“La Repubblica Popolare Cinese e il Tibet”, progetto di ricerca CeSEM Il primo giorno di settembre del 2014, l’agenzia di stampa Xinhua batteva il seguente dispaccio: Lhasa, capitale della Regione Autonoma del Tibet sudoccidentale della Cina, ha ricevuto un numero record di 1,4 milioni di turisti nel corso dello Shoton Festival di questo anno che si è concluso domenica. L’evento di una settimana, considerato la seconda più importante festa tibetana, ha visto un aumento del 16% dei visitatori nazionali ed esteri rispetto all’anno precedente, ha detto Nyima Cering, che dirige l’ufficio organizzazione del festival. Gli ospiti – ha detto – hanno portato 378 milioni di yuan (circa 61,5 milioni dollari) in entrate dal turismo, in crescita del 32 per cento anno su anno. Lo Shoton Festival non è che una delle feste che si celebrano in Xizang: sia essa tenuta sull’intero territorio della regione autonoma del Tibet oppure festeggiata localmente, sull’altopiano praticamente ogni mese, quando c’è la luna piena o la luna nuova (1), c’è una festa. I giorni di festività in Xizang sono parte importante ed integrante dell’interazione sociale e si tengono in concomitanza con particolari giorni del calendario tibetano, basato sul ciclo lunare che, paragonato a quello gregoriano occidentale, resta indietro di circa un mese. Come in altre civiltà e comunità asiatiche, il Capodanno, tra tutte le feste, occupa un posto di rilievo nel calendario. Esso segna un momento di passaggio, un nuovo periodo si inaugura sotto gli auspici di rinnovamento e prosperità futura mentre uno si chiude e viene lasciato alle spalle. In Xizang, l’inizio del nuovo anno, in tibetano Lo-sar (lo, anno, era; sar, nuovo) nella traslitterazione Wylie (2), è la festa più importante ed i festeggiamenti si estendono per 15 giorni. L’etimologia della parola testimonia come l’agricoltura fosse anticamente determinante nella vita del popolo tibetano: un’unica parola tibetana, lo, significa, al contempo, anno e raccolto. Ancora nel Tibet moderno si distinguevano l’antico Anno Nuovo degli Agricoltori (so-nam lo-gsar), che si celebrava al decimo o undecimo mese lunare, dall’Anno Nuovo del Re (rgyal-po lo-gsar) che cade, invece, nel primo mese e che, è stato introdotto posteriormente dai Mongoli (3). Il so-nam lo-gsar, il Capodanno degli agricoltori, si celebra ancora in talune città come Shigatse, seconda città per importanza dopo la capitale Lhasa e maggior area di produzione cerealicola dello Xizang. Qui, nella parte orientale dell’altopiano, la prima settimana del dodicesimo mese (intorno al nostro mese di gennaio) quando le temperature si spingono una decina di gradi al di sotto dello zero, differentemente dalle tradizioni di Lhasa, i residenti celebrano la venuta del nuovo anno lavandosi i capelli dopo aver pulito le loro case e disegnano sul muro gli otto simboli di buon auspicio del buddismo (4), perché tradizione vuole che questo rituale porti benefici alle famiglie degli uomini dai capelli neri e lucidi. La vigilia di Capodanno si tiene la cerimonia per scacciare gli spiriti maligni dell’anno appena trascorso. All’alba del giorno di Capodanno i giovani e le donne si alzano e, vestiti a festa,...