteralmente investiti nella loro rete di relazioni proprietarie, sia dal punto di vista psichico sia commerciale”. (2) Sul piano filosofico il contributo principale di Donna Haraway al processo creativo di sviluppo del pensiero contemporaneo consiste nella categoria teorico-storica del cyborg, inteso come commistione dialettica di umano e macchina, di uomo e animale. (3) Mutevole e...